L’ANALISI

Fibra, la velocità non basta più: la partita si gioca sulla quality of experience



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Nel take-up conta sempre di più ciò che accade tra distribuzione dei contenuti, rete domestica e resa effettiva dei servizi digitali. Servono però una nuova visione politica, metriche standard e maggiore collaborazione tra Internet service provider e content delivery network. Decisivo il ruolo del Wi-Fi

Pubblicato il 7 apr 2026



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La diffusione della connettività come leva di crescita economica e sociale ha guidato la diffusione delle reti in fibra per due decenni. Ma senza la quality of experience dell’utente finale la crescita promessa si realizza solo a metà

Lo scrive Analysys Mason in una recente analisi che fornisce, oltre al cambio di prospettiva strategico dalla qualità del servizio (Quality of service, focalizzato sulle prestazioni della rete) alla qualità dell’esperienza (Quality of experience) anche le metriche da usare per valutare la soddisfazione dell’utente finale.

“La battaglia della connettività digitale non è ancora del tutto vinta (alcune aree rurali sono ancora in attesa di copertura)”, scrivono gli analisti, “ma una quota crescente di utenti in tutto il mondo può ora usufruire di servizi senza limitazioni di banda. Per chi dispone di una connessione in fibra ottica, i problemi di qualità nella rete di accesso fissa sono in gran parte risolti, ma potrebbero persistere alcune difficoltà nell’utilizzo pratico dei servizi digitali. La nostra ricerca sui consumatori dimostra cheil ruolo del wi-fi domestico e della distribuzione di contenuti in rete sta diventando sempre più importante per gli utenti della fibra”.

Connettività digitale: reti veloci e esperienza digitale

Secondo Analysys Mason, i decisori politici, ovvero governi e enti regolatori, non dovrebbero dare per scontato che reti più veloci garantiscano automaticamente una buona user experience. Poiché le problematiche variano a seconda delle esigenze dei singoli utenti e delle loro applicazioni, è necessario spostare l’attenzione dalla qualità del servizio (QoS) incentrata sulla rete alla qualità dell’esperienza (QoE) incentrata sull’utente.

Sebbene esistano alcuni indici di QoE, non c’è consenso su come misurarla. Di qui la necessità – proseguono gli analisti – di una nuova serie di strumenti per continuare a promuovere la concorrenza e l’innovazione e garantire che gli elementi digitali delle nostre infrastrutture nazionali critiche realizzino appieno il loro potenziale economico, sociale e ambientale della connettività.

La Quality of experience è la nuova frontiera

La Quality of experience va oltre le metriche incentrate sulla rete per riflettere la percezione reale degli utenti. A differenza della QoS, che valuta lo stato tecnico della connessione, la QoE misura i risultati a livello di applicazione, dispositivo e utente.

Per gli utenti finali, i problemi di qualità dell’esperienza della connettività domestica o aziendale sono tangibili: buffering, ritardo all’avvio dello streaming, chiamate interrotte o poco chiare, applicazioni cloud non reattive o lag nei giochi e nei video. Questi aspetti sono importanti perché traducono il comportamento della rete in soddisfazione e fiducia.

Ovviamente l’esperienza percepita desiderata varierà a seconda del gruppo di utenti finali e delle loro esigenze: i requisiti di un giocatore competitivo saranno diversi da quelli di un professionista che lavora da remoto o di un paziente che usufruisce di servizi di telemedicina.

Per questo la sfida consiste nel creare un quadro di riferimento che colleghi l’esperienza soggettiva a metriche oggettive e standardizzate, consentendo ai fornitori di rete e agli enti regolatori di esprimere la QoE in termini comprensibili.

La relazione tra fornitori di contenuti e telco

Secondo Analysys Mason, l’attenzione sulle prestazioni della connettività digitale dovrebbe spostarsi all’inizio (fonte del contenuto) e alla fine (connessione finale con l’utente finale) della catena del valore della rete.

Le reti di distribuzione dei contenuti (Cdn) rappresentano la fonte della maggior parte dei contenuti consumati su Internet e l’esperienza utente è fortemente influenzata dalla posizione del relativo server di cache Cdn. Più il server è vicino all’utente finale, migliore sarà l’esperienza, in termini di latenza e coerenza della distribuzione. La strategia Cdn continua a muoversi verso una profonda integrazione dei server all’interno delle reti degli Isp.

Questa transizione da una distribuzione remota e centralizzata a una cache locale proattiva e predittiva consente alla maggior parte delle richieste di contenuto di evitare i colli di bottiglia a monte. I risultati sono tangibili: i contenuti si caricano e si avviano più rapidamente, le applicazioni interattive rispondono senza ritardi e i servizi vengono erogati con meno interruzioni e con una qualità complessiva superiore.

Wi-fi, l’importanza dell’ultimo miglio per la connettività

La fibra ottica e un’efficace strategia di distribuzione portano il flusso di contenuti fino alla porta di casa, ma l’elemento finale della quality of experience si vince o si perde nell'”ultimo miglio”: il collegamento al dispositivo.

