Se l’Europa aumenterà le regole per il settore telecom, metterà a rischio non sono il consolidamento del mercato, ma la stessa sovranità digitale dell’Ue. Lo ha affermato il ceo di Deutsche Telekom, Tim Höttges, all’assemblea con gli azionisti, secondo le dichiarazioni diffuse dalla stessa telco.
Il bersaglio (pur non citato) di Hoettges è il Digital Networks Act: per il numero uno di DT, una nuova serie di regole che gravano sulle telco impedirebbe agli operatori di espandersi e ostacolerebbe, di conseguenza, il progresso verso una maggiore sovranità.
“Abbiamo già centinaia di autorità che vigilano sul settore digitale europeo. Eppure Bruxelles sta pianificando ulteriori regolamentazioni”, ha detto Höttges.
Il Digital networks act, la proposta della legge sulle reti digitali, è stato adottato dalla Commissione europea a fine gennaio. Da punto di vista di Bruxelles, “modernizzerà il quadro giuridico per la connettività per aumentare l’innovazione e gli investimenti in un’infrastruttura digitale avanzata e resiliente nell’Unione europea. Alla luce della trasformazione tecnologica e del contesto geopolitico, un’infrastruttura digitale all’avanguardia è fondamentale per l’economia e la società europee”.
Indice degli argomenti
Digital networks act, il rischio della microregulation
Commentando il Digital Networks Act (Dna), già l’associazione di categoria Gsma aveva avvertito che, sebbene sia concepita per semplificare la regolamentazione, nella sua formulazione sembra creare una maggiore complessità, con l’introduzione di norme settoriali aggiuntive, organismi amministrativi, obblighi di rendicontazione e altro ancora.
Anche il Berec, che rappresenta le autorità di regolamentazione nazionali europee, si è espresso sul Dna all’inizio di questa settimana, sottolineando il rischio di una maggiore complessità e incertezza legate ad alcuni aspetti della legge.
Höttges non è entrato nei dettagli del Dna, almeno nelle dichiarazioni diffuse nella nota di Deutsche Telekom, né ha parlato di specifici aspetti della regolamentazione europea sulle telecomunicazioni, ma ha chiarito la sua posizione in merito.
“Credo che l’Europa voglia la cosa giusta”, ha affermato Höttges. “Ma non può esserci sovranità europea senza economie di scala. Per questo non dobbiamo continuare sulla strada della microregolamentazione”.
Il discorso di Höttges
Le dichiarazioni del ceo della telco tedesca sono state pronunciate durante un discorso all’assemblea degli azionisti di Deutsche Telekom a Bonn in cui Höttges ha presentato Deutsche Telekom come “un punto di riferimento affidabile in un mondo incerto” e un’azienda che mantiene le promesse.
“Questo successo è dovuto alla nostra strategia, che è rimasta stabile per anni; anche questa è affidabile”, ha affermato Höttges.
“Traiamo forza da due continenti: Europa e Stati Uniti”, ha sottolineato Höttges. “Non si tratta di una coincidenza geografica, ma di un vantaggio strategico. Uniamo stabilità e dinamismo come nessun altro operatore di telecomunicazioni al mondo. Stiamo crescendo su entrambe le sponde dell’Atlantico.”
Deutsche Telekom lha registrato una crescita organica del fatturato del 4,2% su base annua, raggiungendo i 119 miliardi di euro, e un aumento dell’Ebotdaal del 4,7%, arrivando a 44,2 miliardi di euro.
La crescita è stata, come sempre, trainata da T-Mobile US, che contribuisce per due terzi al fatturato del gruppo, ma anche il mercato tedesco ha registrato una performance positiva, con un aumento dei ricavi da servizi dell’1,5%, grazie alla crescita sia della rete fissa che di quella mobile.
Per il 2026 la telco prevede crescita delle vendite leggermente più alta e un obiettivo di Ebidaal di 47,4 miliardi di euro, ovvero oltre 3 miliardi di euro in più rispetto al 2025 – previsioni confermate da Höttges agli azionisti.
Digital networks act, i rilievi del Berec
Anche il Berec ha indicato, nella sua valutazione preliminare della proposta della Commissione europea per il Digital networks act, che vi sono “aree in cui sono necessari ulteriori perfezionamenti per garantire che il Dna rafforzi, anziché complicare, il mercato interno europeo delle comunicazioni elettroniche”.
L’organismo si è detto “pronto a fornire la propria competenza normativa al fine di evitare complessità o incertezze eccessive e di garantire che il quadro normativo definitivo realizzi un’Europa digitale competitiva, connessa e resiliente”.
