Il Telecom Council Ue dà il "via" alla Digital Agenda

EUROPA

Il Commissario Kroes porta l'Agenda digitale al consiglio delle telecom europee in calendario lunedì 31 maggio. All'odg la discussione sul nuovo codice paneuropeo dei diritti dei consumatori elettronici. Atteso anche l'accordo per l'organizzazione del Berec

di Patrizia Licata
L’Europa contro le bollette-shock: al prossimo incontro dell’Eu Telecoms Council fissato per il 31 maggio i ministri delle telecomunicazioni europei discuteranno un codice di condotta per gli operatori, ovvero una carta dei diritti per proteggere chi usa le comunicazioni elettroniche da conti troppo salati. Non è previsto invece alcun dibattito formale su un’altra spinosa questione: come finanziare e regolamentare gli investimenti nell’Internet super-veloce.

Al Consiglio parteciperà il Commissario Neelie Kroes che inviterà i ministri delle Tlc europee ad unirsi ai lavori della Commissione e del Parlamento per velocizzare l'implementazione dell'Agenda Digitale. A margine del Consiglio è prevista anche la decisione sull'organizzazione del Berec, la nuova Authority europea per le comunicazioni elettroniche.

La Kroes punterà i riflettori in particolare sulla definizione di regole a tutela della spesa dei consumatori per le comunciazioni elettroniche. Una normativa europea introdotta nel 2009 già obbliga gli operatori mobili a concordare un tetto fisso sui contratti dei clienti per evitare le bollette-shock, come quelle arrivate a un utente tedesco (46.000 euro) per aver scaricato una serie tv sul suo computer portatile mentre era all’estero o a uno studente britannico (9.000 euro) per un mese di roaming.

La presidenza Ue spagnola (SCARICA QUI LA PROPOSTA) spinge però su norme più stringenti da imporsi a livello pan-europeo: gli operatori dovranno limitare o controllare la spesa di tutti gli utenti finali di servizi di comunicazione elettronica. Secondo le anticipazioni di EurActiv, tra le possibili nuove misure potrebbe esserci l’invio obbligatorio all’utente di un resoconto delle spese aggiornato a intervalli regolari e diviso per voci. L’Ue sarebbe anche pronta a chiedere la possibilità per l’utente di effettuare lo “switch off” di alcuni tipi di chiamate e a esigere dagli operatori di offrire diverse opzioni di prepagamento ai clienti. In più dovrebbe essere vietata l’interruzione dei servizi.

Tale codice dei diritti dell’utente delle comunicazioni elettroniche mira anche a garantire un più alto livello di trasparenza, a rendere disponibili dati comparativi sulla qualità dei servizi offerti dai diversi operatori, ad aumentare la protezione dei consumatori e a introdurre procedure più semplici per risolvere eventuali dispute. Ma anche se i ministri ne discuteranno lunedì a Bruxelles, “resta da vedere in che misura il codice sarà applicato e se ne scaturiranno nuove leggi”, secondo una fonte diplomatica.

Inoltre, resta fuori dall’agenda del 31 maggio il tema complesso di come finanziare e regolamentare gli investimenti nelle nuove reti Ngn. Gli Stati membri dicono che la Commissione ha acquisito de facto il potere di regolare il mercato telecom dell’Ue, ma in realtà il dibattito sulle reti di prossima generazione è in stallo e gli investimenti in un settore ritenuto cruciale per rivitalizzare l’economia europea non decollano, come sottolineava la Commissione stessa in un recente documento sull’implementazione della legislazione Ue in materia di telecomunicazioni.

Sono soprattutto gli operatori emergenti a chiedere alle istituzioni europee di affrontare la lacune normative dei mercati nazionali, in particolare per quanto riguarda le regole sulla realizzazione delle reti in fibra ottica, molto diverse da Stato a Stato. In uno studio che sarà pubblicato ufficialmente la prossima settimana, la European competitive telecommunications association (Ecta) sostiene che "i Paesi con la normativa telecom più efficace hanno mercati aperti e competitivi che favoriscono un’alta penetrazione della banda larga”, che a sua volta crea nuovi posti di lavoro e favorisce la crescita economica. Per l’Ecta un’azione più decisa da parte della Commissione rappresenta “un’opportunità fondamentale per eliminare frammentazione e contraddizioni sul mercato e stimolare la realizzazione delle reti in fibra”.

La disparità delle regole si riflette direttamente anche sui prezzi: i consumatori pagano in media 17 euro al mese in Olanda (il Paese con il miglior impianto normativo) per una connessione broadband di base, ma il prezzo sale a 34 euro in Polonia e a 61 euro in Portogallo, secondo dati della Commissione.

28 Maggio 2010