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Il Telecom Council Ue dà il “via” alla Digital Agenda

Il Commissario Kroes porta l’Agenda digitale al consiglio delle telecom europee in calendario lunedì 31 maggio. All’odg la discussione sul nuovo codice paneuropeo dei diritti dei consumatori elettronici. Atteso anche l’accordo per l’organizzazione del Berec

28 Mag 2010

L’Europa contro le bollette-shock: al prossimo incontro dell’Eu
Telecoms Council fissato per il 31 maggio i ministri delle
telecomunicazioni europei discuteranno un codice di condotta per
gli operatori, ovvero una carta dei diritti per proteggere chi usa
le comunicazioni elettroniche da conti troppo salati. Non è
previsto invece alcun dibattito formale su un’altra spinosa
questione: come finanziare e regolamentare gli investimenti
nell’Internet super-veloce.

Al Consiglio parteciperà il Commissario Neelie Kroes che inviterà
i ministri delle Tlc europee ad unirsi ai lavori della Commissione
e del Parlamento per velocizzare l'implementazione
dell'Agenda Digitale. A margine del Consiglio è prevista anche
la decisione sull'organizzazione del Berec, la nuova Authority
europea per le comunicazioni elettroniche.

La Kroes punterà i riflettori in particolare sulla definizione di
regole a tutela della spesa dei consumatori per le comunciazioni
elettroniche. Una normativa europea introdotta nel 2009 già
obbliga gli operatori mobili a concordare un tetto fisso sui
contratti dei clienti per evitare le bollette-shock, come quelle
arrivate a un utente tedesco (46.000 euro) per aver scaricato una
serie tv sul suo computer portatile mentre era all’estero o a uno
studente britannico (9.000 euro) per un mese di roaming.

La presidenza Ue spagnola (SCARICA
QUI LA PROPOSTA) spinge però su norme più stringenti da
imporsi a livello pan-europeo: gli operatori dovranno limitare o
controllare la spesa di tutti gli utenti finali di servizi di
comunicazione elettronica. Secondo le anticipazioni di EurActiv,
tra le possibili nuove misure potrebbe esserci l’invio
obbligatorio all’utente di un resoconto delle spese aggiornato a
intervalli regolari e diviso per voci. L’Ue sarebbe anche pronta
a chiedere la possibilità per l’utente di effettuare lo
“switch off” di alcuni tipi di chiamate e a esigere dagli
operatori di offrire diverse opzioni di prepagamento ai clienti. In
più dovrebbe essere vietata l’interruzione dei servizi.

Tale codice dei diritti dell’utente delle comunicazioni
elettroniche mira anche a garantire un più alto livello di
trasparenza, a rendere disponibili dati comparativi sulla qualità
dei servizi offerti dai diversi operatori, ad aumentare la
protezione dei consumatori e a introdurre procedure più semplici
per risolvere eventuali dispute. Ma anche se i ministri ne
discuteranno lunedì a Bruxelles, “resta da vedere in che misura
il codice sarà applicato e se ne scaturiranno nuove leggi”,
secondo una fonte diplomatica.

Inoltre, resta fuori dall’agenda del 31 maggio il tema complesso
di come finanziare e regolamentare gli investimenti nelle nuove
reti Ngn. Gli Stati membri dicono che la Commissione ha acquisito
de facto il potere di regolare il mercato telecom dell’Ue, ma in
realtà il dibattito sulle reti di prossima generazione è in
stallo e gli investimenti in un settore ritenuto cruciale per
rivitalizzare l’economia europea non decollano, come sottolineava
la Commissione stessa in un recente documento
sull’implementazione della legislazione Ue in materia di
telecomunicazioni.

Sono soprattutto gli operatori emergenti a chiedere alle
istituzioni europee di affrontare la lacune normative dei mercati
nazionali, in particolare per quanto riguarda le regole sulla
realizzazione delle reti in fibra ottica, molto diverse da Stato a
Stato. In uno studio che sarà pubblicato ufficialmente la prossima
settimana, la European competitive telecommunications association
(Ecta) sostiene che "i Paesi con la normativa telecom più
efficace hanno mercati aperti e competitivi che favoriscono
un’alta penetrazione della banda larga”, che a sua volta crea
nuovi posti di lavoro e favorisce la crescita economica. Per
l’Ecta un’azione più decisa da parte della Commissione
rappresenta “un’opportunità fondamentale per eliminare
frammentazione e contraddizioni sul mercato e stimolare la
realizzazione delle reti in fibra”.

La disparità delle regole si riflette direttamente anche sui
prezzi: i consumatori pagano in media 17 euro al mese in Olanda (il
Paese con il miglior impianto normativo) per una connessione
broadband di base, ma il prezzo sale a 34 euro in Polonia e a 61
euro in Portogallo, secondo dati della Commissione.

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