Il Berec, prosegue a nota dei regolatori Ue, “accoglie con favore gli obiettivi aggiornati introdotti dal Dna, tra cui la resilienza e la sostenibilità, che si aggiungono agli obiettivi già affrontati dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Pur sostenendo l’ambizione di rafforzare la competitività del settore digitale dell’Ue il Berec sottolinea che ciò può essere raggiunto solo attraverso un quadro di concorrenza efficace e solido. Il Berec rileva inoltre che la proposta introduce elementi di maggiore centralizzazione che richiedono ulteriori chiarimenti per garantire che contribuiscano efficacemente al buon funzionamento del mercato interno”.
Il Dna introduce complessità e centralizzazione?
Pur riconoscendo l’intenzione della Commissione di semplificare le procedure di autorizzazione generale, secondo il Berec il meccanismo del passaporto unico proposto dal Digital Networks Act “solleva preoccupazioni sotto diversi punti di vista. In particolare, concentrando significative responsabilità di controllo nello Stato membro di prima notifica, il sistema rischia di favorire il foro più favorevole, di generare oneri di vigilanza ineguali e di rallentare l’applicazione delle norme”.
Il Berec ha osservato anche che il Dna propone importanti modifiche alla gestione dello spettro, tra cui il trattamento dello spettro come risorsa a livello Ue e l’introduzione di norme comuni per le tariffe, i diritti di lunga durata e l’autorizzazione satellitare. Sebbene tali misure mirino all’armonizzazione, “la procedura di mercato unico proposta, che include il diritto di veto della Commissione, indica una notevole tendenza alla centralizzazione e solleva alcune preoccupazioni”.
Inoltre, alcune proposte, in particolare l’introduzione di licenze a durata illimitata e di rinnovi automatici, “rischiano di favorire i titolari di diritti esistenti e di ridurre la contendibilità del mercato”. D’altro canto, il Berec ha accolto con favore il ruolo proposto per il Berec stesso sugli aspetti di definizione del mercato relativi all’assegnazione dello spettro. Per quanto riguarda l’autorizzazione satellitare, il BEREC sostiene il coordinamento a livello UE, ma sottolinea la necessità di allineamento con le norme ITU-R”.
Sul mantenimento del regime di potere di mercato significativo, un pilastro del modello normativo dell’Ue, unitamente alla continua disponibilità di strumenti di accesso simmetrico, il Berec si dice favorevole; tuttavia, diverse proposte, tra cui nuove regole di sequenza per i rimedi, la potenziale rimozione della Raccomandazione sui mercati rilevanti e l’ampliamento dei poteri di veto della Commissione, potrebbero ridurre la capacità delle autorità nazionali di regolamentazione di rispondere alle esigenze del mercato nazionale.
Sovranità digitale, l’Europa a un bivio
Il tema della sovranità digitale e tecnologica si sta ponendo con urgenza all’Europa anche per l’attuale contesto geopolitico. I dati parlano chiaro: il nostro continente dipende da tecnologie estere. Il 53% della potenza energetica installata per i data center europei è concentrato in soli 10 operatori globali, di cui 7 statunitensi, e l’80% del mercato europeo del cloud è controllato da hyperscaler e provider Usa. Anche in Italia, metà degli investimenti previsti in data center proviene da 3 hyperscaler statunitensi. Nell’intelligenza artificiale, l’Europa vanta numerose eccellenze nella ricerca accademica in confronto agli Usa: il 15% delle pubblicazioni globali sull’Ai proviene dal nostro continente contro il 9% degli Stati Uniti. Ma siamo indietro nel convertire la ricerca in capacità brevettuale: solo il 3% dei brevetti totali è europeo, contro il 14% statunitense. E il ritardo è ancora più evidente negli investimenti,con le startup Ai degli Usa che raccolgono quasi 6 volte i finanziamenti di quelle europee.
Quasi dati sono stati evidenziati dalla ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Alessandro Perego, Direttore e co-founder degli Osservatori Digital Innovation, sottolinea che, “in uno scenario geopolitico in profonda evoluzione ,infrastrutture critiche come capacità computazionale, cloud e connettività stanno diventando asset cruciali, su cui il nostro continente ha il dovere di giocare la sua partita. Il sistema però oggi risulta concentrato in pochi grandi attori, che guidano l’evoluzione tecnologica. Nel computing e nel cloud la forte concentrazione del mercato e la dipendenza da fornitori extra-europei pongono un tema di sovranità tecnologica. Nella connettività la frammentazione del mercato e il ritardo nello sviluppo di infrastrutture satellitari limitano la capacità di competere su scala mondiale. Anche nell’intelligenza artificiale il divario tra l’eccellenza della ricerca e la capacità di generare valore industriale rischia di consolidare la dipendenza da modelli e piattaforme sviluppati in altri ecosistemi”.






