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Isopensione, Di Raimondo: “Essenziale prorogarla al 2029”



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A fronte dei lavori parlamentari per la conversione del Decreto Primo Maggio, la direttrice generale di Asstel ha spiegato che “la proroga costituirebbe un segnale importante di attenzione verso i settori esposti alle transizioni tecnologiche e occupazionali, nell’ottica di rafforzare la gestione condivisa e sostenibile del cambiamento”

Pubblicato il 9 giu 2026



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“È essenziale confermare e prorogare l’isopensione con anticipo fino a sette anni quale misura di equilibrio tra competitività delle imprese, gestione responsabile delle transizioni e tutela delle persone”. L’ha dichiarato Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, a fronte dei lavori parlamentari per la conversione del DL 62 del 2026 — il cosiddetto decreto Primo Maggio — sottolineando l’importanza di assicurare continuità alla disciplina.

Le ragioni a favore della proroga

Secondo Di Raimondo, “la proroga al 2029 costituirebbe un segnale importante di attenzione verso i settori maggiormente esposti alle transizioni tecnologiche e occupazionali, rafforzando il ruolo delle relazioni industriali nella gestione condivisa e sostenibile del cambiamento”.

Di Raimondo si era già espressa favorevolmente sul meccanismo, un mese fa, quando commentando l’impegno annunciato dal Ministero del Lavoro volto a valutare, nell’ambito dell’iter di conversione del Dl Primo maggio, la sua proroga, parlava di “uno strumento che, anche nella nostra filiera delle telecomunicazioni, ha dimostrato nel tempo grande efficacia nel sostenere in modo equilibrato le transizioni aziendali, favorendo soluzioni condivise tra imprese e organizzazioni sindacali e garantendo al contempo adeguate tutele alle persone coinvolte”.

L’importanza dell’isopensione per il settore Tlc

“Per la Filiera delle Telecomunicazioni”, precisa adesso Di Raimondo, “l’isopensione assume un valore ancora più significativo. Il settore è attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche, organizzative e produttive, che incidono sui modelli industriali, sugli assetti occupazionali e sui profili professionali. In questo contesto, disporre di strumenti di flessibilità regolata è fondamentale per accompagnare le grandi transizioni del lavoro, sostenere il ricambio generazionale e favorire l’ingresso di nuove competenze digitali. La proroga dell’anticipo fino a sette anni rappresenta quindi una misura necessaria per garantire continuità a percorsi di riorganizzazione già avviati o in fase di definizione, il cui orizzonte programmatico si proietta oltre il 2026. In assenza di un intervento normativo di continuità”, chiosa la numero dell’associazione di categoria che fa capo a Confindustria, “si rischierebbe di determinare un vuoto regolatorio capace di compromettere percorsi condivisi tra imprese e organizzazioni sindacali, con effetti negativi sia per le aziende sia per i lavoratori coinvolti”.

Che cos’è e come funziona l’isopensione

L’isopensione è uno strumento introdotto dalla Legge Fornero (Legge 92/2012) che ha l’obiettivo di accompagnare i lavoratori del settore privato verso la pensione, e rappresenta oggi uno degli strumenti più rilevanti tra gli scivoli pensionistici previsti dall’ordinamento italiano.

L’uso della disciplina può essere invocata dalle imprese dopo averla concordata con i sindacati, e consente ai lavoratori di lasciare anticipatamente il lavoro, senza tuttavia interrompere il versamento dei contributi. È una sorta di “ponte” economico, garantito dal datore di lavoro, che copre il periodo che separa il lavoratore dall’età pensionabile e che favorisce il ricambio generazionale in azienda evitando licenziamenti.

Più nello specifico, l’isopensione permette di anticipare il momento in cui si va in pensione fino a un massimo di quattro anni, periodo che è stato temporaneamente esteso a sette anni per gli accessi alla misura tra il 1° gennaio 2018 ed entro il 31 dicembre 2026. A partire dal 1° gennaio 2027, infatti, salvo modifiche come quelle al momento al vaglio del Ministero del lavoro l’anticipo massimo possibile tornerà a essere di quattro anni, come previsto inizialmente dalla normativa.

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