Broadband, l'allarme dell'Itu: "Solo all'1% nei Paesi poveri"

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Il segretario generale Touré: "L'Ict strumento per l'accesso ai prezzi più economici a cibo, istruzione, salute. Serve spingere per elevare la banda larga a servizio universale"

di Patrizia Licata
Per avere una connessione su banda larga fissa nella Repubblica Centrafricana occorre pagare un prezzo quasi 40 volte più alto del salario mensile medio. La situazione è di poco migliore in Etiopia, Malawi, Guinea, Niger (quest’ultimo è il Paese più caro in assoluto al mondo se si considerano tutte le tecnologie di comunicazione, fisse e mobili). Al contrario, Macao in Cina è il posto più economico per avere il broadband fisso (costa lo 0,3% dello stipendio mensile medio), ma è quasi altrettanto conveniente in Israele, Hong Kong, Stati Uniti e Singapore.

Queste le disparità messe in luce dal nuovo report dell’Onu, pubblicato in vista dell’incontro del 19 settembre a New York “UN 2010 Millennium development goals summit. "La nostra sfida più grande è garantire a tutti accesso alla banda larga a prezzi abbordabili”, afferma Hamadoun Toure, segretario generale dell’International telecommunications union (Itu), su Bbc News.

I Millennium development goals di cui si discuterà nel summit di New York sono una serie di obiettivi volti a ridurre la povertà nel mondo e a migliorare lo standard di vita globale di qui al 2015. Si tratta di obiettivi legati all'istruzione, alla lotta alle malattie, alla promozione dell'uguaglianza tra i sessi, ma anche all'accesso alle tecnologie della comunicazione. I progressi compiuti ad oggi sono contrastanti. Tra cinque anni, alcuni Paesi avranno centrato tutti i target; altri, soprattutto Paesi in via di sviluppo, potrebbero mancarli tutti.

Secondo Toure, le tecnologie possono essere usate per "accelerare" il cammino verso lo sviluppo: "Per me l’Ict è un’opportunità per centrare i target”. In particolare, sostiene Toure, la banda larga e la connettività a prezzi economici potrebbero essere usate per creare programmi di e-health e e-learning, utili per raggiungere chi vive in aree rurali e remote. "Non dobbiamo fossilizzarci su annose questioni: occorre dare priorità alle strutture sanitarie o all’Ict? Sono più importanti il cibo o la tecnologia, l’istruzione o la banda larga? Per me, le Ict sono lo strumento per avere accesso, ai prezzi più economici, a tutto il resto: cibo, istruzione, salute”.

L’Itu stima che la penetrazione della banda larga fissa è al di sotto dell’1% in molti dei Paesi più poveri e i costi di accesso possono superare il 100% del reddito mensile medio. Una disparità inaccettabile, per Toure, con i Paesi più ricchi, dove circa il 30% delle persone ha accesso alla banda larga a un costo inferiore all’1% del reddito medio mensile.

Diverse le prospettive offerte dalle comunicazioni mobili. Servizi sanitari e di altro tipo, come quelli bancari, possono essere erogati anche tramite sms. L’Itu calcola che nel mondo ci sono 5 miliardi di abbonati mobili e secondo Toure nel 2012 verrà raggiunta la "connettività globale": tutti acccederanno alle comunicazioni senza filo. Ma il nodo resta la penetrazione della banda larga. “Non esiste più un digital divide in termini di telefonia, bensì di broadband", nota Toure. “E l’ampiezza di banda è importante per erogare certi servizi”.

Per questo il segretario generale dell’Itu sta spingendo le nazioni del mondo a riconoscere la banda larga come servizio pubblico e a lavorare perché ogni cittadino abbia l’accesso. Finora 30 Paesi hanno aderito. “L’accesso al broadband – e all’informazione – dovrebbe essere elevato a diritto umano universale", conclude Toure.

03 Settembre 2010