Il settore delle telecomunicazioni guarda già oltre il 5G e punta con decisione verso il 6G, ma il percorso che porterà alla prossima generazione di reti mobili è ancora caratterizzato da diverse incognite. È quanto emerge dall’analisi pubblicata da Dell’Oro Group, secondo cui il mercato delle infrastrutture Ran (Radio Access Network) continuerà a evolversi in un contesto di crescita limitata e forte pressione sugli investimenti.
“Rispetto alla prima fase del 5G, il dibattito sul 6G è oggi orientato meno sull’impatto trasformativo e più sulla realtà della distribuzione, sui guadagni di efficienza e sui guadagni, con un migliore equilibrio tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo. Ciò non significa che il 6G manchi di ambizione. Tuttavia, alcuni aspetti del 6G Ran sono sempre più probabili, mentre altri rimangono molto meno certi”, scrivono gli analisti.
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Il “vero” futuro del 6G
Secondo Dell’Oro, il comparto Ran non può essere considerato un vero mercato in espansione. Dal 2000 a oggi i ricavi globali sono cresciuti soltanto marginalmente e, se si tiene conto dell’inflazione, il quadro appare ancora meno favorevole. Dopo gli ingenti investimenti effettuati negli ultimi anni per lo sviluppo del 5G, molti operatori stanno infatti valutando con maggiore cautela i futuri piani di spesa.
In questo scenario, il 6G rappresenta allo stesso tempo una necessità tecnologica e una grande scommessa industriale. Le reti mobili continueranno infatti a dover gestire una domanda crescente di traffico dati, ma resta aperta la questione su come gli operatori riusciranno a monetizzare i nuovi investimenti.
Per Dell’Oro la prossima fase di crescita potrebbe iniziare intorno al 2030, quando l’espansione del traffico e le esigenze di capacità renderanno necessario un nuovo ciclo di aggiornamento delle infrastrutture. Il futuro del 6G dovrebbe basarsi soprattutto sull’utilizzo di sistemi Massive Mimo e sull’impiego di frequenze Sub-7 GHz e cmWave, sfruttando il più possibile le reti macro già esistenti per contenere i costi.
Telco focalizzate sul modello di distribuzione
“Le implementazioni ad ampia area probabilmente continueranno a fare affidamento sull’infrastruttura macro Massive Mimo utilizzando grandi blocchi di spettro contiguo inferiori a 8,4 GHz”, scrive Dell’Oro. “Mentre le bande di frequenza più elevate e i livelli di spettro più avanzati rimarranno importanti in casi d’uso specifici, lo scenario di base è che gli operatori daranno priorità all’economia della copertura pratica, al riutilizzo dell’infrastruttura e all’efficienza dell’implementazione”.
Come accaduto per il 5G, le small cell rimarranno importanti per la densificazione e la copertura interna, anche se le prime implementazioni si concentreranno probabilmente su strati macro all’aperto.
Dal 5G al 6G, la logica degli investimenti
Uno dei cambiamenti più significativi tra il 5G e il 6G potrebbe risiedere nella logica degli investimenti. Sia il 4G che il 5G sono stati successi tecnici, in particolare il 5G, che ha portato a un massiccio aumento della capacità. Tuttavia, da una prospettiva commerciale, il tasso di crescita annuo composto (Cagr) dell’1% negli ultimi 15 anni supporta l’ipotesi che queste tecnologie abbiano fatto ben poco per invertire la tendenza stagnante dei ricavi degli operatori, puntualizza Dell’Oro.
Durante la fase iniziale del ciclo 5G, molti operatori hanno enfatizzato i nuovi flussi di entrate derivanti da una maggiore adozione da parte delle aziende e dalle funzionalità avanzate del 5G legate alle applicazioni emergenti. Al contrario, le prime discussioni sul 6G sembrano essere significativamente più incentrate su efficienza, automazione e miglioramento dell’economia di rete. Fornitori e operatori si concentrano maggiormente su ciò che possono controllare e su ciò che conoscono.
Il costo per bit inferiore, i guadagni in termini di efficienza e la modernizzazione della piattaforma costituiscono sempre più la principale giustificazione per gli investimenti nel 6G. I nuovi servizi e flussi di entrate saranno comunque importanti, soprattutto con il rallentamento dei tassi di crescita del traffico dati. Tuttavia, è meno probabile che gli operatori si basino su incerte ipotesi di monetizzazione futura come fondamento principale per decisioni di investimento su larga scala.
