Inwit chiude l’esercizio 2025 con ricavi a 1,1 miliardi di euro, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo 2024. L’utile netto si attesta a 360,8 milioni, in crescita del 2%, mentre il margine operativo lordo aumenta del 4% a 984,4 milioni. Segno più anche per l’Ebitda – Lease cost, principale margine operativo della società, che si attesta a 785,9 milioni (+4,8%).
In linea con la dividend policy della società per l’orizzonte 2024-2026, il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre all’assemblea degli azionisti, convocata per il prossimo 30 aprile, il pagamento di un dividendo, relativo all’esercizio 2025 pari a euro 0,5543 per azione, in crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente.
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Investimenti industriali in continuità con l’esercizio 2024
Nel corso del 2025, gli investimenti industriali sono stati pari a 313,8 milioni, sostanzialmente in linea rispetto allo stesso periodo 2024. In particolare, il gruppo ha proseguito nella sua attività di sviluppo del business ampliando il parco siti di circa 800 nuove torri, per un totale di circa 26mila strutture, e continuando nella crescita delle nuove ospitalità, pari a oltre 2.500 nell’anno. Inoltre è stato esteso il piano di coperture dedicate multi-operatore nei luoghi a maggior concentrazione di utilizzatori e traffico con oltre 150 nuove coperture Das per location indoor, per un totale di circa 800 coperture Das attive a fine 2025. Inwit ha infine incrementato la propria efficienza anche grazie al piano di rinegoziazione dei contratti di affitto e al piano di acquisizione dei terreni, con circa 1.600 transazioni real estate. Al 31 dicembre 2025 il numero medio di operatori per sito (tenancy ratio) cresce attestandosi a 2,38 dal 2,32 di fine 2024, confermandosi tra i più alti del settore.
“I risultati economici e operativi confermano la capacità industriale di inwit anche nell’attuale contesto di elevata conflittualità e turbolenza”, commenta il direttore generale di Inwit Diego Galli. “Continuiamo a investire in soluzioni industriali di valore a beneficio di tutta la filiera”.
Le performance del quarto trimestre e l’outlook al ribasso
La crescita dei ricavi nel quarto trimestre del 2025 si è attestata a un tasso del 2,6% rispetto all’anno precedente, grazie alla crescita delle ospitalità con tutti i principali clienti, allo sviluppo delle coperture indoor e dei nuovi servizi e all’impatto positivo dell’inflazione. Continua, quindi, la crescita organica dei ricavi di Inwit che, unitamente al continuo efficientamento dei costi di locazione, ha portato ad un’espansione del margine EbitadaL di 0,7pp, per un rapporto sui ricavi in miglioramento dal 72,2% al 72,9%.
La società, a seguito di un incremento della conflittualità con Fastweb+Vodafone e Tim sui Master Service Agreement, il 19 marzo scorso ha rivisto al ribasso le stime per il periodo 2026-2030. Per il 2026 la guidance prevede ricavi nel range 1,050-1,090 milioni di euro, Ebitda margin pari a circa il 90% ed EbitdaaL margin pari a circa il 72%. Il dividendo per azione dovrebbe mantenersi almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (0,55 euro per azione).
Lo scontro sui Msa con Fastweb e Tim
L’attrito tra Inwit e le due telco riguarda l’annuncio da parte di Fastweb+Vodafone e Tim della rinuncia ai Master service agreement (Msa). Per primo si è mosso il gruppo guidato da Walter Renna, che ha notificato la disdetta parlando di un’azione “nel pieno rispetto delle disposizioni contrattuali”.
Secondo Fastweb+Vodafone, “in conformità al periodo di preavviso previsto dal contratto, l’Msa avrà termine formalmente alla fine di marzo 2028” anziché nel 2038 come invece supposto da Inwit. Fastweb+Vodafone intende dunque avviare le trattative con Inwit per definire un piano di migrazione pluriennale in linea con le disposizioni dell’Msa al fine di garantire la continuità operativa fino a marzo 2028 e oltre tale data. Il piano di migrazione si baserà su accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive e su iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb+Vodafone.
La società ha spiegato che la decisione di porre termine all’Msa deriva “dalla constatazione che i costi dei servizi di Inwit non risultano in linea con i benchmark di mercato, nonché dalla mancata disponibilità della società ad avviare un confronto formale volto al loro allineamento. I prezzi superiori a quelli di mercato applicati da Inwit riducono la capacità di Fastweb+Vodafone di effettuare gli investimenti necessari per continuare a offrire reti mobili di alta qualità e contribuire alla digitalizzazione dell’Italia”.
Allo stesso modo, a qualche giorno di distanza, anche Tim ha deliberato la disdetta del Master Service Agreement con Inwit. La decisione è stata assunta dal consiglio di amministrazione riunitosi sotto la presidenza di Alberta Figari e ha fissato come riferimento la scadenza contrattuale di agosto 2030, richiamando la clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022.
Tim ha precisato che, dopo la disdetta inviata qualche giorno prima da Fastweb+Vodafone, “nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028”.
Il gruppo, quindi, haformalizzato due possibili sbocchi temporali: agosto 2030 come scadenza collegata alla clausola esercitata nel 2022, ma anche marzo 2028 se dovesse essere riconosciuta la rilevanza del cambio di controllo del dicembre 2020. Il nodo resta legato all’interpretazione contrattuale e ai possibili sviluppi giudiziali o negoziali.
La posizione di Inwit
In risposta alle mosse di Fastweb+Vodafone e Tim, Inwit ha annunciato una battaglia legale. Ma, almeno secondo il direttore generale Diego Galli, la questione è prima di tutto squisitamente industriale. “La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili”, ha detto Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza sul rapporto con Tim e Fastweb+Vodafone.
“Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che, con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori due miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500mila tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”.
Il direttore generale di Inwit ha poi precisato che “tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perché il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli ‘anchor’, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che “nel caso in cui un ‘anchor’ dovesse recedere, l’altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall’Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni“.


