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Energia, Labriola: “I prezzi elevati peseranno anche sul digitale”



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Il numero uno di Tim all’assemblea di Confindustria Varese richiama la necessità di rafforzare la capacità produttiva europea e avverte sugli effetti della bolletta energetica sulla competitività industriale e tecnologica

Pubblicato il 15 giu 2026



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Il costo dell’energia rischia di diventare un ulteriore freno alla competitività del sistema produttivo e di avere ripercussioni dirette anche sullo sviluppo del digitale. È il messaggio lanciato da Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim e special advisor per la transizione digitale di Confindustria, intervenuto in un’intervista a margine dell’Assemblea generale 2026 di Confindustria Varese, in corso allo stabilimento Leonardo Aeronautica di Venegono Superiore.

L’impatto dei costi energetici sul digitale

Secondo Labriola, il digitale è destinato a diventare sempre più un elemento strategico per la competitività delle imprese, ma il quadro energetico rappresenta una criticità da affrontare.

“A oggi siamo di fronte a una condizione” dove “il mondo del digitale diventerà uno dei fattori produttivi chiave per poter competere. Il costo dell’energia elevato si rifletterà anche su tutto il tema del digitale. Se non incentiviamo questi fattori produttivi ad avere una produzione locale – afferma – rischiamo che qualunque tipo di industria abbia un costo maggiore”.

Il riferimento è alla necessità di sviluppare in Europa un ecosistema digitale più autonomo, capace di produrre valore e innovazione sul territorio, limitando gli effetti che l’aumento dei costi energetici può avere sulla competitività del sistema industriale.

La sfida europea degli hyperscaler

Labriola richiama anche il tema della competitività europea nell’economia digitale, evidenziando il peso crescente degli operatori globali.

“La maggior parte degli hyperscaler fanno il 40 per cento dei loro ricavi in Europa, però le aziende digitali sono tutte quante al di là dell’oceano”.

Per il numero uno di Tim si tratta di una questione strategica che richiede una visione industriale di lungo periodo. C’è un tema “di un percorso competitivo per il futuro – sottolinea – E’ su questo che dobbiamo, tra virgolette, svegliarci”.

Regole e sovranità nel mondo digitale

Labriola pone infine l’accento sul rapporto tra regolazione e trasformazione tecnologica, evidenziando come la dimensione digitale abbia progressivamente superato i tradizionali confini nazionali.

Negli ultimi anni “noi siamo stati tutti abituati a lavorare in un mondo fisico di confini e, all’interno di questi confini, ci sono delle norme e delle leggi – spiega – Negli anni si è creata una dimensione parallela a quella del mondo fisico, che è quella del mondo del digitale. In questo mondo digitale è come se si fosse creato un mondo parallelo all’interno del quale le norme non rispondono più al Paese, rispondono a questo mondo virtuale, tu segui le norme di chi eroga quel servizio”.

Un fenomeno che, secondo Labriola, rappresenta un “paradosso” e che incide direttamente sui temi della competitività e della capacità dell’Europa di costruire un proprio percorso di sviluppo tecnologico.

Per le telco la sfida energetica resta aperta

Le considerazioni di Labriola si inseriscono in un contesto che vede il settore delle telecomunicazioni alle prese con una crescente pressione sul fronte energetico. Secondo l’ultimo Environmental KPI Tracker di Analysys Mason, infatti, i consumi complessivi degli operatori telecom a livello globale sono aumentati del 9% tra il 2021 e il 2024 e del 37% rispetto al 2018, nonostante un netto miglioramento dell’efficienza delle reti.

Il paradosso evidenziato dagli analisti è che le telco utilizzano sempre meno energia per unità di traffico trasportato, ma il fabbisogno complessivo continua a crescere per effetto dell’espansione delle infrastrutture, della coesistenza tra nuove reti e sistemi legacy e dell’aumento della domanda legata ai data center. Tra il 2021 e il 2024 il consumo energetico per petabyte di traffico è diminuito in media del 44%, senza però tradursi in una riduzione dei consumi totali del settore.

L’intelligenza artificiale leva per l’efficienza

Lo studio evidenzia tuttavia alcune esperienze virtuose. Operatori come Deutsche Telekom, T-Mobile US, Telefónica e Swisscom sono riusciti a contenere o ridurre i consumi complessivi attraverso la dismissione delle reti legacy, la digitalizzazione dei processi e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella gestione delle infrastrutture. In particolare, T-Mobile US ha utilizzato sistemi di AI per ottimizzare il funzionamento delle stazioni radio base e adeguare dinamicamente le prestazioni degli apparati in funzione dei flussi di traffico in tempo reale.

Secondo gli analisti, proprio l’intelligenza artificiale sarà uno dei principali strumenti per migliorare la sostenibilità del comparto, consentendo una gestione più efficiente dei carichi di lavoro, dei consumi energetici e delle risorse infrastrutturali. Una prospettiva che si collega direttamente al richiamo di Labriola sul ruolo sempre più centrale del digitale come fattore produttivo strategico per la competitività industriale.

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