“La storia suggerisce che le dinamiche competitive spesso si evolvono in modo diverso una volta avviati i cicli di implementazione. Gli operatori spesso adottano nuove generazioni tecnologiche che privilegiano l’efficienza e un’allocazione disciplinata del capitale, per poi tornare gradualmente a forme più tradizionali di differenziazione della rete, incentrate su copertura, prestazioni e leadership di capacità. Di conseguenza, l’entità finale degli investimenti (capex) per il 6G – e il conseguente impatto sull’intensità degli investimenti del settore – rimane difficile da prevedere”.
Il cambiamento: AI integrata nella Ran
Un’area in cui l’allineamento del settore sta diventando sempre più evidente è quella delle Ran native per l’Ai. A differenza delle generazioni precedenti, in cui l’Ai veniva in gran parte introdotta come componente aggiuntivo dopo le implementazioni iniziali, si prevede che il 6G integrerà le funzionalità di Ai nell’architettura Ran fin dall’inizio.
Ma i modelli di implementazione rimangono difficili da prevedere. “Oggi, la maggior parte delle attività relative alle Ran basate sull’Ai si concentra su soluzioni distribuite di Ai per Ran, progettate per migliorare le prestazioni e l’efficienza, sfruttando al contempo l’infrastruttura 5G esistente”, scrive Dell’Oro. “L’attuale consenso del settore suggerisce inoltre che le Ran non basate su Gpu domineranno le implementazioni Ran Ai-based del 6G, a causa del riutilizzo dell’infrastruttura, dei vincoli delle celle e dei requisiti di utilizzo multiuso”.
Sembra, tuttavia, evidente che le Ran basate sull’Ai si stiano evolvendo da un miglioramento opzionale a un elemento fondamentale dell’architettura 6G.
Il nodo della domanda
Una delle maggiori incertezze legate al 6G riguarda la domanda. Le proiezioni di base dell’Ericsson Mobility Report suggeriscono che il traffico totale delle reti mobili, inclusi la banda larga mobile e l’Fwa , crescerà del 15-20% all’anno nei prossimi cinque anni. È importante sottolineare che queste proiezioni presuppongono in gran parte che i modelli di utilizzo rimangano stabili e siano guidati principalmente dai comportamenti e dalle tendenze di adozione degli smartphone esistenti.
“Se i dispositivi Ai-native dovessero cambiare sostanzialmente il modo in cui gli utenti interagiscono con le reti nel prossimo decennio, i modelli di traffico potrebbero subire modifiche significative, soprattutto se ci muovessimo verso un ambiente in cui una maggiore quantità di dati viene continuamente registrata, analizzata e caricata durante la giornata”, evidenzia Dell’Oro.
6G, difficile prevedere i casi d’uso
Oltre ai nuovi dispositivi MBB, il settore continua a discutere di applicazioni immersive, inferenza Ai, automazione industriale, gemelli digitali, sistemi autonomi e servizi basati sull’Ai. Tuttavia, è difficile prevedere quali casi d’uso avranno una diffusione commerciale, con quale rapidità avverrà l’adozione e quanto queste applicazioni dipenderanno in definitiva dalle funzionalità specifiche del 6G.
“E mentre il consumo umano di video è intrinsecamente limitato, il traffico generato dalle macchine non lo è”, aggiungono gli analisti. “In altre parole, le previsioni sulla banda larga mobile legate ai casi d’uso esistenti sono relativamente chiare. Le prospettive per i nuovi dispositivi, le nuove applicazioni e il traffico generato dalle macchine sono invece molto più incerte”.
Il futuro del mercato Ran
In definitiva il mercato potrebbe seguire percorsi differenti a seconda dell’evoluzione della domanda di servizi avanzati, del wireless privato e dell’Fwa.
In uno scenario più ottimistico, il 6G potrebbe diventare il motore di una nuova fase di investimenti; in uno più prudente, invece, il mercato Ran rischierebbe di restare sostanzialmente stabile ancora per molti anni.
Un altro elemento centrale riguarda l’evoluzione delle architetture Open Ran. Apertura, automazione, virtualizzazione e intelligenza artificiale continueranno a essere pilastri fondamentali delle future reti mobili, ma con livelli di adozione differenti. Dell’Oro ritiene probabile che l’Open Ran assuma un ruolo importante nella seconda fase del 5G e soprattutto con il 6G, mentre appaiono meno convincenti, almeno nel breve periodo, le prospettive del cloud Ran e delle soluzioni multi-vendor.
Nonostante le incertezze, gli analisti prevedono comunque che gli investimenti legati al 6G possano rappresentare oltre la metà della spesa totale Ran tra il 2029 e il 2034. Il settore guarda quindi alla prossima decade come a un periodo decisivo per ridefinire l’equilibrio tra innovazione tecnologica, sostenibilità economica e nuovi modelli di business.


