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Badrinath: “5G standalone leva di crescita, l’Europa non perda il treno”



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Al Barcellona il dg di Gsma evidenzia il ritardi del Vecchio Continente: “Stati Uniti, Cina e Paesi del Golfo all’avanguardia. Essenziale investire nelle reri di nuovissima generazione”

Pubblicato il 3 mar 2026



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«È stato un grande onore aprire MWC26 Barcelona, il mio primo da direttore generale della GSMA». Vivek Badrinath sceglie l’avvio più simbolico per raccontare la “storia” della filiera Tlc di questi anni: lo sguardo indietro serve a dare peso alle scelte dei prossimi anni. E le ricorrenze, in questo caso, aiutano. «La prossima settimana celebriamo i 150 anni dalla prima telefonata di Alexander Graham Bell», ricorda, come primo passo di un percorso che ha portato fin qui. Poi la seconda pietra miliare: «centoquindici anni dopo, la prima chiamata Gsm fu effettuata in Europa», su uno standard destinato a diventare globale e a liberare scala e innovazione.

Nel frattempo, anche il Mobile World Congress taglia un traguardo: vent’anni a Barcellona. «Allora il 3G era appena partito e il Motorola Razr V3 era il telefono del momento». Oggi, sottolinea Badrinath, il settore vive su numeri completamente diversi: quasi 9 miliardi di connessioni, 5,8 miliardi di persone connesse, il 70% della popolazione mondiale. E un impatto economico che «lo scorso anno» è arrivato a 7,6 trilioni di dollari, pari al 6,4% del Pil globale, con una proiezione «oltre gli 11 trilioni entro il 2030».

5G standalone leva cruciale di modernizzazione

Gli anniversari, però, non sono un esercizio nostalgico. «Sono anche un’occasione per guardare avanti». Ed è qui che Badrinath mette sul tavolo la mappa: «davanti a noi si alzano tre montagne che dobbiamo scalare insieme». La prima è completare davvero il percorso del 5G. «Il 5G è la modernizzazione della società stessa», dice, evocando città “che pensano”, fabbriche autonome e robotica nella quotidianità. Il punto non è solo accendere nuove radio, ma accelerare sull’architettura: investire nel 5G standalone diventa essenziale.

E un messaggio è diretto anche a chi rallenta: «i Paesi che esitano resteranno indietro». Badrinath porta un indicatore di mercato: dove l’adozione supera il 10%, gli operatori vedono una crescita dei ricavi doppia rispetto a chi non ha compiuto lo stesso salto. La posta in gioco, in termini di business, è tutt’altro che marginale: il 5G standalone potrebbe aggiungere fino a 187 miliardi di dollari ai ricavi mobile entro il 2030.

Europa indietro

A rendere la diagnosi più crtitica arriva il confronto geografico. Stati Uniti, Cina e Paesi del Golfo vengono citati come mercati dove «porti, fabbriche, ospedali» girano su 5G-Advanced. «Non sono prove di concetto, sono operazioni e servizi reali in uso commerciale». L’Europa, invece, secondo Badrinath «sta perdendo terreno», e c’è «molto di più da fare» per liberare il potenziale del 5G, con un focus particolare sullo slicing, leva chiave per i casi d’uso industriali.

Il freno è prima di tutto strutturale: la mancanza di scala rende più difficile sostenere gli investimenti necessari. Da qui l’apertura verso il lavoro di Bruxelles: «accogliamo con favore la revisione delle linee guida sulle fusioni della Commissione» e, aggiunge, l’associazione ha lavorato a proposte concrete per supportare il percorso. Il ragionamento è lineare: per “promettere” il 6G serve prima una base sana, e questa base passa dal completamento del 5G standalone.

Una visione “telco-grade” per l’AI

Un punto saliente dello speech non poteva non essere l’intelligenza artificiale. «Sta trasformando il mondo e il modo in cui ci relazioniamo con esso». Ma le telco non sono spettatrici: «abbiamo un ruolo cruciale perché siamo uno strato fondamentale dello stack dell’AI». In altre parole, l’infrastruttura di rete abilita l’AI all’edge, in tempo reale, «per miliardi di persone».

