Via Renzi, Telecom brinda e Enel soffre?

IL CASO

Gli analisti considerano l'esito del referendum positivo per la società guidata da Cattaneo visto che il progetto Eof si troverà senza più "sponsor" politico. Iliad nel guado: Enel aveva "promesso" a Niel l'accesso alla propria rete, ma ora rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano

di Mila Fiordalisi

“I nostri programmi non cambiano, procediamo spediti nella posa della fibra ottica e nella digitalizzazione dell'Italia”: il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi commenta così l’esito del referendum intervistato da Bloomberg. “L'Italia è un paese solido, su cui si può contare, con una classe imprenditoriale capace e competente e i cui indicatori economici, notiamo, sono in miglioramento". “Il risultato del voto – ha puntualizzato - non significa che l'Italia non voglia le riforme. La competizione elettorale è stata molto
personalizzata e alla fine è diventata una lotta fra governo e opposizione; gli effetti sulle borse e lo spread sono molto diversi da quelli che abbiamo visto con la Brexit grazie anche al ruolo della Banca centrale Europea. Penso che una buona riforma del sistema elettorale sia in ogni caso cruciale per l'Italia”.

Esternazioni sul futuro a parte, l’esito del referendum – ne sono convinti alcuni analisti – avrebbe un impatto positivo sull’azienda capitanata da Flavio Cattaneo: “Sul potenziale turnaround la stima è positiva bene e tutti gli indicatori sono favorevoli in merito alla chiusura del quarto trimestre. Renzi è stato promotore in prima persona dell’iniziativa Enel Open Fiber, iniziativa che lo stesso nostro analista di Enel considera politica. Quindi l’uscita di scena del premier dovrebbe favorire i piani di Telecom Italia che sta spingendo sugli investimenti in fibra e presto tonerà a ottenere benefici sul business wholesale”, è l’analisi di Sean Johnstone della Bank of America Merrill Lynch. “E riguardo ai piani di Iliad per il medio termine a questo punto diventa più conveniente l’accesso wholesale alla rete Telecom”, aggiunge l’esperto.  Fra l’altro Iliad si troverebbe anche di fronte all’esborso per il “rinnovo” dell’uso delle frequenze 900/1800 Mhz.

“La volatilità politica e un basso livello di crescita non sono positivi, ma tralasciando le implicazioni macro a cui TI non sarà immune, ci potrebbero essere alcune letture positive tenendo conto che verrà meno il sostegno politico a Enel Open Fiber”: anche Neil Shelton di Morgan Stanley concorda in un esito referendario più favorevole a Telecom che alla compagnia guidata da Francesco Starace. “Renzi è stato uno dei principali sponsor politici di EOF e non saremmo sorpresi se EOF si trovasse a corto di carburante per un po’. Tim sta andando avanti spingendo a tutta velocità sul piano fibra e la nuova modalità di full equivalence va letta come una buona notizia per la progressione della banda larga fissa in Italia”. Anche Morgan Stanley vede Iliad fra i penalizzati: “Le incertezze che potrebbero esserci sul piano Eof impatterebbero anche su Iliad considerato che il ceo Starace ha dichiarato che avrebbe messo a disposizione del new entrant l’accesso alla fibra”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 05 Dicembre 2016

TAG: referendum, rexit, banda ultralarga, crescita digitale, riforma nadia, industria 40, telecom italia, enel open fiber

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