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FAQ: data center

Nel 2026, la sfida principale per i data center non sarà la domanda, che continua a crescere grazie a cloud, social media e applicazioni di intelligenza artificiale, ma l'execution. Convertire la capacità pianificata in infrastrutture operative diventa sempre più complesso a causa della disponibilità di energia, normative stringenti e tempistiche di consegna. Il divario tra capacità annunciata e realizzata si sta allargando, con l'offerta sulla carta aumentata di oltre sei volte dal 2019, mentre la capacità reale cresce molto più lentamente. I ritardi nelle connessioni elettriche, i tempi di autorizzazione allungati e i vincoli infrastrutturali stanno bloccando molti progetti a metà della pipeline di sviluppo. In alcuni mercati come il Nord Virginia, i progetti per collegamenti elettrici superiori a 100 MW possono richiedere fino a 7 anni per essere completati.

Il mercato dei data center in Italia sta vivendo una fase di forte espansione. Secondo la ricerca di IDA (Italian Data Center Association), sono previsti investimenti per 21,8 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Nel 2024 la capacità complessiva ha toccato i 287 MW, con un incremento del 6% rispetto all'anno precedente, ma si prevede un aumento esponenziale: la potenza installata supererà l'attuale capacità entro il 2026, raggiungendo 1 GW nel 2028 e 2 GW nel 2031, con un aumento complessivo del 600% rispetto ai livelli del 2024. Milano resta il principale polo, ma si trova vicina alla saturazione virtuale, mentre emergono nuovi hub regionali come Genova, Bari e Napoli. Il settore impiega oggi quasi 14.000 unità tra costruzione, installazione, sicurezza e servizi, con ulteriori 6.800 posti di lavoro indiretti generati dall'indotto locale.

Gli investimenti nei data center stanno vivendo una crescita significativa, con un aumento del 59% su base annua a livello mondiale, segnando l'ottavo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. I principali driver di questa crescita sono l'intelligenza artificiale, il cloud pubblico e i social media, che insieme rappresentano quasi il 70% della domanda globale. L'AI in particolare sta trasformando radicalmente il settore, richiedendo infrastrutture AI-ready con potenze fino a 130kW per rack, rispetto ai tradizionali 5-10 kW. Questo ha portato all'adozione di nuove soluzioni di raffreddamento a liquido, come il direct-to-chip (D2C) e l'immersion cooling, poiché i sistemi tradizionali ad aria diventano inefficaci oltre i 30 kW per rack.

La distribuzione geografica dei data center sta subendo importanti cambiamenti. Con l'intensificarsi dei vincoli nei grandi hub mondiali, la crescita si sta spostando verso mercati secondari e terziari. In Nord America, l'espansione va oltre gli hub più congestionati verso corridoi emergenti con maggiore spazio per la rete. In Europa, la crescita si sta orientando verso le regioni meridionali e centrali, mentre in Asia-Pacifico gli operatori guardano oltre i gateway tradizionali. In Italia, Milano resta il principale polo ma è vicina alla saturazione, spingendo verso lo sviluppo di nuovi hub regionali come Genova, Bari e Napoli. I Paesi nordici europei mostrano una crescita particolarmente efficiente: la Norvegia ha registrato un CAGR quinquennale del 43% dal 2019, mentre la Finlandia ha aggiunto più di 1.400 MW di carico IT totale solo nel 2023-2024.

I data center moderni stanno adottando diverse innovazioni tecnologiche per rispondere alle crescenti esigenze di potenza di calcolo e sostenibilità. Una delle principali innovazioni è il passaggio dal raffreddamento ad aria al raffreddamento a liquido, fondamentale per gestire le altissime densità energetiche richieste dall'AI (fino a 130kW per rack). Le tecnologie emergenti includono il raffreddamento direct-to-chip (D2C), dove il liquido refrigerante viene applicato direttamente sul chip, e l'immersion cooling, dove l'intero server viene immerso in un fluido dielettrico non conduttivo. Altre innovazioni includono sistemi di free-cooling avanzati, gestione dell'alimentazione ad alta efficienza e sistemi di controllo ambientale intelligenti integrati con fonti di energia rinnovabili, come nel caso del data center ROM1 di Digital Realty a Roma.

L'intelligenza artificiale sta imponendo sfide energetiche senza precedenti per i data center. Con l'esplosione dell'AI, i consumi energetici sono aumentati drasticamente: un singolo rack destinato all'AI può superare i 130 kW, rispetto ai 5-10 kW dei rack standard. Secondo l'International Energy Agency (IEA), entro il 2026 i data center globali supereranno i 1000 terawatt-ora di consumo, con DC Byte che stima un aumento fino a 1700 terawatt-ora entro fine decennio. La disponibilità di energia elettrica scalabile è diventata il primo grande ostacolo, con regioni chiave come Loudoun County in Virginia, Arizona o Nevada che affrontano già pesanti limitazioni delle infrastrutture elettriche. I ritardi nelle nuove connessioni e nelle autorizzazioni per le sottostazioni rappresentano il vero collo di bottiglia per lo sviluppo di data center AI-ready.

In Italia stanno emergendo diversi progetti innovativi di data center. Tra questi spicca Intacture – The Natural Home of Data, il primo data center in Europa costruito all'interno di una miniera attiva nel Trentino. Gestito dalla partnership pubblico-privata Trentino DataMine, il progetto è cofinanziato dal PNRR per 18,5 milioni su un investimento complessivo di oltre 50 milioni. La struttura, incastonata nella Dolomia a oltre cento metri di profondità, garantisce massima sicurezza fisica e sostenibilità ambientale, con raffreddamento passivo naturale e consumo minimo di suolo. Un altro progetto significativo è ROM1 di Digital Realty a Roma, un data center di nuova generazione con capacità prevista superiore a 3 MW, progettato per ambienti di high-performance computing e carichi di lavoro ad alta densità, pensato per connettere le principali città del Mediterraneo tramite reti in fibra ottica e cavi sottomarini.

L'Italia ha sviluppato una strategia nazionale per i data center che mira a trasformare il paese in un hub del Mediterraneo. Il piano del MIMIT punta ad attrarre investimenti in questo comparto strategico attraverso la semplificazione normativa, con l'introduzione di un'autorizzazione unica per velocizzare i procedimenti e superare la frammentazione tra livelli amministrativi. Il decreto Energia introduce un procedimento autorizzativo unificato di dieci mesi. La strategia prevede anche il supporto a livello europeo per l'inserimento dei data center nel settore degli energivori, al fine di poter accedere alle relative agevolazioni. Nel settore pubblico, è in attuazione l'ambizioso piano del Polo Strategico Nazionale, che porterà alla creazione di quattro principali data center nazionali in colocation, alcune decine di hub regionali e a un'adozione crescente del cloud, con l'obiettivo di consolidare oltre 1.200 piccoli centri elaborazione dati in strutture moderne e scalabili.

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