Il 5G standalone (SA) è riconosciuto come il fondamento tecnico per il network slicing e l’automazione avanzata. Tuttavia, il peso in termini di TCO (total cost of ownership), almeno in questa fase iniziale di adozione, potrebbe non essere indifferente. Secondo una valutazione di Analysys Mason, basata su interviste con un gruppo di operatori telecom tra i primi ad adottare il 5G standalone, risulta che l’implementazione dello SA sta procedendo più lentamente rispetto alle aspettative del settore.
Analysys Mason ha focalizzato il suo studio sul TCO e sull’efficienza operativa e il loro impatto nell’accelerare l’adozione del 5G standalone e l’automazione. Gli studiosi sottolineano che le stesse funzionalità che consentono di ottenere vantaggi in termini di TCO preparano la rete anche alle esigenze future, come lo slicing dinamico su larga scala, i servizi aziendali avanzati basati su accordi sul livello di servizio (SLA) e le operazioni assistite dall’intelligenza artificiale.
Indice degli argomenti
5G standalone, tre fattori rallentando l’adozione
In questo momento, sono tre i fattori principali che, secondo Analysys Mason, stanno rallentando l’implementazione del 5G standalone.
Il primo riguarda gli smartphone e, in generale, i dispositivi per l’utente finale: molte telco pensano che i device non siano pronti e mettano a rischio l’esperienza del cliente.
Il numero di dispositivi compatibili con il 5G standalone, infatti, è in aumento, ma l’attivazione su larga scala dipende dai processi di abilitazione e certificazione dei dispositivi da parte dei produttori di apparecchiature (Oem). Gli operatori sono cauti nell’accelerare i tempi, poiché il 4G e il 5G non standalone rimangono l’esperienza dominante per la maggior parte dei clienti.
Un secondo ostacolo è rappresentato dalla carenza di domanda di dynamic slicing. Molti operatori telecom riconoscono il valore dei servizi differenziati, ma prevedono che le esigenze a breve termine saranno soddisfatte da un numero limitato di slice predefinite (statiche) piuttosto che da slice personalizzate per ciascun cliente, a causa di considerazioni di costo-beneficio e complessità di governance.
Il peso del TCO e della complessità operativa
Infine, il fattore TCO o, meglio, i costi iniziali e la complessità operativa.
L’introduzione del core cloud-native e del 5G standalone, hanno spiegato le telco intervistate da Analysys Mason, richiede investimenti iniziali e spesso aumenta l’onere operativo a breve termine (competenze, strumenti, dual run), anche se gli operatori prevedono che emergeranno efficienze con l’industrializzazione dell’automazione.
I business case e le opportunità di monetizzazione
In questo contesto, il dibattito sui business case per lo standalone (come la security automation) si concentra sulla tempistica e sulla forma dei futuri ricavi derivanti da servizi differenziati basati sullo slicing, opportunità di esposizione delle Api, servizi correlati al posizionamento e categorie di dispositivi e servizi abilitati per il 5G standalone, come RedCap.
Queste opportunità di monetizzazione stanno emergendo, ma è probabile che si concretizzino in modo disomogeneo tra i vari operatori e su un orizzonte temporale più lungo, influenzate da fattori che esulano dal controllo dei fornitori di servizi di comunicazione (Csp), come la tempistica dell’ecosistema dei dispositivi, l’adozione da parte dei clienti e le considerazioni normative.
Come valutare i costi di 5G standalone e TCO
Parallelamente, l’impatto sui costi del 5G standalone e dell’automazione può essere valutato in modo più diretto ed è più strettamente legato all’implementazione da parte degli operatori. Le decisioni sul modello operativo, sugli strumenti, sull’orchestrazione e sulla copertura dell’automazione determinano la velocità con cui i fornitori di servizi Tlc possono industrializzare le operazioni dello SA e creare efficienze replicabili.
L’avanzata disomogenea del 5G standalone
La diffusione del 5G standalone procede con velocità molto diverse tra aree geografiche. L’Asia-Pacifico mantiene la leadership con una penetrazione che raggiunge circa un terzo degli utenti 5G, grazie soprattutto alla Cina. Il Paese registra un’adozione di rete autonoma vicina all’80%, frutto di implementazioni core diffuse e capaci di sostenere servizi omogenei su scala nazionale. L’India segue con forza, pur con una crescita trainata quasi interamente da un singolo operatore.
Negli Stati Uniti l’espansione è incrementale: gli operatori abilitano il core standalone su reti già capillari, con l’obiettivo di creare una base solida per il 5G Advanced. In Giappone e Corea del Sud prevale un approccio prudente, che deriva dai robusti investimenti in reti non autonome effettuati negli anni iniziali del 5G. L’Europa rimane fanalino di coda: la penetrazione supera di poco il 2%, frenata dalla volontà degli operatori di massimizzare i ritorni sugli asset esistenti prima del salto di core. Una situazione analoga riguarda diversi Paesi del Golfo, dove le prime attivazioni commerciali non si sono ancora tradotte in un’adozione ampia.
Nonostante queste differenze, negli ultimi mesi sia Europa sia Medio Oriente hanno accelerato i lanci commerciali, segnale che il 5G standalone non è più relegato alle sperimentazioni ma entra in una fase di utilizzo più maturo.






