5G, satelliti commerciali e cloud stanno ridisegnando l’architettura delle comunicazioni militari sul campo. Nei conflitti contemporanei la capacità di scambiare dati in tempo reale tra sensori, droni, veicoli e centri di comando diventa un fattore decisivo per le operazioni. “Quello che stiamo osservando è un cambiamento fondamentale – spiega Olivier Ondet, VP Marketing & Strategy Resilient Networks & Defence Cloud del gruppo Thales – Le forze in campo devono poter operare e comunicare ben oltre la linea del fronte”, e la rete deve quindi collegare unità tattiche, logistica, artiglieria, intelligence e centri di comando che operano anche a grande distanza dal teatro di combattimento.
Indice degli argomenti
Quando le reti militari tradizionali non bastano più
Le architetture sviluppate negli ultimi decenni privilegiano robustezza e continuità operativa, per consentrire alle reti di funzionare con strutture distribuite che permettono ai nodi di comunicare tra loro anche quando parte dell’infrastruttura viene danneggiata.
Ma quando cresce il volume di dati da trasmettere emergono i limiti: “Le comunicazioni militari tradizionali sono molto robuste contro il jamming e la distruzione di singoli nodi, ma tra i limiti principali c’è la velocità e la quantità di dati che possono trasportare – spiega Ondet- Quando bisogna portare molta intelligence alle forze armate diventa necessario guardare a soluzioni a banda larga, come il satellite o il 5G”.
L’ibridazione tra reti militari e infrastrutture civili
Tra le trasformazioni in atto una delle più evidenti riguarda l’integrazione tra tecnologie militari e infrastrutture sviluppate nell’ambito civile. “I veicoli da combattimento oggi non si connettono soltanto tra loro attraverso reti militari – sottolinea Ondet – Possono anche utilizzare connettività locale, satelliti commerciali o reti 4G e 5G presenti nell’area delle operazioni. In alcune situazioni questo consente di passare da minuti a pochi secondi per trasmettere informazioni critiche, ad esempio quando bisogna identificare un bersaglio e coordinare il fuoco di supporto”.
La vulnerabilità delle reti aperte
Ma l’uso di infrastrutture civili introduce nuove superfici di rischio, dal momento che le reti aperte possono essere intercettate, disturbate o utilizzate per individuare la presenza delle forze militari. “Se l’avversario rileva che molti dispositivi militari stanno utilizzando una rete commerciale in una certa area – spiega Ondet – può dedurre che lì è in corso un’attività operativa”. Proprio per ridurre questi rischi vengono adottate tecniche di anonimizzazione del traffico, rotazione delle identità digitali e sistemi di adattamento dinamico dei parametri di rete.
Il ruolo strategico delle comunicazioni satellitari
Le comunicazioni satellitari restano uno dei pilastri delle reti operative, soprattutto nelle aree prive di infrastrutture terrestri. Negli ultimi anni il panorama spaziale si è ampliato con la diffusione delle costellazioni in orbita bassa e media.
“Oggi esistono diversi tipi di orbita: geostazionaria, media e bassa. Le costellazioni in orbita bassa offrono latenza più ridotta e stanno diventando sempre più importanti per le comunicazioni – commenta l’esperto – Quando si decide a quale costellazione collegarsi non si compie solo una scelta tecnica, ma anche una scelta geopolitica: bisogna capire chi controlla l’infrastruttura e chi può garantire il servizio”.
Piattaforme aeree e connettività operativa
Anche piattaforme aeree come droni ed elicotteri stanno diventando nodi chiave delle reti operative. Ondet cita ad esempio test che integrano comunicazioni satellitari sugli elicotteri per garantire il collegamento con i sistemi di comando anche durante voli a bassa quota. “Portare la connettività satellitare sugli elicotteri permette di rimanere connessi anche volando a bassa quota. Questo consente di ridurre la probabilità di essere individuati mantenendo comunque il collegamento con il sistema di comando”.
Interoperabilità e operazioni di coalizione
Le missioni militari coinvolgono sempre più spesso coalizioni internazionali. La capacità di condividere informazioni tra forze armate diverse diventa quindi un requisito operativo essenziale. Proprio in quest’ottica la Nato ha sviluppato standard come la Federated Mission Network (FMN) per garantire interoperabilità tra i sistemi di comunicazione dei Paesi alleati.
“Prima ancora di essere dispiegate sul campo, i Paesi coinvolti devono poter collegare i propri sistemi e condividere informazioni tra i centri di comando – argomenta Ondet – La standardizzazione è essenziale per permettere alle coalizioni di operare insieme”. In quest’ottica la preparazione delle reti tra alleati diventa quindi parte integrante della pianificazione strategica delle operazioni sul campo.
Verso reti militari sempre più mobili
La trasformazione delle comunicazioni procede verso sistemi più compatti, flessibili e capaci di adattarsi rapidamente alle condizioni operative: “La mobilità è il modo migliore per restare al sicuro – conclude Ondet – I sistemi di comunicazione diventeranno sempre più piccoli e agili, un po’ come è accaduto con gli smartphone”.
L’evoluzione tecnologica punta così sull’integrazione tra satelliti, reti terrestri e infrastrutture cloud, con l’intelligenza artificiale impiegata per ottimizzare la gestione delle reti. Per le forze armate, gestire queste infrastrutture diventa un tema di capacità operativa, dal momento che da queste reti dipenderanno sempre più velocità decisionale, coordinamento delle unità e continuità del comando.













