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5G Standalone, Zethzon (Ericsson): “La monetizzazione passa dalla connettività differenziata”



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Al Core Network Summit di Roma la VP Head of Solution Area Core Networks della multinazionale svedese indica la rotta per gli operatori: accesso preferenziale alla rete, servizi premium, AI e automazione per trasformare il 5G in una piattaforma di business

Pubblicato il 11 mag 2026



5G Standalone monetizzazione
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Punti chiave

  • Dal rollout al mercato: gli operatori con 5G Standalone e core completati devono trasformare l’infrastruttura in ricavi; la GSA conta 95 operatori lanciati (+42%).
  • Modelli di monetizzazione: 5G Premium per consumer (accesso preferenziale) e soluzioni enterprise basate su Service Level Agreement per connettività mission critical.
  • Priorità operative: progettare il ciclo di vita, adottare architetture cloud native, automazione e AI per aumentare la resilienza e sostenere nuovi servizi e investimenti.
Riassunto generato con AI

La stagione del 5G Standalone si sposta dal “cantiere” della rete al banco di prova del business. Gli operatori hanno investito nelle nuove architetture core e ora devono dimostrare che quelle infrastrutture possono abilitare nuovi modelli di ricavo. Monica Zethzon, VP Head of Solution Area Core Networks di Ericsson, lo spiega in questa intervista a CorCom a margine del Core Network Summit 2026 di Roma, organizzato dalla multinazionale svedese in collaborazione con TIM. La partita dell’aumento delle revenue, secondo la sintesi della manager, si gioca su esperienze differenziate, accesso preferenziale alla rete, servizi enterprise con livelli garantiti, automazione cloud native e AI per reti più resilienti.

Un momento dello speech di Monica Zethzon durante il Core Network Summit 2026

Zethzon, a che punto sono gli operatori nella diffusione e commercializzazione del 5G Standalone?

A livello globale siamo ormai più nella fase della commercializzazione che in quella del deployment. Molti operatori hanno completato il roll-out nazionale del core 5G Standalone e ora puntano a garantire reti affidabili, flessibili e capaci di supportare nuovi servizi.

Vediamo sempre più clienti usare il 5G Standalone in ambito commerciale: ad aprile 2026, la GSA afferma che 95 operatori hanno lanciato un servizio 5G Standalone, evidenziando una crescita del 42% rispetto al primo trimestre 2025. Le prime applicazioni riguardano contesti mirati, come stadi, campus enterprise o ambienti delimitati, dove bastano copertura e capacità dedicate.

Quali modelli di monetizzazione stanno emergendo?

Nel consumer il modello più diffuso è quello dei servizi “5G Premium” o “5G Plus”. L’analogia è quella delle compagnie aeree: economy o business class. Tutti usiamo la stessa rete, ma alcuni utenti sono disponibili a pagare per un’esperienza migliore.

Gli operatori introducono formule premium che, con un extra mensile, offrono accesso preferenziale alla rete nelle aree congestionate o durante eventi particolari. La rete può offrire servizi differenziati, non più uniformi per tutti.

Nel segmento enterprise i modelli sono più avanzati e basati su Service Level Agreement. Un’impresa di costruzioni, ad esempio, può richiedere connettività dedicata e prioritaria per macchinari e comunicazioni mission critical in un sito specifico e per un periodo definito.

Nel mercato enterprise esiste già domanda reale?

La domanda esiste, ma spesso le aziende non sanno che alcune soluzioni siano implementabili. Per questo gli operatori devono imparare a conoscere le esigenze dei singoli verticali, e spiegare alle imprese quali nuove opportunità possano essere abilitate dalla tecnologia.

Con un operatore svedese e alcuni ospedali, ad esempio, abbiamo lavorato a un progetto pilota sui servizi di localizzazione 5G: le apparecchiature mediche vengono spesso spostate tra reparti e poi diventa difficile ritrovarle. Il 5G ha consentito di individuarle più rapidamente, riducendo inefficienze e stress operativo.

Alla base della strategia c’è la consapevolezza che le aziende sono disposte a pagare di più per comunicazioni prioritarie, soprattutto nei contesti business critical. Anche noi in Ericsson lo faremmo: se avessi in programma una videochiamata importante con un cliente e la qualità della call non fosse ottimale a causa di una rete congestionata, sarei assolutamente disponibile a pagare per avere priorità di servizio.

Quali use case potremmo citare per la “differentiated connectivity”?

Il principio vale ad esempio anche per i terminali di pagamento durante grandi eventi, che devono restare sempre connessi per consentire vendite e transazioni, o per il broadcasting live e per i media che trasmettono video in diretta in aree congestionate.

Un altro ambito rilevante è la sicurezza pubblica: polizia, ambulanze e servizi di emergenza potrebbero usare reti 5G pubbliche con accesso preferenziale dedicato. Pensiamo a un’ambulanza che invia video in alta qualità in tempo reale verso l’ospedale per supportare diagnosi e interventi d’urgenza: queste applicazioni richiedono connettività affidabile e prioritaria.

Quali priorità per gli operatori italiani che accelerano sul 5G Standalone?

Eventi come quello organizzato con TIM servono proprio a condividere esperienze e best practice. La priorità è pianificare non solo il deployment iniziale, ma l’intero ciclo di vita della rete.

Il 5G Standalone introduce un’architettura nuova, fondata su cloud native, automazione e sicurezza. Gli aggiornamenti devono diventare molto più frequenti e continui rispetto al passato. E per accelerare davvero bisogna accompagnare la trasformazione tecnologica con quella operativa.

Quanto peserà l’intelligenza artificiale nell’automazione delle reti?

Abbiamo già automatizzato molte funzioni con reti cloud native e strumenti tradizionali, ma l’AI può portare tutto a un livello superiore riducendo l’intervento umano. Se è vero, infatti, che ogni intervento manuale introduce un rischio di errore, l’intelligenza artificiale può aiutare nella gestione degli incidenti, nell’identificazione delle cause dei problemi e nella raccomandazione delle azioni correttive. Perché la resilienza della rete sarà fondamentale per i servizi mission critical.

L’Europa rischia di perdere competitività sul 5G?

È un rischio reale, già sottolineato da Ericsson. L’Europa deve riconoscere il valore strategico della trasformazione digitale e delle reti di telecomunicazione per la competitività futura. Servono condizioni che consentano agli operatori di avere business sostenibili e di continuare a investire. La scelta degli strumenti è politica, ma il punto centrale è comprendere l’importanza delle infrastrutture digitali che oggi stiamo costruendo.

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