Senza connessioni cablate in casa, un’abbondante infrastruttura in fibra ottica è efficace solo quanto il collegamento wi-fi finale all’utente. Man mano che vengono eliminati i colli di bottiglia creati dalla rete esterna, i fattori che influenzano le prestazioni del wi-fi – tra cui le interferenze ambientali, l’assorbimento del segnale e la complessità dell’architettura mesh – diventano i nuovi fattori limitanti per la qualità dell’esperienza.

Le nuove metriche: Kpi specifici per l’edge computing

Per affrontare questi sviluppi, le metriche delle prestazioni della connettività devono passare da misure astratte della velocità della rete di accesso a indicatori chiave di prestazione (Kpi) specifici per l’edge computing, come il numero di dispositivi degli utenti finali che operano al di sotto delle soglie di prestazione critiche o che soffrono di latenza sotto carico.

Senza un framework efficace per misurare e mitigare i problemi in casa, gli operatori potrebbero non essere incentivati ​​ad affrontare proattivamente i problemi del wi-fi e la promessa di una connettività ad alta velocità onnipresente rimarrà, per molti utenti, una promessa non mantenuta.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che i dispositivi domestici sono di proprietà e gestiti dagli utenti finali, il che significa che non sono di responsabilità dell’Isp (anche se sono fondamentali per lexperience dell’utente).

Come misurare in modo oggettivo la qualità dell’esperienza

La standardizzazione della quality of experience è complessa perché l’esperienza dell’utente finale varia in base al dispositivo, alla rete wi-fi, alla configurazione domestica, alla rete e ai fattori del mercato locale. Inoltre, le soglie dei requisiti di servizio sono diverse: ciò che è accettabile per lo streaming potrebbe non esserlo per il gaming; alcune applicazioni si adattano dinamicamente alle condizioni di rete, altre no.

A complicare il quadro c’è il fatto che alcuni fornitori e provider di servizi stanno sviluppando indici QoE proprietari. Sebbene esistano standard come TR 452/QED, non esiste un metodo universale che converta le metriche tecniche in un unico punteggio comprensibile al consumatore.

Questa mancanza di consenso sull’esperienza della connettività crea un punto cieco diagnostico in cui le parti interessate faticano a distinguere tra guasti della rete di accesso, congestione della rete wi-fi domestica e problemi a livello applicativo.

Per i responsabili politici, la sfida non consiste più solo nel richiedere più dati, ma nell’armonizzarli in un quadro trasparente che si applichi all’intera catena del valore e rifletta accuratamente la “fluidità del percorso” piuttosto che la semplice “ampiezza della rete”.

Quality of experience, di chi è la responsabilità?

Nei mercati caratterizzati da accordi all’ingrosso, la responsabilità della qualità dell’esperienza erogata è distribuita tra più parti. Senza framework diagnostici condivisi e modelli di attribuzione comuni, ciò crea attrito lungo la catena del valore. Gli stakeholder faticano a concordare sulla causa del degrado delle prestazioni della connettività, minando la fiducia e aumentando i costi di risoluzione.

Dal punto di vista politico, questo è importante perché i regimi normativi che si concentrano esclusivamente sulle metriche della rete di accesso rischiano di disallineare gli incentivi, penalizzando investimenti infrastrutturali efficaci e non affrontando i veri fattori determinanti dell’esperienza utente”, scrive Analysys Mason. “Con la maturazione delle reti, i responsabili politici devono quindi considerare non solo quali prestazioni vengono misurate, ma anche come la responsabilità e le prove vengono distribuite all’interno di ecosistemi digitali sempre più complessi. È necessario un nuovo set di strumenti per le autorità di regolamentazione e gli altri responsabili politici”.

Connettività, un nuovo framework basato sull’experience

Analysys Mason suggerisce ai responsabili politici di passare dal monitoraggio delle velocità di picco alla creazione di “framework incentrati sull’experience” che misurino la prontezza delle applicazioni. Ciò potrebbe includere la latenza sotto carico per la telemedicina o le soglie di jitter per il cloud gaming.

Queste alcune delle azioni che governi e regolatori potrebbero prendere in considerazione per misurare in modo nuovo la qualità della connettività: sviluppare una migliore comprensione delle reali esigenze degli utenti finali in termini di prestazioni di applicazioni o servizi; ottenere una visione più chiara degli ambienti di rete domestici e aziendali; facilitare iniziative di standardizzazione intersettoriale che armonizzino i dati provenienti da fonti diverse, allontanando il mercato dai sistemi di misurazione proprietari e orientandolo verso standard interoperabili; incoraggiare il coordinamento tra gli Isp e i principali fornitori di contenuti per ottimizzare la cache locale; e ripensare i codici di trasparenza per i consumatori andando oltre la promessa di velocità “fino a” per adottare etichette basate sull'”esperienza reale” che tengano conto dello stato di salute del wi-fi domestico e di una visione olistica dei colli di bottiglia della rete.

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