le nuove norme

Tlc, il Digital Networks Act rimette il dibattito sul piano di realtà



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Il regolamento Ue può ridurre la frammentazione, aumentare la certezza giuridica e dare stabilità agli investimenti, ma non basta da solo a chiudere il mercato unico né a riequilibrare i rapporti con gli hyperscaler. L’analisi del paper pubblicato con Arel Single Market Lab e basato sul lavoro di Fondazione RESTART e Osservatori Digital Innovation

Pubblicato il 23 apr 2026

Federica Meta

Direttrice



italia-europa

C’è un equivoco che continua a pesare sul dibattito europeo sulle telecomunicazioni: l’idea che una sola riforma possa, da sola, completare il mercato unico, riequilibrare i rapporti con gli hyperscaler e consegnare all’Europa una nuova sovranità tecnologica. Il paper firmato da Antonio Capone, Mattia Magnaghi, Marta Valsecchi e Nicola Blefari Melazzi e pubblicato con Arel Single Market Lab e basato sul lavoro di Fondazione RESTART e Osservatori Digital Innovation, invita invece a un esercizio più utile e meno ideologico: smontare le aspettative proiettate sul Digital Networks Act e valutarlo per ciò che è davvero, cioè un regolamento settoriale dal perimetro preciso, con limiti evidenti ma anche con un ruolo tutt’altro che marginale.

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