Smart shopping, Italia al decollo

SPECIALE MOBILE PAYMENT

Stanno poco a poco andando a posto tutti i tasselli destinati a comporre la rivoluzione Mobile payment. Ma all’appello mancano alcuni passaggi chiave per battezzare il nuovo mercato

di Matteo Buffolo

Biglietti dei trasporti pubblici e bollette, parcheggi e contenuti digitali, acquisti frequenti e veloci, dal caffè alle piccole spese. Insomma, una rivoluzione nella vita di tutti i giorni: è questo il futuro del mobile payment di prossimità, quel gesto veloce con cui, smartphone in mano, cambieranno i modi di gestire decine di piccole cose. Perché questo scenario, di cui a onor del vero si parla da anni, si realizzi, mancano tuttavia ancora alcuni tasselli, che stanno poco a poco mettendosi a posto.

Da un lato, infatti, i progetti pilota abbondano un po’ in tutti i campi: all’Auchan di Piacenza, grazie a una sperimentazione spinta da Banco Popolare e CartaSi, tramite un’apposita app, è possibile usare il proprio smartphone, associato alla carta di credito, per fare acquisti, fotografando i codici a barre dei prodotti con il telefonino; con PosteMobile, grazie all’associazione col BancoPosta, si possono pagare i bollettini; a Biella, invece, si possono comprare, sempre con una foto al Qr stampato su vari supporti, dalle pubblicità ai manifesti, i biglietti per seguire le partite della squadra di basket. Si tratta solamente di alcuni dei progetti attivi in Italia: ci sono poi quelli che, invece, di Qr e codici a barre, sfruttano la tecnologia Nfc (near field communication), presente su un numero sempre maggiore di device, con l’eccezione dell’iPhone 5. Dopo i primi esperimenti fatti da Tim e Atm, l’azienda di trasporto milanese, per il pagamento del biglietto, ci sono stati quelli di Intesa Sanpaolo, Vodafone, PosteMobile, CartaSi.
Le offerte, dunque, ci sono: quello che manca è un mercato più unificato, che permetta di sfruttare, spesso, questo tipo di servizi, così da superare anche eventuali barriere culturali. Il difetto dei progetti pilota, infatti, è la loro scarsa penetrazione, soprattutto in un paese “frammentato” come l’Italia, ricco di diversi operatori mobili (quattro, più tutti i virtuali) e di banche.

Secondo gli esperti del Politecnico di Milano, infatti, se un solo operatore si accorda con una delle banche principali per offrire il servizio soltanto su pochi esercenti e su un limitato numero di device, la percentuale di penetrazione è inferiore all’1% e non consente quindi la nascita di un mercato.
Che, invece, per nascere e interessare circa il 40% del mercato raggiungibile, avrebbe bisogno di un progetto trasversale, in cui la maggior parte degli operatori si accordano con la maggior parte delle banche e cresce anche il numero di esercenti coinvolti, con il rinnovo del parco Pos. Si tratta, dunque, di creare un concetto di “circolarità” (qualsiasi utente - con qualsiasi operatore, telefonino e strumento di pagamento - può pagare presso qualsiasi esercente), a cui va affiancato quello di “valore”.

Per creare il mercato, infatti, non basta l’interesse finale del consumatore, ma serve l’intervento di diversi attori: telco, service provider, esercenti, banche, che tutti assieme lavorino per portare il mondo del mobile payment dall’essere semplicemente un sistema di pagamento all’introduzione di altri servizi, includendo mobile commerce e mobile marketing. Serve, dunque, un ruolo attivo, con le banche che estendono la propria offerta, sviluppando l’ecosistema, e le telco e gli over the top che si focalizzano sui servizi a valore aggiunto, più remunerativo del mercato dei pagamenti.
Proprio i principali operatori mobili italiani,  ovvero Telecom Italia, Vodafone, Wind, Tre e PosteMobile, hanno fatto uno sforzo, nei mesi scorsi, per rilasciare un comunicato stampa congiunto, dove spiegano come si impegneranno insieme per un sistema di pagamenti unificato tramite Nfc, con, alla base, un sistema Sia che permetterà a qualsiasi azienda di interfacciarsi, così come ad ogni banca di integrarlo nei suoi sistemi di pagamento.

Solo l’unione di circolarità e valore potrà far fare un salto in avanti anche in Italia al concetto di mobile wallet (portafoglio digitale), in grado di contenere al suo interno diversi strumenti di pagamento, ma anche biglietti del bus, treno o cinema, coupon, tessere punti, abbonamenti e documenti d’identità. D’altra parte, secondo gli analisti, i pagamenti tramiti Nfc avranno un impatto cruciale nei prossimi anni: per Gartner, infatti, già entro la fine dell’anno, a livello mondiale, il balzo sarà del 62%, con circa 171 miliardi di dollari di transazioni, spalmate su 212 milioni di utenti. Nei prossimi 4 anni, poi, il tasso di crescita annuo sarà del 42%, che vuol dire che, nel 2016, i miliardi saranno 617 e il numero di utenti salirà a 448 milioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 27 Dicembre 2012

TAG: mobile payment, Banco Popolare, CartaSi, PosteMobile, Intesa Sanpaolo, Vodafone, PosteMobile, CartaSi.

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