Cappello: "Supportare i sistemi di e-gov per rilanciare il Paese"

APPELLO A MONTI/9

Trasformare l’Ict in leva per lo sviluppo. Nella nostra inchiesta abbiamo chiesto a 16 manager quali sono le priorità che il governo Monti dovrebbe portare avanti. Ecco la ricetta dell'ad di Nsn Italia

di Maria Elena Cappello, ad Nokia Siemens Networks Italia
In un momento di elevata attenzione internazionale verso il nostro Paese per l’ammontare del nostro debito pubblico, è importante sì focalizzarsi sulla risoluzione del debito e sulla diminuzione della spesa pubblica, ma anche su quali sono le leve che possono far riprendere la crescita del Paese.

Le infrastrutture rappresentano un catalizzatore per il cambiamento e soprattutto per la ripresa. È importante quindi che si definisca un approccio strategico e industriale di sviluppo nelle aree che maggiormente influenzeranno la crescita del Pil. Da qui al 2015, secondo uno studio del Boston Consulting Group, per ogni euro di crescita del Pil italiano, in media 15 centesimi potranno essere riconducibili all’espansione dell’economia digitale.

Credo che questo dato dica molto sul contributo che l’Ict e l’Internet Economy possono dare alla crescita dell’Italia. Il nostro Paese è oggi ancora fortemente penalizzato rispetto agli altri Paesi sviluppati che riescono a sfruttare meglio i vantaggi della digitalizzazione. Ce lo dice lo studio che ogni anno Nokia Siemens Networks elabora sulla connettività globale di molti Paesi nel mondo. L’Italia viene catalogata nel comparto dei Paesi trainati dall’innovazione, ma i risultati ottenuti sono piuttosto deludenti per la maggior parte degli indicatori analizzati e posizionano il nostro Paese in fondo alla classifica della connettività utile. L’utilizzo di Internet in Italia ad esempio è limitato a meno della metà della popolazione. Inoltre, solo meno di un quinto degli Italiani utilizza la rete per operazioni finanziarie ed acquisti online, rispetto al 50-60% delle altre nazioni dell’Europa occidentale.

Questo scarso utilizzo dei servizi Internet potrebbe essere in parte legato al tasso relativamente basso dell’adozione della banda larga in generale. In Italia, infatti, il tasso di penetrazione della banda larga è appena al di sopra di 50 utenti su 100 nuclei familiari. Inoltre, la velocità media della connessione sopra i 5 Mbps e la percentuale di indirizzi Ip sono tra le più basse rilevate in tutte le economie guidate dall’innovazione. Dal punto di vista delle aziende, l’Italia si posiziona agli ultimi posti della classifica in termini di server sicuri, personal computer e investimenti Ict pro capite. Nel campo delle amministrazioni e settore pubblico, l’Italia ha un primato negativo secondo l’indice dei servizi di e-government delle Nazioni Unite e ottiene il penultimo posto in termini di percentuale della popolazione che utilizza i servizi di e-gov.

Questi dati possono rappresentare uno spunto per il Governo Monti. La leva dell’Ict è certamente tra le principali per lo sviluppo del Paese. Il nuovo Governo può affrontare il tema della digitalizzazione anche attraverso uno sforzo per abbassare il tasso di analfabetismo digitale che è ancora troppo alto nel nostro Paese. I tre consigli dunque potrebbero essere:
1) contribuire ad un maggior impulso agli investimenti in tutto l’Ict, anche attraverso il concreto coinvolgimento delle strutture di R&I (Ricerca e Innovazione) di imprese nazionali e multinazionali, di enti ed università. Concrete proposte ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Istruzione, Università e Ricerca sono state recentemente inoltrate dal “Tavolo Ricerca” del Comitato Investitori Esteri di Confindustria,
2) supportare i progetti di e-government per dare impulsi ed attrattività all’intero Sistema Paese
3) lanciare un grande progetto di alfabetizzazione digitale recuperando all’utilizzo degli strumenti digitali quella importante percentuale della popolazione italiana che ancora oggi ne ignora i rudimenti.

16 Dicembre 2011