Il mobile europeo in crisi. Serve una "vision" ispirata alla Silicon Valley

BUSINESS

Nokia non è l'unica azienda a dover fronteggiare la sfida della trasformazione del business model. Secondo gli analisti all'Europa serve una rivoluzione "culturale" sul solco dell'innovazione californiana

di Patrizia Licata
“Una piattaforma in fiamme”: così ha definito il Ceo di Nokia Stephen Elop il pericolante terreno su cui l’azienda si muove oggi, tanto da averla spinta alla storica decisione di abbracciare un nuovo sistema operativo, Windows Mobile7, che si affiancherà a quello tradizionalmente sostenuto da Nokia, Symbian. Ma secondo un intervento pubblicato dall’Economist, non è solo la casa finlandese, il numero uno mondiale dei produttori di handset, ad aver perso competitività: sulla piattaforma in fiamme si trova l’intera industria delle telecomunicazioni mobili europea.

“Ci troviamo su una piattaforma petrolifera in fiamme. Se vogliamo salvarci dobbiamo tuffarci in acqua”, ha detto Elop –ovvero cambiare radicalmente strategia. Una rivoluzione che si propagherà a macchia d’olio a tutte le aziende della telefonia mobile europea, secondo l’Economist, perché tutte sono alle prese con un vero “rovescio di fortuna”. Negli Anni ’90 l’Europa sembrava avere una leadership sulla Silicon Valley nella tecnologia mobile. Le telecom europee si erano accordate per uno standard unico per i cellulari che ha presto conquistato il resto del mondo e l’Europa è rapidamente diventata il più grande mercato mondiale per i cellulari.

“L’Europa è stata la culla dell’innovazione e ha creato un’economia di scala nella telefonia mobile”, afferma Ameet Shah di Prtm, società di management consultants. Il panorama è tuttavia cambiato con l’arrivo degli smartphone e in particolare dell’Apple iPhone nel 2007. Nokia continua a distribuire un terzo di tutti i cellulari venduti nel mondo, ma Apple incassa più di metà di tutti i profitti, nonostante uno share di mercato di appena il 4%. E oggi il più grande mercato per gli smartphone è il Nord America, non l’Europa. Quanto agli standard, Verizon, il maggiore operatore mobile americano, è leader al mondo per le implementazioni della nuova tecnologia wireless, l’Lte.

Un altro problema è che Nokia, come il resto dell’industria mobile europea, è sotto pressione sia sul terreno dei cellulari di fascia bassa che sulle attrezzature di networking. I cellulari low cost basati sui chip della taiwanese MediaTek sono sempre più popolari nei Paesi in via di sviluppo. Questo sistema e i suoi utenti rappresentano oggi più di un terzo di tutti i cellulari venduti globalmente, nota Elop. E con 28 miliardi di dollari nel 2010, le revenues della cinese Huawei sono quasi uguali a quelle della svedese Ericsson, leader mondiale dei produttori di attrezzature per reti wireless.

Alla base della questione c’è la nota legge di Moore, nota l’Economist, secondo cui le prestazioni dei processori raddoppiano ogni 18 mesi. La prima generazione di telefoni cellulari erano device pensati per la conversazione e gli sms e il guadagno scaturiva dall’offerta di un design accattivante, da ridotti costi di produzione e una distribuzione su larga scala. Questi elementi hanno determinato il successo dell’Europa e in particolare della Finlandia. Ma con la comparsa di microprocessori sempre più potenti i cellulari si sono trasformati in computer palmari: oggi il loro valore risiede nel software e nei servizi dati e qui è difficile battere la forza dell’America e in particolare della Silicon Valley, dove hanno sede Apple e Google ed esiste un imbattibile ecosistema virtuoso di imprenditori, capitalisti di ventura e sviluppatori software che producono innovazione.

Nokia ha capito i cambiamenti in atto – per esempio la portata rivoluzionaria dei touchscreen – fin dal 2004. Rendendosi conto dell’importanza dei servizi mobili ha lanciato il negozio Ovi nel 2007, un anno prima dell’App Store di Apple. Ma trasformare un produttore di hardware in un provider di software e servizi non è facile. Nokia è sempre stata molto efficiente nella produzione e distribuzione di larghi volumi di cellulari; i suoi nuovi device erano sviluppati da team separati, a volte in competizione tra loro – tutto il contrario di quello che è necessario per il software, dove occorre collaborare ed essere veloci.

Olli-Pekka Kallasvuo, che ha guidato Nokia dal 2006 a settembre 2010, se ne è reso conto. Ha cercato di infondere nuove energie nell’azienda con acquisti di start-up, rafforzando software e servizi e provando a trasformare il sistema operativo Symbian in una piattaforma più simile a quella di iPhone o ad Android. “Ma proprio come Sony, Nokia non ha trovato il modo di effettuare il passaggio dall’hardware al software", sostiene Stéphane Téral di Infonetics Research.

Per aiutare Nokia in questa transizione è arrivato il nuovo Ceo, Elop, ex senior executive di Microsoft – e la scelta di Windows Mobile non stupisce. Gli investitori sembrano premiare questa opzione, come spiega Ben Wood di Ccs Insight, società di ricerche di mercato; in particolare la partnership con la società di Bill Gates potrebbe aiutare Nokia a riconquistare il mercato americano, dove il suo share si è notevolmente ristretto. D’altro lato, nota Wood, Windows Phone 7 non è stato un successo strepitoso finora e comunque per produrre i primi telefoni “Windokia” occorreranno almeno sei mesi – un tempo lunghissimo in un’industria che si muove alla velocità della luce.

Altri player dell’industria europea della telefonia mobile stanno cercando di evolvere col mercato e tornare a crescere: oggi la maggior parte dei microprocessori dei cellulari e device mobili sono basati sulle architetture disegnate dall’azienda britannica Arm; Ericsson genera il 40% del suo fatturato dai servizi, mentre Alcatel-Lucent ha appena presentato una tecnologia che riduce le dimensioni di una stazione base wireless a quelle di un cubo di 6 cm di lato.

Ma per una vera ripresa, l’Europa dovrà adottare una cultura imprenditoriale nello stile della Silicon Valley, conclude l’Economist. Non è impossibile: le nuove start-up vanno in questa direzione. Uno dei giochi più popolari per smartphone, per esempio, arriva proprio dalla Finlandia. Si chiama “Angry Birds”: è stato scaricato più di 50 milioni di volte dal suo rilascio a dicembre 2009 e, attenzione, crea un’irresistibile dipendenza – alcuni giocatori si sono dovuti rivolgere al medico per “guarire”.

14 Febbraio 2011