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6G, la Cina brucia sul tempo Ue e Usa: partono le sperimentazioni sulla banda a 6 GHz



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A tre anni dall’assegnazione delle frequenze arriva il via libera del Ministero dell’Industria e dell’Informatica per iniziare i test sul campo. La decisione mira a promuovere la ricerca tecnica e la validazione sulla base di “scenari chiave e indicatori di prestazione” per lanciare il servizio commerciale entro il 2030

Pubblicato il 12 mag 2026



6G e reti AI native
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Il Ministero dell’Industria e dell’Informatica (Miit) cinese ha approvato le sperimentazioni nella banda a 6 GHz per la tecnologia 6G. Si tratta di un passo estremamente importante nello sviluppo delle reti mobili di nuova generazione.

Il Paese infatti aveva assegnato per la prima volta l’uso della banda a 6 GHz per i servizi 5G e 6G nel 2023. Tuttavia, fino ad ora si era astenuta dall’approvare i test. Il Miit ha spiegato che la decisione mira a promuovere la ricerca tecnica, i test e la validazione sulla base di “scenari chiave e indicatori di prestazione” definiti dall’Itu per il 6G.

L’approvazione del Miit arriva dopo che la prima rete di test pre-6G cinese avrebbe iniziato a operare nella città di Nanchino, nella provincia di Jiangsu.

Questa mossa accelererà ulteriormente l’impegno della Cina in materia di ricerca e sviluppo, standardizzazione e industrializzazione del 6G, nonché la promozione del settore, ha aggiunto il Miit.

“Non si può costruire una casa senza un terreno. Per le comunicazioni wireless, la frequenza è quel terreno. Fino ad ora, il 6G non aveva trovato spazio in uno spettro così affollato”, commenta Zhu Fusheng, presidente del Guangdong Communications and Networks Institute. “Ora che le frequenze sono state definite, è stato dato il via libera all’intero settore”.

La banda a 6 GHz approvata in Cina è quella che gli analisti definiscono lo “spettro d’oro”. La banda combina lunghe distanze di trasmissione, un’ampia larghezza di banda e una bassa latenza. Questi vantaggi tecnici la rendono ottimale per le applicazioni distintive del 6G, come la comunicazione olografica, bilanciando al tempo stesso i costi delle stazioni base con la compatibilità dei dispositivi terminali. Si tratta di una risorsa di frequenza fondamentale per la transizione senza intoppi dal 5G al 6G, sostengono gli esperti.

La roadmap cinese

Più nello specifico, l’Imt-2030, il principale organismo governativo di coordinamento per lo sviluppo del 6G, ha autorizzato le sperimentazioni sul campo per lo spettro a 6 GHz in alcune regioni della Cina. Il gruppo è stato costituito nel 2019 dall’Accademia cinese di tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni (Caict) e riunisce operatori di telecomunicazioni e un mix di aziende di comunicazione nazionali e internazionali, tra cui Huawei, Zte, Xiaomi, Ericsson, Nokia e diverse università.

Secondo il quotidiano statale China Daily, l’approvazione consente agli ingegneri locali di trasferire i test del 6G in contesti urbani e industriali reali, aiutando il Paese a raggiungere l’obiettivo di commercializzare il 6G entro il 2030.

I test 6G in Cina sono strutturati in tre fasi: l’esplorazione iniziale delle tecnologie chiave si è conclusa lo scorso anno, con lo sviluppo di oltre 300 tecnologie fondamentali.

La seconda fase, attualmente in corso e che dovrebbe concludersi alla fine del prossimo anno, si concentra sulla convalida delle soluzioni tecniche e sui test finali di rete a livello di sistema utilizzando apparecchiature 6G pre-commerciali.

Du Ying, vicedirettore dell’istituto di ricerca sulle comunicazioni wireless e mobili presso la Caict, stima che entro il 2035 il mercato cinese del 6G, tra industria e applicazioni, raggiungerà i 147 miliardi di dollari.

Questa previsione riflette la priorità strategica del 6G nell’attuale ciclo di pianificazione nazionale. Il “15° Piano quinquennale“, che copre il periodo 2026-2030, definisce le linee guida per le priorità sia del governo che dell’industria, con una forte enfasi su tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale generale, gli ecosistemi sovrani dei semiconduttori e le reti quantistiche.

Secondo quanto riportato dai media statali, il Paese detiene circa il 40% dei brevetti globali relativi al 6G, e l’associazione di categoria Gsma ha identificato la Cina come uno dei mercati chiave che dovrebbero guidare le prime implementazioni del 6G, insieme a Stati Uniti, Europa e India.

Secondo il quotidiano The People’s Daily, la rete ha integrato le tecnologie 6G in un’infrastruttura 5G esistente. Sebbene le specifiche formali del 6G non siano ancora state definite e non si preveda che vengano finalizzate prima della fine del 2028, sarebbero state effettuate verifiche sistematiche in funzioni quali ispezioni a bassa quota, produzione industriale e intelligenza artificiale fisica.

