Supermarket applicazioni. Futuro business o soltanto gloria?

MERCATI

In principio era solo Apple Store. Poi i concorrenti si sono moltiplicati. E ora è guerra di tutti contro tutti (ma prende corpo l'ipotesi di uno standard)

di Alessandro Longo
Tutti accorrono alla gran fiera delle applicazioni mobili: così va la moda. Eppure, se sia business o solo gloria, ancora non si sa. È il fenomeno, nascente e dai contorni ancora indefiniti, dei negozi di applicazioni (application stores) per cellulari (smartphone). Si rimpolpa in questi giorni la linea dei concorrenti ad Apple, che con il suo App Store ha avviato il trend e ha ancora la principale quota di mercato.

L’ultima ad arrivare è stata Microsoft, con il Windows Marketplace, negozio di applicazioni aperto a ottobre per cellulari con Windows Mobile 6.5 (da novembre, anche per le versioni 6 e 6.1). L’avversario più pericoloso di Apple, in questo mercato, è però un altro: Nokia, grazie alle sue economie di scala. Ovi Store è il negozio di applicazioni raggiungibile dal maggior numero di utenti e modelli di cellulari; symbian è il sistema operativo mobile più diffuso.

Le storie dei sistemi e dei negozi sono strettamente legate. I negozi danno senso ai sistemi, perché permettono di esprimerne le potenzialità. Senza applicazioni, i sistemi sono scatole vuote. Di contro, solo su sistemi evoluti (stabili, flessibili) possono germogliare le applicazioni. Ecco perché dietro al fenomeno c’è anche una guerra di sistemi. Secondo Strategy Analytics, nel 2010 il secondo posto, nella classifica dei sistemi operativi, sarà rubato da Android (ideato da Google). Il suo negozio di applicazioni è destinato a essere quindi uno dei più promettenti. Windows però giocherà bene nei prossimi mesi, secondo iSuppli. Finora ha perso quote di mercato tra i sistemi (è al 7%), ma con Windows Mobile 7 recupererà, arrivando al 15% nel 2013 (comunque meno di Symbian e Android). Palm e Rim pure corrono, con propri negozi, ma al momento non sembra che la loro presenza possa scalfire i concorrenti maggiori.

C’è chi fa previsioni economiche. “Questo mercato varrà 25 miliardi di dollari nel 2014, da vendite dirette o indirette di applicazioni mobili nei negozi online, contro gli 1,9 miliardi del 2009”, dice Windsor Holden, analista di Juniper Research al Corriere delle Comunicazioni. “Noi stimiamo che si passerà dai 6 miliardi del 2009 ai 9,7 del 2013, passando dai 7,3 miliardi del 2010”, aggiunge Nitesh Patel, analista di Strategy Analytics. “Il boom deriva dalla crescita di utenti con smartphone associati a piani dati per internet mobile”, continua.

Le differenze tra le due previsioni la dice lunga su quanto siano incerti i contorni dello scenario. “Noi non facciamo ancora previsioni: del resto, solo Apple ha presentato i dati di vendita sullo store. Gli elementi per valutare il mercato sono insufficienti”, ribatte Saverio Romeo, analista di Frost & Sullivan. “I negozi di applicazioni - aggiunge - sono la novità più rilevante degli ultimi tempi, nella telefonia mobile. Hanno definito un modello di successo per la distribuzione dei contenuti su telefonini, dando via libera a venti creativi in termini di modelli di business, tipologie di applicazioni e tecnologie d’avanguardia”. Stimolano insomma la creatività e l’innovazione. In termini sia tecnologici (Frost cita a riguardo le applicazioni di realtà aumentata su cellulare) sia di modelli di business futuri per l’industria del mobile.

Dal punto di vista economico, è quindi un fenomeno importante per le promesse che porta con sé - con i modelli di business innovativi - mentre è presto per valutare i ricavi veri e propri. Quanto ai numeri, il boom dei negozi riguarda ora solo la crescita del pubblico e dei contenuti: 2 miliardi di download dallo store di Apple e 85mila di applicazioni pubblicate dagli sviluppatori (di cui però la maggioranza è gratuita o costa meno di un dollaro). “Per la prima volta, i negozi hanno creato un terreno fertile per la nascita di un ecosistema di contenuti e applicazioni su cellulare - dice Holden -. Anche prima era possibile aggiungere applicazioni su cellulari evoluti: tramite i portali degli operatori. Ma l’iPhone ha rivoluzionato tutto” aggiunge. Apple, e poi i concorrenti, ha reso facile scaricare le applicazioni, comprarle e installarle. Ha creato inoltre un modello di revenue share che stimola gli sviluppatori.

“E ora per i concorrenti non sarà facile raggiungere Apple - dice Romeo -. Non solo perché partita per prima, ma anche perché ha un brand di prestigio”. “Un’incognita viene dagli operatori mobili, che stanno facendo a loro volta negozi di applicazioni”, continua Romeo. Uno degli esempi più noti è Vodafone 360, ma si muovono anche Orange, T-Mobile, China Mobile. Per ora è guerra di tutti contro tutti, ma il futuro potrebbe essere a favore di standard: “Iniziative come Open Api e Smart Pipe, sostenuti dagli operatori, vogliono far sì che le stesse applicazioni possano girare su piattaforme diverse”. L’ecosistema si rafforzerebbe e anche il business potrebbe acquistare basi più solide, al momento ancora tutte da verificare.

23 Ottobre 2009