Il presidente e ceo di Ericsson, Borje Ekholm, interviene nel dibattito sulla sovranità europea cercando di trovare un compromesso tra rafforzamento dell’autonomia dell’Unione e collaborazione con il partner statunitense.
Gli Usa appaiono sempre meno come un alleato e sempre più come un concorrente commerciale – se non un avversario geopolitico – ma Ekholm, intervistato da Bloomberg durante il World economic forum (Wef) di Davos, ha messo in guardia sul fatto che un tentativo dell’Unione europea di ridurre la dipendenza dalla tecnologia dagli Usa e perseguire la sovranità potrebbe rivelarsi pericoloso per il continente, nonostante la crescente tensione nelle relazioni transatlantiche.
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Ekholm a Davos: “La sovranità europea non è possibile”
Ekholm ha dichiarato di essere preoccupato dall’escalation degli interventi pro-sovranità e ha aggiunto di non credere che il continente “abbia la capacità di diventare sovrano oggi”.
Il discorso di Ekholm è, ovviamente, da contestualizzare. Ericsson e la rivale Nokia hanno beneficiato delle restrizioni imposte a Huawei e Zte dagli Stati Uniti per presunti motivi di sicurezza e che ha portato al divieto di installare le apparecchiature dei fornitori cinesi nelle reti Tlc (soprattutto 5G) in diversi mercati occidentali.
Ora che un’altra tecnologia si sta imponendo – l’intelligenza artificiale – le richieste sia delle imprese che dei governi di rendere l’Europa indipendente dalla tecnologia statunitense si sono fatte più forti. I principali operatori Tlc del continente chiedono riforme normative per rendere la sovranità digitale una priorità strategica assoluta.
Le tensioni Usa-Ue e l’autonomia su chip e AI
Bloomberg sottolinea, in particolare, che le richieste all’Ue di passare a fornitori nazionali di chip e servizi di intelligenza artificiale si sono fatte ancora più forti, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi sui paesi dell’Unione che si oppongono alle sue richieste alla Danimarca di trasferire il controllo della Groenlandia.
Ekholm, tuttavia, avverte che la creazione di alternative europee alla tecnologia statunitense non solo comporterebbe un aumento dei prezzi, ma acuirebbe anche la frattura con il governo del presidente Trump.
Il numero uno di Ericsson spera “che non ci siano reazioni eccessive da parte europea. Dobbiamo trovare un modo per collaborare”.
La presenza di Ericsson negli Usa
Ekholm ha dichiarato a Bloomberg che nel 2024 l’azienda avrebbe preso in considerazione il trasferimento della sede centrale dalla Svezia agli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni sono arrivate un anno dopo che il fornitore si è aggiudicato un importante contratto quinquennale sull’open Ran da 14 miliardi di dollari con l’operatore americano At&t.
In base all’accordo, l’azienda svedese sta costruendo una piattaforma di rete 5G per At&t, utilizzando tecnologie cloud-native costruite su interfacce standardizzate O-Ran, avendo per target la scalabilità del settore, l’efficienza dei costi, la sostenibilità e le alte prestazioni. Con il tempo At&T ed Ericsson trasformeranno questa piattaforma in una rete aperta cloud-native.
Ericsson utilizza la sua Smart Factory 5G, recentemente ampliata, a Lewisville, in Texas, per la produzione delle infrastrutture connesse all’accordo. I prodotti della fabbrica sono etichettati come Made in Usa, in quanto l’impianto di Ericsson è conforme alla legge Build America, Buy America sulle infrastrutture.
I dazi sono “the new normal”
Le restrizioni commerciali e i dazi doganali hanno plasmato il modo in cui le aziende di apparecchiature per le telecomunicazioni operano a livello globale, ma la diversificazione produttiva di Ericsson ha contribuito a mantenerne l’impatto gestibile, ha affermato ancora Ekholm al World economic forum in corso a Davos.
Parlando alla testata Moneycontrol, Ekholm ha dichiarato: “Quando ho iniziato come ceo nel 2017, la geopolitica non rientrava nel nostro lavoro. Questo è chiaramente cambiato”.
L’azienda ha stabilimenti produttivi e attività in India, Stati Uniti, Europa, Sud America e altre parti dell’Asia, creando quella che Ekholm ha descritto come una “catena di approvvigionamento molto flessibile”. Perciò, al momento, l’impatto dei dazi è “modesto” e, comunque, “qualcun altro decide come stanno le cose e noi dobbiamo assicurarci di poter operare di conseguenza”.
Sovranità digitale nel cuore del dibattito sulle Tlc
Solo ieri, in occasione del convegno di Restart, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito che “Garantire la sovranità tecnologica è un obiettivo cruciale per il nostro sistema paese e per l’Europa, per il quale il Ministero delle Imprese del Made in Italy vuole essere attivo e proattivo. Per questa ragione abbiamo seguito il lavoro dei ricercatori di Restart con estrema attenzione. Abbiamo apprezzato da vicino ogni passo e ogni traguardo raggiunto”.
Un concetto rafforzato anche da Enrico Letta, presidente dell’Agenzia di ricerche e legislazione (Arel) e già presidente del Consiglio, che ha ricordato come l’Europa abbia perso negli ultimi decenni la leadership nelle telecomunicazioni.
“Le telecomunicazioni sono al centro del rapporto che ho presentato l’anno scorso”, ha ricordato Letta. “Ed è una scelta che ho fatto perché ho ritenuto che fosse essenziale dare una centralità al tema della connettività in generale”. La perdita di leadership, ha spiegato Letta, “non è avvenuta per caso, ma perché non siamo stati in grado di stare al passo con i cambiamenti del settore al livello globale e soprattutto con le dimensioni geopolitiche che erano mutate nel frattempo“.
“Il primo grande obiettivo – ha proseguito Letta – è come far sì che il campo delle telecomunicazioni entri nella logica del grande investimento in sicurezza che a livello europeo è cominciato da qualche tempo. Uno dei problemi della frammentazione sulla sicurezza è anche il fatto che l’Europa investe molti soldi, che finiscono per andare a comprare sicurezza da altre parti perché la nostra industria della difesa è frammentata”.