Scenari a confronto: cosa succede in Europa

La Cina non è sola nella corsa alla leadership del 6G. Nel dicembre 2025, la Casa Bianca ha emesso il memorandum “Winning the 6G Race“, elevando lo sviluppo del 6G a priorità strategica degli Stati Uniti e indirizzando piani immediati per liberare lo spettro detenuto dal governo per l’espansione del 6G.

In Europa, invece, l’accesso alla banda a 6 GHz è considerata ancora una questione controversa: gli operatori del Vecchio continente hanno chiesto alle autorità di regolamentazione di rendere disponibile l’intera banda superiore dei 6 GHz per i servizi mobili, sostenendo che tale mossa sia necessaria per garantire che la regione non rimanga indietro rispetto ad altre nello sviluppo del 6G. Tuttavia, anche gli operatori del settore Wi-Fi stanno cercando di ottenere l’accesso a questa banda.

Essendo uno spettro a banda media, i 6 GHz sono considerati ideali per alcuni dei casi d’uso che l’Itu ha identificato per il 6G, tra cui la diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale, le comunicazioni olografiche e i trasporti autonomi.

Eppure, qualcosa si muove. In occasione del Mobile World Congress 2026, l’Impresa comune europea per le reti e i servizi intelligenti (Sns Ju, partnership pubblico-privata guidata congiuntamente dalla Commissione europea e dalla 6G Smart Networks and Services Industry Association) ha annunciato un finanziamento di 116 milioni di euro per 20 progetti di ricerca e innovazione sul 6G. L’investimento rientra in un più ampio finanziamento Ue di 630 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon Europe e porta il portafoglio progetti della Sns Ju a 100 progetti. L’organismo prevede di investire ulteriori 270 milioni di euro nel 2026 e nel 2027 per sostenere la corsa al 6G.

I progetti recentemente finanziati spaziano da test di validazione su larga scala a ricerche fondamentali sul 6G in settori chiave come sanità, mobilità, spazio, media e manifatturiero. Oggi, quasi l’80% dei progetti Sns Ju integra intelligenza artificiale e apprendimento automatico come componenti principali, a testimonianza del ruolo centrale delle tecnologie nella gestione intelligente e autonoma delle reti 6G. I progetti Sns Ju hanno già contribuito con oltre 1.000 contributi agli sforzi di standardizzazione internazionale e hanno registrato 98 brevetti.

Nel 2027, il gruppo lancerà un nuovo bando di punta, stanziando oltre 230 milioni di euro di finanziamenti pubblici Ue per accelerare la ricerca innovativa e consolidare la leadership industriale europea nella connettività di nuova generazione.

Lo slancio degli Stati Uniti

In America le cose sembrano andare più spedite rispetto alle frequenze: la National Telecommunications and Information Administration (Ntia) ha fornito un aggiornamento sui lavori dell’agenzia per l’apertura di nuovo spettro per il 6G, evidenziando progressi in quattro diverse bande, con i maggiori passi avanti compiuti nella banda dei 7 GHz.

L’agenzia ha il compito di studiare e riassegnare lo spettro per l’uso mobile, come indicato dal memorandum “Winning the 6G Race” del presidente Donald Trump. L’ordine faceva seguito alla legge fiscale “One Big Beautiful Bill”, che ha aperto un’area di spettro fino a 800 MHz, con almeno 600 MHz da identificare tra 1,3 GHz e 10 GHz per l’uso esclusivo con licenza.

Il provvedimento richiedeva l’avvio immediato dei lavori e concedeva all’Ntia un anno di tempo per studiare le frequenze nella banda inferiore dei 7 GHz (7125 MHz–7400 MHz) ed esplorare la possibilità di spostare gli attuali utenti federali su altre bande, possibilmente tra 7,4 GHz e 8,4 GHz.

Veniva inoltre richiesto un intervento immediato sulla banda a 2,7 GHz (2700 MHz–2900 MHz) e sulla banda a 4,4 GHz (4400 MHz–4940 MHz). Oltre alle tre bande indicate nel memorandum, la Ntia sta studiando anche la banda a 1,6 GHz (1675 MHz–1695 MHz).

In questo scenario, si muovono anche le iniziative della National 6G Roadmap. Si tratta di un programma di ampio respiro che affronta l’intero ciclo di vita della tecnologia wireless, dalla ricerca alla commercializzazione, e coinvolge un ecosistema eterogeneo composto da operatori, fornitori, hyperscaler, gruppi di ricerca, università e governo. Gli stakeholder della Nga spaziano dai leader aziendali e governativi e dai responsabili politici agli sviluppatori di applicazioni in mercati verticali, ricercatori scientifici e ingegneri, e hanno dato vita al 6G Vision Framework, che affronta le diverse esigenze degli stakeholder a tre livelli: imperativi nazionali, applicazioni e mercati e sviluppo tecnologico.

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