“Siamo convinti che la rete debba entrare pienamente nei processi di crescita del Paese e diventare una vera leva di sviluppo. Una rete disponibile, ma non utilizzata in maniera efficiente non genera valore. L’obiettivo, quindi, deve essere quello di assicurare una connettività stabile, performante e realmente fruibile, soprattutto nelle aree che ancora soffrono ritardi infrastrutturali”.
Lo ha affermato Pietro Piccinetti, AD di Infratel Italia, nella presentazione alla Camera della Relazione Annuale 2026 della società del gruppo Invitalia. La relazione descrive un quadro articolato del percorso intrapreso nel triennio 2023-2025 e delle prospettive di sviluppo nel settore delle telecomunicazioni.
Indice degli argomenti
Piccinetti: “Completare le reti, garantirne sicurezza e efficienza”
Piccinetti ha ribadito che “La sfida non è solo completare le reti, ma anche garantirne nel tempo sicurezza, efficienza e capacità operativa, fattori cruciali per proteggere servizi essenziali come quelli sanitari, scolastici e amministrativi”.
In relazione al quadro di policy, l’AD di Infratel ha affermato che “Il Pnrr ha rappresentato un potente acceleratore, ma ora occorre completare e rafforzare il presidio della governance delle reti pubbliche” e che “Infratel Italia dovrà potenziare il proprio ruolo come presidio strategico dello Stato sulle infrastrutture di rete, contribuendo a garantire coordinamento, continuità e sicurezza”.
Infratel, ruolo crescente nella governance delle infrastrutture
La Relazione 2026 evidenzia un ruolo crescente di Infratel Italia nella governance delle infrastrutture di connettività nazionale, in una prospettiva di sviluppo economico e di inclusione sociale.
Il presidente Alfredo Maria Becchetti ha sottolineato che “La crescita dei ricavi è il risultato di un lavoro costruito negli anni, ma il dato più rilevante è il funzionamento della rete, elemento strategico e a servizio del Paese”. Becchetti ha aggiunto che “I piani sviluppati da Infratel hanno rafforzato l’infrastruttura nazionale delle reti, contribuendo alla diffusione della banda ultralarga”.
Infratel Italia si è affermata come soggetto attuatore della Strategia nazionale per la banda ultralarga (Piano Bul e Pnrr), ampliando progressivamente il proprio bacino di clienti dalla sola Pubblica amministrazione centrale (Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), verso le amministrazioni regionali e ulteriori dicasteri, come il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase).
I risultati economici: ricavi a 50 milioni di euro
I ricavi diretti di Infratel Italia sono cresciuti da 34,7 milioni di euro nel 2022 a circa 50 milioni nel 2025. La crescita dei ricavi ricorrenti è stata pari al 16%, con oltre il 60% delle entrate già coperto da progetti pluriennali. Il risultato netto del 2025 si attesta a 5,3 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 5,8 milioni, mentre il valore complessivo delle commesse gestite raggiunge gli 8,5 miliardi di euro.
Le prospettive indicano una crescita dei ricavi diretti fino a 63,1 milioni nel 2030, con una progressiva diversificazione delle fonti tra concessioni, rete diretta e servizi professionali e applicativi.
L’organico medio è previsto in crescita fino a 420 unità nel 2027, per poi stabilizzarsi intorno a 364 unità nel 2030, con una quota di personale a tempo indeterminato pari al 65%.
Sul fronte delle realizzazioni, si contano 6 milioni di unità immobiliari in fibra ottica, oltre 27mila scuole connesse a internet con banda larga, 7.900 strutture sanitarie connesse e 4 milioni di km di infrastrutture mappate nel catasto tecnologico. Un dato di rilievo sistemico riguarda l’indice Desi, che per il 2025 colloca la copertura Ftth italiana al 70,7%, superiore alla media europea, a riprova dell’efficacia dell’intervento pubblico coordinato da Infratel Italia.
L’impegno della società è quello di evolvere da braccio operativo di programmi governativi a soggetto istituzionale stabile, con know-how specialistico e una base di ricavi autonoma e diversificata, configurandosi come abilitatore della sovranità nazionale nella connettività pubblica.
