Il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Telecom Italia, con l’obiettivo di acquisirne l’intero capitale sociale e procedere alla revoca dalla quotazione su Euronext Milan. Il corrispettivo complessivo dell’operazione è indicato in circa 10,8 miliardi di euro.
“Tim prende atto dell’offerta”, afferma un portavoce della società. Lunedì 23 si riunirà il consiglio di amministrazione per avviare il processo di valutazione dell’offerta.
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Il perimetro dell’operazione
Secondo quanto comunica il gruppo guidato da Matteo Del Fante, l’operazione punta a dare vita a “un unico Gruppo”, integrando due tra le principali realtà industriali italiane. Nella ricostruzione di Poste, il nuovo soggetto nascerebbe come la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.
Corrispettivo per gli azionisti Tim
L’offerta prevede per ciascuna azione Tim conferita una componente in denaro pari a 0,167 euro e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. Sulla base dei termini indicati nel comunicato, il corrispettivo esprime una valorizzazione di 0,635 euro per azione Tim, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo 2026.
Ricavi, margini e dimensione del nuovo gruppo
Nel documento diffuso al mercato, Poste Italiane indica che il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese, con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, Ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. L’azienda lega questa prospettiva alla convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale, in continuità con il modello di business di “società piattaforma”.
Asset industriali e rete distributiva
Poste Italiane spiega che l’integrazione aggiungerebbe alla propria piattaforma una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione rilevante nelle infrastrutture cloud e data center e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana. Un passaggio centrale del razionale industriale riguarda anche la rete distributiva: quasi 13 mila uffici postali, oltre 4 mila punti vendita Tim e una rete di oltre 49 mila partner terzi, insieme a una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi. Nel comunicato viene inoltre richiamata l’App “P” di Poste Italiane, indicata come piattaforma per l’integrazione rapida di nuovi prodotti e servizi.
Sinergie attese e integrazione già avviata
La società stima sinergie ante imposte pari a circa 0,7 miliardi di euro annui a regime, di cui 0,5 miliardi riconducibili a sinergie di costo e oltre 0,2 miliardi a sinergie di ricavo. Poste precisa che il percorso di integrazione industriale e commerciale sarebbe già stato avviato negli ultimi mesi, a partire dall’acquisizione della prima partecipazione in Tim nel febbraio 2025, citando tra gli sviluppi il contratto Mvno, la partnership nel comparto dell’energia e delle polizze assicurative di protezione e ulteriori progettualità congiunte in fase di sviluppo.
Governance, occupazione e tempi
Nel comunicato si legge che, a valle del perfezionamento dell’offerta, Poste Italiane manterrà una maggioranza del capitale riconducibile a soggetti a controllo pubblico, in un assetto che il gruppo descrive come stabile e coerente con la natura dei servizi offerti. La nota aggiunge inoltre che le iniziative per il raggiungimento delle sinergie di costo saranno implementate “senza impatti sull’impiego di personale degli Uffici Postali, della rete postale e pacchi e dei servizi di telecomunicazione”. Il perfezionamento dell’operazione è indicato entro la fine del 2026, subordinato alle necessarie autorizzazioni regolamentari e alle ulteriori condizioni che saranno precisate nel documento di offerta.
Il commenti degli analisti
“L’ingresso di Poste in Tim ha segnato una nuova fase di ampliamento dell’attività di
Poste. L’operazione rientra nella strategia di lungo periodo di Poste Italiane di creare un
operatore sistemico leader nei settori finanziario e assicurativo, logistica, telecomunicazioni e servizi digitali – spiegano gli analisti di Intermonte – Il modello di business di “società piattaforma” consente con l’integrazione d i Tim di sfruttare la convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale aprendo nuove
opportunità per i clienti attuali e prospettici del gruppo Poste”.
Secondo gli esperti inoltre, il caso di successo dell’offerta, le sinergie sia di costo che di ricavo appaion fattibili e “Tim Poste aumenterà sensibilmente le proprie dimensioni e liquidità con una creazione di valore interessante una volta ottenute le sinergie mentre nel contempo aumenterà anche la leva finanziaria considerando il cash-out fino a €2.8bn ed il consolidamento del debito di Tim”.
Per Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’operazione “non è un raid finanziario. È la naturale evoluzione di una strategia avviata nel febbraio 2025”, con l’azienda “che ha sempre definito” l’operatore Tlc “un investimento industriale di lungo periodo, funzionale alla creazione di sinergie tra telecomunicazioni, servizi Ict, contenuti, pagamenti, assicurazioni ed energia. Oggi quella visione prende forma”.
“Il gruppo parla apertamente della creazione di un’infrastruttura integrata, pilastro per l’economia nazionale, capace di unire rete, cloud, edge computing, dati, logistica e distribuzione. Il passaggio è netto – dice – da rete distributiva a piattaforma abilitatrice della trasformazione digitale del Paese. Il timing dell’operazione poi non è casuale. Poste si muove adesso perché Tim , per la prima volta dopo anni, ha smesso di essere soltanto una storia di risanamento. Basta guardare la traiettoria degli utili per capire la profondità del cambio di fase. Il ritorno all’utile non è un dettaglio contabile, è il segnale che il lavoro più doloroso di pulizia di bilancio è alle spalle”, conclude Debach.
