C’è un equivoco che continua a pesare sul dibattito europeo sulle telecomunicazioni: l’idea che una sola riforma possa, da sola, completare il mercato unico, riequilibrare i rapporti con gli hyperscaler e consegnare all’Europa una nuova sovranità tecnologica. Il paper firmato da Antonio Capone, Mattia Magnaghi, Marta Valsecchi e Nicola Blefari Melazzi e pubblicato con Arel Single Market Lab e basato sul lavoro di Fondazione RESTART e Osservatori Digital Innovation, invita invece a un esercizio più utile e meno ideologico: smontare le aspettative proiettate sul Digital Networks Act e valutarlo per ciò che è davvero, cioè un regolamento settoriale dal perimetro preciso, con limiti evidenti ma anche con un ruolo tutt’altro che marginale.
le nuove norme
Tlc, il Digital Networks Act rimette il dibattito sul piano di realtà
Il regolamento Ue può ridurre la frammentazione, aumentare la certezza giuridica e dare stabilità agli investimenti, ma non basta da solo a chiudere il mercato unico né a riequilibrare i rapporti con gli hyperscaler. L’analisi del paper pubblicato con Arel Single Market Lab e basato sul lavoro di Fondazione RESTART e Osservatori Digital Innovation
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