Microsoft, cassaforti tedesche per i dati dei clienti europei

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L'azienda realizzerà data center in Germania e ne darà le "chiavi" a Deutsche Telekom che avrà l'ultima parola sulla gestione dei dati. Gli analisti si aspettano mosse simili da altri cloud provider. Ma anche ripercussioni sul negoziato per il nuovo Safe Harbor

di Patrizia Licata

Microsoft cerca di aggirare i massicci sistemi americani di "sorveglianza" con un nuovo progetto lanciato in Germania che serve anche a riguadagnare la fiducia dei clienti europei minata dalle rivelazioni di Edward Snowden. Per questo il colosso del software a stelle e strisce permetterà ai suoi clienti europei di conservare i loro dati nei suoi nuovi data center in Germania. 

Come riporta anche il Financial Times, Microsoft ha spiegato che sta creando nuovi data center regionali che saranno sotto il controllo del colosso telecom tedesco Deutsche Telekom. L'accordo tecnico e legale che Redmond ha forgiato con DT ha lo scopo di mettere i dati dei clienti europei, siano essi aziende o governi, nonché di milioni di privati cittadini, al di fuori della portata delle autorità americane. 

“Questi nuovi data center permetteranno ai clienti di usare le piene potenzialità del cloud di Microsoft in Germania…e garantiranno alle aziende tedesche il controllo sui loro dati", ha dichiarato il Ceo di Microsoft Satya Nadella a Berlino.

Si tratta della prima grande contro-misura adottata da un colosso tecnologico statunitense contro la sorveglianza massiccia del governo Usa e della sua agenzia di intelligence Nsa. L'effetto sull'industria potrebbe essere enorme, dicono gli osservatori, perché la mossa di Microsoft crea un nuovo severo standard di controllo e protezione sui dati che i clienti degli altri provider saranno portati ad esigere da qualunque fornitore di soluzioni di cloud computing, da Google a Amazon a Oracle.

E' anche vero che le aziende della Silicon Valley stanno cercando ogni modo di riguadagnare la fiducia dei clienti europei, dopo che l'ex consulente della Cia Snowden ha svelato i pervasivi programmi di controllo delle comunicazioni su Internet messi in atto dall'Nsa. Diversi gruppi hitech Usa hanno cominciato a costruire data center in Europa per sfuggire alle "spie" americane, anche se non tutti i clienti europei sono convinti che ciò basti.

“Penso che Microsoft sia arrivata alla conclusione che non può sfuggire al fatto di essere un'azienda americana", commenta Carsten Casper, analista di Gartner. “Credo che la sua iniziativa sia più onorevole di quelle di altre aziende che hanno semplicemente spostato i data center in Europa per accontentare i clienti, ma a che serve avere dei data center in questi Paesi se si può avere accesso alle strutture dall'estero senza alcuna difficoltà?".

Invece, in base all'accordo raggiunto da Microsoft in Germania, sarà T-Systems, filiale di Deutsche Telekom, a gestire i due nuovi data center del colosso americano in qualità di "trustee" o amministratore. Le strutture, che entreranno in attività a fine 2016, saranno usate solo per ospitare dati di clienti europei di Microsoft, che dovranno pagare di più per avere i dati conservati in Europa. Con la formula del trustee Microsoft non dovrà rispondere alle eventuali richieste dei governi di consegnare dati conservati nei suoi data center: dovranno essere altre autorità governative ad autorizzare l'accesso. Microsoft assicura che nemmeno i suoi dipendenti avranno accesso ai dati conservati in Germania senza il permesso di T-Systems.

Alcuni analisti notano che la presa di posizione di Microsoft potrebbe complicare i già non facili negoziati tra Stati Uniti e Unione europea per un nuovo Safe Harbor, il patto sullo scambio transatlantico dei dati invalidato dalla recente decisione della Corte di giustizia europea.  “Penso che ci sarà ancora più pressione sui negoziatori", conferma Casper. “C'è un nuovo pezzo nel puzzle adesso”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 11 Novembre 2015

TAG: Microsoft, Edward Snowden, data center, Financial Times, Deutsche Telekom, DT, cloud, Satya Nadella, Nsa, Google, Amazon, Oracle, Carsten Casper, Gartner, T Systems, Safe Harbor, Corte di giustizia europea

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