Il commento dei sindacati
Per Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil, l’annuncio di Poste Italiane di voler acquisire l’intero pacchetto azionario di Tim “è sicuramente una novità positiva per il Paese e mostra con sempre più evidenza la volontà dell’azienda di diventare la “piattaforma” digitale del Paese”.
“Salutiamo con favore anche la volontà di investire sulle professionalità presenti in Tim alle quali vanno riconosciuti i sacrifici di questi anni che hanno contribuito alla tenuta aziendale nonostante le numerose scelte discutibili delle governance che si sono succedute nel tempo – sottolinea Saccone – Nonostante i tanti errori, a partire dalla separazione della rete fissa, questa operazione indica chiaramente che una strada per riportare il Paese al centro della competizione tecnologica digitale internazionale giocando un ruolo da protagonista in Europa è ancora possibile e passa necessariamente per la ricostituzione di un campione nazionale integrato delle Tlc a controllo pubblico”.
Positivo anche il commento della Uilcom e della Uilposte, secondo le quali “si tratta di un’operazione di portata storica che punta a integrare due fondamentali realtà industriali del Paese per creare la più grande infrastruttura connessa d’Italia”. ribadiscono che la creazione di valore deve procedere di pari passo con la tutela del lavoro.
Ma, pur accogliendo le dichiarazioni aziendali circa l’assenza di impatti sui livelli occupazionali della rete, si ritiene indispensabile che siano esplicitate alcune garanzie:
Governance e stabilità: la conferma dello Stato italiano come azionista di maggioranza (oltre il 50%) è una precondizione essenziale per garantire che il mandato strategico resti orientato all’interesse generale e alla tenuta sociale
Relazioni industriali: crediamo opportuna la costituzione di un tavolo con Poste Italiane e con Tim che avvii il confronto tra le parti nello spirito di relazioni industriali costruttive e propositive. Il sindacato non può e non deve essere considerato un mero spettatore, ma un attore attivo capace di contribuire alla definizione di un percorso che valorizzi le professionalità di entrambi i Gruppi. Per questo pensiamo che vi debba essere un confronto costante sul progetto di aggregazione.
Tutele per i lavoratori e l’indotto: è prioritario che le sinergie di costo stimate in 0,5 miliardi di euro non ricadano sui lavoratori. Esprimiamo particolare attenzione per i lavoratori dell’indotto e per realtà specifiche come Telecontact, per i quali chiediamo piene garanzie di continuità occupazionale e normativa all’interno del Gruppo.
Valorizzazione delle risorse umane: il nuovo Gruppo, che conterà oltre 150 mila dipendenti, deve garantire l’estensione delle migliori pratiche di welfare e formazione, assicurando che l’integrazione di Tim come “fabbrica prodotto” avvenga senza strappi nel tessuto sociale delle aziende coinvolte.
“Importante l’interessamento di Poste per l’acquisizione del 100% di Tim”, evidenzia Alessandro Faraoni, segretario generale della Fistel Cisl. “Monitoreremo e valuteremo sempre con la massima attenzione come sindacato l’evoluzione dell’Opas – aggiunge – Il futuro progetto industriale tra due aziende così importanti per il futuro delle stesse e per la digitalizzazione del Paese non può che essere vista con positività e sempre con la massima attenzione verso il capitale umano attuale, come del resto dichiarato dallo stesso ad di Poste Italiane nel comunicato stampa di ieri, ma anche per le future generazioni per le nuove competenze digitali necessarie alla transizione digitale”.
Asati: “Aumentare premio e corrispettivo per i piccoli azionisti”
Asati, associazione dei piccolo azionisti di Telecom Italia, ritiene “positiva l’idea di integrare Telecom Italia in un grande polo nazionale delle infrastrutture digitali e di servizi, che potrebbe valorizzare nel medio periodo il ruolo strategico di Tim quale asset di sistema del Paese”.
Tuttavia, ritiene indispensabile che un’operazione di tale portata sia accompagnata da condizioni chiare, trasparenti e correttamente remunerative per gli azionisti di minoranza. Nel merito, Asati ritiene che il premio attualmente proposto, pari al 9,01% sul prezzo ufficiale di Tim del 20 marzo 2026, non rifletta pienamente il valore strategico di Telecom Italia nel nuovo gruppo Poste-Tim, né le potenziali sinergie e gli obiettivi industriali. Asati chiede che il premio per azione Tim sia aumentato in modo sostanziale, in coerenza con il valore di riferimento di mercato e con il ruolo strategico che telecomunicazioni e infrastrutture digitali rivestono per il Paese; il corrispettivo per la componente in denaro sia notevolmente aumentato, rispetto alla componente in titoli di Poste Italiane, al fine di garantire adeguata tutela per i piccoli azionisti.





