Ngn, Parisse (Vodafone Italia): "Rete p2p a prova di futuro"

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Il direttore strategie e new business: "Più efficienza nella gestione rispetto al Gpon, costi minori sui 10 anni"

di Matteo Buffolo
La costruzione delle rete di nuova generazione continua a tenere banco nei discorsi fra gli operatori. Quale rete? Come costruirla? Che modello usare? Stefano Parisse, direttore strategie e new business di Vodafone, non ha dubbi: nel creare una rete in fibra, se si vuole un’infrastruttura al servizio del Paese, la strada è quella del point-to-point.
“Il succo è che l’infrastruttura punto-punto è, rispetto alle alternative, in grado di offrire una rete con un maggior grado di competizione ed è molto di più a prova di futuro”, sintetizza, aggiungendo poi che “non si può confrontare una Gpon (che aggrega le fibre in centralina, ndr) con una punto-punto, perché sulla prima può salire solo un operatore, mentre sulla seconda ci possono salire tutti”.
Quale sarebbe il paragone giusto?
Bisognerebbe paragonare diverse Gpon con una punto punto, ovvero un modello ipotetico in cui ogni operatore costruisce la propria Gpon. Se il confronto avviene in questi termini, la differenza fra i costi di realizzazione è risibile e bisogna anche tenere conto che c’è una maggior efficienza nella gestione operativa, oltre ad una maggior semplicità per il cliente a passare da un operatore all’altro.
Cosa è emerso dal tavolo Romani?
Che, se stiamo parlando di infrastruttura per l’Italia, il confronto va fatto fra una multi-Gpon e una rete punto-punto. In particolare il confronto è stato realizzato considerando 4 Gpon e ciò che emerge è che, considerando un periodo di 10 anni, la p2p ha un costo totale minore. I sei punti percentuali in meno di costo di costruzione della multi Gpon vengono compensati da un costo minore per il passaggio dei clienti fra un operatore e un altro, spalmato su 10 anni. Ma non è solo una questione di costi.
Quali sono gli altri nodi?
Il tema che va posto in modo chiaro è che bisogna costruire una rete in grado di supportare tanti operatori, come consente oggi quella in rame grazie all’unbundling. L’Italia ha un pregio: siamo stati fra i primi ad aprire all’unbundling su rame, che ha generato competizione e scelta. Noi proponiamo lo stesso modello sulla rete in fibra: la nostra proposta, quindi, è di costruire tutti assieme una nuova rete che possa durare nel tempo e che tenga conto che rispetto a quando fu costruita quella in rame il paradigma è cambiato e non possiamo pensare che si torni verso un monopolio. Senza tralasciare poi il tema delle prestazioni.
Ovvero?
Siamo convinti che, oltre ad avere costi equivalenti dal punto di vista architetturale, una p2p sia più pronta al futuro. Oggi una Gpon può portare circa 2,5 gigabit per secondo a quartiere, mentre una p2p porta 1 Gb per cliente. Anche gli sviluppi che ci saranno porteranno la Gpon a migliorare e accelerare le proprie prestazioni, ma non raggiungeranno mai quelle possibili con una p2p. Che, per di più, è una tecnologia già pronta. Per quanto riguarda la Gpon, invece, sostenere che ‘in futuro potrà essere aperta all’unbundling’ sposta ancora di più questa possibilità, perché per farlo sarà necessario cambiare gli apparati elettronici. La costruiamo sapendo che è obsoleta? Sapendo di avere una rete in monopolio da qui al 2015? C’è anche il tema dei posti di lavoro: è innegabile che durante fase di costruzione la punto-punto porta più lavoro. Nella fase di manutenzione è più efficiente e non ha bisogno di continui interventi alla base dei palazzi. In questo senso vanno i trend europei: è vero che l’84% dei progetti al mondo sono basati su Gpon, ma il numero è influenzato da Usa e Giappone, dove gli incumbent hanno reti chiuse e vedono come concorrenti le cable tv e non gli altri operatori. Dal recente Ftth Council è emerso che, a dicembre 2010, il 73% degli sviluppi Ftth in Europa era p2p e solo il 27% Gpon.
Il tavolo Romani cosa dice?
La soluzione che sta emergendo nel breve è quella in cui Telecom Italia costruisce la propria Gpon e gli Olo una punto a punto, ovvero un’infrastruttura ibrida. Ma i consulenti del governo hanno anche specificato che, a tendere, l’architettura evolutiva è quella della p2p. Il paradosso è che anche Telecom vuole usarla per i clienti business.
Come si spiega questa cosa?
L’Italia è stato tra i primi Paesi a garantire l’unbundling del rame, quello che chiediamo di fare è riproporre lo stesso schema anche con la fibra. Quanto all’infrastruttura la stessa Telecom riconosce che la p2p sia migliore in termini di performance e infatti è interessata ad implementarla per la clientela aziendale.
Il mio punto di vista è che, visto che costruiamo una rete, sia opportuno costruirla in modo che sia efficiente e tecnologicamente avanzato sia per il mondo delle aziende che per quello dei clienti privati.

21 Febbraio 2011