Le reti per la crescita del Paese: i servizi digitali
Importanti anche gli effetti sulle comunità locali: “Abbiamo potuto constatare come, laddove siamo arrivati con le nuove infrastrutture, abbia preso avvio un nuovo processo di ripopolamento dei territori: la presenza di servizi digitali avanzati porta con sé imprese, sviluppo economico e ricchezza, offrendo nuove opportunità anche ai piccoli borghi”.
Sul fronte sociale, “Riducendo il digital divide, abbiamo migliorato il livello e la qualità della vita dei cittadini”, ha proseguito Becchetti: “portare la fibra ottica ovunque, connettendo scuole e strutture sanitarie, significa creare reali condizioni di benessere diffuso e di inclusione digitale su tutto il territorio nazionale”.
Urso: “L’Italia costruisce la sua sovranità digitale”
Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy: “Oggi Infratel ci consegna un dato politico chiaro: l’Italia sta costruendo, con determinazione, la propria sovranità digitale. Negli ultimi anni abbiamo trasformato la banda ultralarga da privilegio urbano a infrastruttura democratica. Grazie alla collaborazione tra Mimit e Infratel, abbiamo ridotto il digital divide e portato fibra e Fwa dove il mercato non sarebbe mai arrivato. Stiamo rafforzando le reti regionali, sostenendo la domanda di servizi digitali, investendo nelle competenze e nelle tecnologie strategiche, perché un’Italia connessa è un’Italia più autonoma, più sicura, più forte. La rete è la nuova infrastruttura nazionale, indispensabile quanto l’energia e i trasporti”.
Alessandro Morelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, coordinamento della politica economica e di programmazione degli investimenti pubblici, ha dichiarato: “Dobbiamo essere consapevoli che l’infrastruttura delle reti è fondamentale e rappresenta solo uno dei tasselli di un più ampio mosaico di infrastrutture fisiche e digitali. Insieme, queste componenti costituiscono un vero e proprio motore abilitante, capace di generare valore per la pubblica amministrazione, le imprese e le famiglie, favorendo l’evoluzione dei territori e rafforzando la competitività del Paese. Da qui deriva la necessità di attribuire priorità assoluta alla sicurezza digitale, che va intesa non solo come tutela della privacy delle famiglie, ma anche come garanzia della sicurezza e della resilienza delle infrastrutture pubbliche, degli interessi nazionali e del tessuto imprenditoriale. Investire nelle reti e colmare i divari esistenti è un dovere che non si esaurisce nella sola azione del settore pubblico: oggi dobbiamo lavorare, con il contributo determinante del Governo e dell’Europa, per sostenere l’upgrade tecnologico anche nei piccoli comuni, affinché la crescita digitale diventi una missione condivisa da Stato, imprese e attori territoriali”.
Gli obiettivi al 2030 e il modello Sinfi
Guardando alle prospettive, il presidente di Iinfratel ha affermato che “Come società, stiamo finalmente ponendo le basi per una digitalizzazione a 360 gradi. In tal senso, il Pnrr ha dato una spinta decisiva, permettendo di raggiungere anche le aree più difficili e a fallimento di mercato”. L’obiettivo ora “è completare la copertura entro il 2030, garantendo a tutto il Paese connessioni adeguate al futuro”.
Un ulteriore elemento citato nella relazione annuale riguarda il modello Sinfi. In merito, Piccinetti ha dichiarato: “Siamo orgogliosi che il modello Sinfi sia diventato un punto di riferimento per i paesi che guardano all’Europa per lo sviluppo delle proprie infrastrutture digitali. Mettere a disposizione della Serbia la nostra esperienza tecnica e le innovazioni introdotte con la nuova piattaforma è un riconoscimento del grande lavoro svolto in questi anni”.
L’AD di Infratel ha aggiunto che “Questo confronto dimostra come la digitalizzazione non conosca confini e come la collaborazione tra istituzioni sia la chiave per costruire una rete europea moderna, efficiente e integrata”.
Il Sinfi è oggi il catasto nazionale delle infrastrutture sopra e sottosuolo e rappresenta un asset strategico che raccoglie dati di operatori pubblici e privati per accelerare la posa delle reti ad altissima velocità.
L’interesse della Serbia per il modello italiano si inserisce in un percorso di cooperazione volto alla creazione di un sistema analogo (Single Information Point), in linea con il quadro normativo europeo e con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle infrastrutture digitali e la condivisione delle informazioni.