Gli operatori, sostiene, «stanno investendo su scala»: dal progetto di Deutsche Telekom per una “AI factory” da 1 miliardo di euro, a China Mobile che punta a raddoppiare l’investimento entro il 2028, fino ad AT&T «all-in» sull’agentic AI. Ma il passaggio più operativo è la critica ai modelli attuali: «la ricerca mostra che i modelli di oggi non soddisfano le esigenze specifiche delle telco». Da qui l’obiettivo: costruire “telco-grade AI”.

Open Telco AI e il rischio di un nuovo divario linguistico

Per colmare il gap, la GSMA ha annunciato Open Telco AI, iniziativa che punta a far crescere l’ecosistema con modelli e dataset aperti, più capacità di calcolo per l’addestramento e un indice per misurare i progressi. Ma Badrinath inserisce subito il tema della responsabilità: «nel mondo ci sono oltre 7.000 lingue e l’AI è addestrata solo su una manciata». Il rischio è un nuovo “language gap”, che si somma alle fratture già note: copertura e uso.

I numeri della non-connessione restano enormi: 300 milioni di persone non sono ancora coperte da una rete mobile, e 3,1 miliardi vivono in aree coperte ma non usano internet mobile. In totale, 3,4 miliardi restano tagliati fuori. E se le opportunità digitali – dal mobile money all’istruzione e alla sanità – «stanno già trasformando milioni di vite», la priorità diventa «renderle accessibili a miliardi».

L’Africa laboratorio dell’AI aperta

Nel ragionamento del dg, l’Africa è un banco di prova naturale: «2.000 delle 7.000 lingue del mondo sono parlate in Africa». Un contesto dove sperimentare una strada “open” può incidere direttamente sull’inclusione. La GSMA, aggiunge, ha lanciato il primo Open Swahili Reasoning Model e «due nuovi compute provider» hanno preso impegno per supportare una serie di modelli aperti per lingue africane. Il punto, ribadisce, è politico e industriale insieme: «il prossimo breakthrough può arrivare da ovunque, ma solo se tutti sono connessi».

Gli scammer vincono la corsa: serve un’alleanza

La terza montagna è la sicurezza. «Oggi gli scammer stanno vincendo la corsa agli armamenti», usando tecnologia per «sfruttare i vuoti tra settori e Paesi» e adattarsi più velocemente delle difese. La minaccia è globale e «richiede un’azione urgente e coordinata». La risposta, per l’industria, passa da investimenti in difese avanzate, protezione di handset e reti e condivisione di intelligence con i partner digitali.

In questo quadro Badrinath inserisce GSMA Open Gateway come strumento abilitante. La Scam Signal API, per esempio, ha migliorato i tassi di rilevazione «fino al 40%» ed è in fase di rollout globale. Ma il dg non fa sconti sulla realtà: «la maggior parte delle truffe avviene oltre il controllo degli operatori». E quindi, nessuno può farcela da solo: «dobbiamo essere uniti contro le truffe – operatori, esperti di sicurezza, attori dell’ecosistema, governi e consumatori – per costruire un futuro digitale più sicuro».

Sovranità e resilienza, accoppiata vincente

La chiusura torna al principio che ha consentito al mobile di diventare «il sistema nervoso del mondo digitale»: standard globali, scala globale, innovazione globale. In una fase in cui crescono esigenze «legittime» di sovranità, resilienza e protezione, Badrinath avverte che la frammentazione ha un costo: «nessuno vuole tornare ai tempi in cui cambiavamo telefono quando viaggiavamo». La promessa, conclude, è conservare ciò che ha alimentato il progresso e usarlo per diventare «ponti tra Paesi, industrie e persone», perché «anche se il panorama globale cambia, il mondo ha ancora bisogno di una connessione senza soluzione di continuità».

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