Gpon o P2P? Tutto da decidere

NUOVE RETI

La questione dei costi iniziali è solo secondaria: in ballo c'è l'"apertura" della rete

di Alessandro Longo
La rete di nuova generazione (Ngn) italiana, con fibra ottica nelle case, sarà in Gpon o in point to point? È questo uno dei nodi che gli operatori italiani dovranno sciogliere.

L’attuale impasse è dovuta a due fattori che collidono. Da una parte, a detta di tutti gli esperti e portavoce istituzionali che si sono pronunciati nei giorni scorsi, nel nostro Paese è perlomeno improbabile (se non impossibile) che ci sia mercato per più di una Ngn estesa a livello nazionale. Dall’altra, gli attori sono divisi sul tipo di architettura. Telecom Italia propende per il Gpon, come tutti gli incumbent europei. Gli operatori alternativi (Fastweb, Vodafone, Wind) invece vogliono fare una Point to point (Ptp). “Questa è la scelta più comune tra gli alternativi e le utility che hanno fatto Ngn in Europa. Il solo incumbent ad avere adottato il Ptp è Kpn in Olanda”, dice Benoit Felten, analista di Yankee Group esperto di reti in fibra.

Ne consegue che se gli operatori non vorranno andare a una guerra fratricida, da cui tutti rischiano di perderci (due reti concorrenti potrebbero essere poco o nulla sostenibili), dovranno mettersi d’accordo su una stessa architettura. E non sarà facile: entrambe le parti hanno le proprie buone ragioni per sostenere la scelta fatta; non è chiaro, del resto, quale delle due architetture sia migliore in senso assoluto.Probabilmente lo si scoprirà solo nel lungo periodo, a cose fatte. Ci sono solo due punti assodati. Primo, che l’investimento iniziale per il Ptp è più alto che per il Gpon, ma si recupera sui costi di manutenzione. Ed è meno conveniente in particolare per l’operatore dotato di infrastruttura nell’ultimo miglio (Telecom Italia). Il Ptp assicura una maggiore velocità all’utente finale. I dubbi nascono quando si prova a quantificare questi due aspetti, in un rapporto di costi e benefici. In altre parole, non si sa se il maggior costo iniziale del Ptp vale i benefici che potrebbe dare al sistema, posto che entrambi questi fattori sono ad oggi poco definiti.

“Molto dipende dalla tipologia della rete pre-esistente”, spiega Roland Montagne, analista di Idate, osservatorio specializzato in Ngn (produce studi per Ftth Council). “In generale, se devi percorrere corte distanze, 3-5 chilometri, i costi delle due architetture sono simili. Se devi fare 10-15 chilometri, il Gpon costa il 30% in meno”, continua. Facendo una media tra i due scenari, secondo Yankee Group la differenza di costi è circa il 10-15%. E secondo Jeff Heynen, analista di Infonetics Research “in termini di costi operativi - scavi, fibra, elettricità - la differenza è di circa il 25-30%, su base annua”.

Il Gpon permette di percorrere più strada tra un apparato e l’altro. Il Ptp ne richiede di più e inoltre obbliga ad alimentarli tutti.
Incide anche la grandezza delle centrali esistenti. Nel Gpon, va messa una sola fibra per abitato; raggiunge la strada dove entra in uno splitter passivo (non alimentato) e da qui si dirama per servire fino a 64 utenze. Nel Ptp invece c’è una fibra per ogni utenza, in modo analogo a come si fa ora con il doppino di rame. Il vantaggio è che quell’utenza prende tutta la banda raggiungibile dalla fibra, mentre con il Gpon questa viene condivisa in 64 parti. Lo svantaggio è che ci sono più cavi in fibra che entrano in centrale e quindi più apparati ottici di rete.

“Di conseguenza può essere necessario ampliare la centrale per farvi posto”, spiega Montagne. Sono costi aggiuntivi non richiesti dal Gpon. In particolare per un incumbent è più economico il Gpon perché permette di sfruttare meglio la rete esistente (centrali, armadi e ultimo miglio). “Invece se non ne hai una, tanto vale forse usare il Point to point: costa di più ma assicura migliori prestazioni nel lungo periodo e ti permette anche di offrire all’ingrosso la rete con più facilità. Il che è utile per rientrare nell’investimento”, puntualizza Montagne. Il Gpon, poiché ha una sola fibra, è meno aperto ai concorrenti, ma il problema potrebbe essere risolto nell’immediato con il bitstream e in futuro con tecniche Wdm di divisione dello spettro ossia con il cosiddetto unbundling del colore (che permette di assegnare un colore diverso a ciascun operatore, su una stessa fibra).
“La tecnologia migliore in senso stretto è il Ptp”, è il parere di Felten.

Parere condiviso da Francesco Caio nel suo noto rapporto consegnato un anno fa al governo italiano. “Ma probabilmente nel mondo prevarrà il Gpon per motivi di mercato”, conclude Felten. In questa fase di incertezza economica, più delle promesse tecnologiche sono i costi a fare la differenza.

16 Giugno 2010