Il settore dei data center è entrato in una fase in cui la crescita non è più definita da quanti progetti ci sono sulla carta, ma quanto si è in grado di attuarli a fronte di un numero crescente di vincoli. È quanto riferisce DC Byte analizzando i punti di vista portati dagli esperti del settore all’evento PTC’26. Come può l’industria dei data center – infrastruttura indispensabile per le applicazioni come il cloud computing e l’AI – continuare a scalare quando energia, personale e policy crano restrizioni e barriere?
Nel contesto attuale la selezione dei siti non consiste più nell’identificare dove potrebbe verificarsi la crescita, ma dove può essere realisticamente realizzata. Disponibilità di energia e di forza lavoro, normative e allineamento politico, nonché supporto della comunità locale determinano se la capacità progettata può diventare una struttura operativa.
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Data center, lo squilibrio tra progetti e execution
Spinti dalla digitalizzazione globale, i data center si sono moltiplicati per numerosità e potenza negli ultimi anni. Meno di quattro anni fa, la capacità globale totale raggiungeva poco più di 87 GW, di cui circa il 36% era capacità operativa. Solo un mese fa, la capacità globale ha raggiunto i 360 GW, di cui il 54% in fase iniziale. Si tratta di un tasso di crescita superiore al 300%.
Ciò che colpisce, tuttavia, è lo squilibrio tra capacità pianificata e operatività.
I mercati stanno registrando volumi storicamente elevati di capacità impegnata e in fase iniziale. Sulla carta, questo è un segnale di fiducia ma, nella pratica, introduce un rischio di esecuzione, affermano gli analisti di DC Byte. Rendere operativo questo processo richiede una serie concomitante di condizioni favorevoli: fornitura di energia, tempi di costruzione, disponibilità di manodopera e approvazioni normative. Qualsiasi ritardo in un’area si ripercuote sull’intera curva di sviluppo.
Gli analisti osservano soprattutto nelle Americhe un divario crescente tra la capacità annunciata e ciò che può essere realisticamente consegnato. “Il rischio di esecuzione non è più teorico, ma si manifesta nelle tempistiche, nelle approvazioni e talvolta nella fattibilità stessa del progetto, afferma Alexandra Desseyn, responsabile della ricerca per le Americhe di DC Byte. “La domanda non è più quanto possiamo costruire, ma quanto velocemente possiamo portare i progetti dalla fase iniziale a quella con energia e personale”.
Verso nuovi mercati: l’Asia-Pacifico
Le difficoltà descritte stanno anche portando a un crescente allontanamento dai mercati core tradizionali. Sebbene gli hub consolidati continuino ad attrarre capitali, sono sempre più vincolati dalla disponibilità di energia elettrica, dalla concorrenza per i terreni e dai lunghi processi di approvazione.
La domanda non è più vincolante: la crescita ora favorisce coloro che sono in grado di operare in termini di energia, politiche, capitali e geopolitica.
In molti mercati Apac la domanda non è il fattore chiave: il fattore differenziante è la capacità degli sviluppatori dei progetti di data center di gestire rapidamente l’accesso all’energia elettrica, la complessità delle politiche e l’esecuzione. “Questo è sempre più ciò che determina quali mercati crescono e quali restano bloccati”, afferma James Murphy, amministratore delegato, Apac, DC Byte.
Di conseguenza, gli sviluppatori stanno attivamente cercando sedi secondarie e terziarie che offrano maggiore possibilità di scelta.
I nodi: energia, competenze, permessi
La disponibilità di energia elettrica è, ovviamente, un modo cruciale, soprattutto in termini di prontezza della rete e tempistiche di interconnessione. Tuttavia, ciò che ha distinto le conversazioni al PTC’26 è stata la frequenza con cui le discussioni si sono estese oltre l’energia.
Infatti, anche laddove vengono individuate soluzioni energetiche, i progetti possono comunque fallire senza la giusta base di manodopera e un contesto normativo adeguato. Diversi operatori hanno sottolineato che assicurarsi megawatt non garantisce la consegna se non ci sono abbastanza elettricisti, tecnici e operatori qualificati per costruire e gestire impianti per cicli di vita decennali.
Questo cambio di focus segnala una fase più matura del settore dei data center. L’energia elettrica può sbloccare un mercato, ma la forza lavoro e le politiche determinano se può sostenere la crescita. I mercati che non sono in grado di supportare le esigenze operative a lungo termine dei data center rischiano di perdere i contratti, indipendentemente da quanto possano apparire interessanti durante la fase di sviluppo.
Il ruolo delle comunità locali
Anche l’accettazione da parte del territorio sta influenzando sempre di più l’avanzamento o la sospensione dei progetti. Non è raro che progetti anche ben capitalizzati e con energia elettrica garantita subiscano ritardi o annullamenti quando l’opposizione locale si intensifica (e ciò accade soprattutto se lo sviluppo dei data center si espande in nuove aree geografiche e si avvicina ai centri abitati).
“Con l’ingresso dei data center in mercati secondari e in location periferiche, i progetti vengono valutati non solo in base al merito tecnico ed economico, ma anche in base alla chiarezza con cui viene comunicato il loro valore locale”, evidenzia Colby Cox, direttore responsabile per le Americhe di DC Byte. “Gli sviluppatori hanno osservato che quando le problematiche relative a consumo energetico, acqua, impatto sul territorio e occupazione a lungo termine vengono affrontate tempestivamente, i progetti tendono a procedere più rapidamente attraverso la pianificazione e le autorizzazioni. In caso contrario, l’opposizione può diventare un ostacolo decisivo”.












