L’Italia digitale cambia passo. Dopo anni di rincorsa, il Paese mostra una capacità di accelerazione che non riguarda le infrastrutture, ma anche i servizi pubblici, la sanità elettronica, l’adozione del cloud, l’uso dei dati e il quadro di governance per l’intelligenza artificiale. Il quadro che emerge dagli ultimi dati della Digital Decade indica un Paese che in diversi ambiti ha superato la media dell’Unione europea, pur mantenendo alcuni ritardi strutturali, a partire dal capitale umano e dalla disponibilità di specialisti informatici.
Il cambio di scenario è legato in larga parte agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che stanno incidendo su connettività, migrazione al cloud della pubblica amministrazione, interoperabilità delle banche dati, sanità digitale e piattaforme nazionali. Ma il tema, ora, non è soltanto la capacità di mettere a terra le risorse. La partita si sposta sulla sostenibilità del percorso: trasformare i progetti in servizi realmente utilizzati, ridurre i divari territoriali e colmare il gap di competenze necessario per tenere il ritmo dell’innovazione.
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Butti: “La strada è quella giusta, ora accelerare sugli specialisti”
“L’ultimo Digital Decade Report della Commissione europea conferma che l’Italia ha imboccato la strada giusta e che la sta percorrendo in modo spedito: oggi siamo tra i Paesi più avanzati nella diffusione del 5G, nella crescita della fibra ottica e nella digitalizzazione dei servizi pubblici”, evidenzia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti.
Secondo Butti, i risultati raggiunti sono “il frutto di una strategia chiara, sostenuta dagli investimenti del Pnrr e da un forte lavoro di squadra con territori, imprese e pubbliche amministrazioni”. Il sottosegretario richiama in particolare IT-Wallet, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, il Fascicolo sanitario elettronico e il cloud della pubblica amministrazione come tasselli di un’infrastruttura digitale “sicura, interoperabile e vicina ai cittadini”.
Il riconoscimento europeo sul fronte dell’intelligenza artificiale, prosegue Butti, conferma la validità della scelta italiana: promuovere innovazione e competitività attraverso regole chiare, tutela dei diritti e governance solida. Ma la priorità ora è il capitale umano: “La sfida è accelerare sulla formazione degli specialisti Ict per ottenere un avanzamento analogo a quello riscontrato sulle competenze digitali”.
Reti, il 5G sfiora la copertura totale
Il fronte della connettività è quello su cui l’Italia mostra alcuni dei progressi più evidenti. La copertura 5G generale arriva al 99,82%, sopra la media europea del 96,79%. Anche la fibra fino agli edifici registra un avanzamento significativo: la copertura tra le famiglie italiane raggiunge il 77,56%, superando la media dell’Unione europea del 74,13%, con una crescita annua del 9,6%, più sostenuta rispetto al 7,1% medio europeo.
Il dato conferma l’effetto delle misure legate al Piano Italia a 1 Giga, ma lascia aperto un punto critico: il divario nelle aree rurali. È qui che la trasformazione digitale rischia di procedere a due velocità, con reti sempre più performanti nei centri urbani e nelle aree economicamente più attrattive, ma con una copertura ancora da rafforzare nei territori meno densamente popolati.
Pubblica amministrazione, l’interoperabilità diventa leva di sistema
Sul fronte dei servizi pubblici digitali, l’Italia risulta in linea con la traiettoria nazionale e supera la media europea nei servizi rivolti ai cittadini: 86,11% contro l’84,64% dell’Unione europea, con una crescita del 3% rispetto al 2024. Particolarmente rilevante anche il risultato dei servizi digitali per i cittadini, al 96,77%, sopra la media europea del 94,01% e ormai vicino all’obiettivo finale.
Un ruolo centrale è svolto dalla diffusione dell’identità digitale, attraverso Carta d’identità elettronica e Sistema pubblico di identità digitale, dallo sviluppo di IT-Wallet e dal rafforzamento dell’interoperabilità dei dati pubblici. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati consente oggi lo scambio sicuro di informazioni tra oltre 9mila enti attraverso interfacce di programmazione, con più di 1,1 miliardi di scambi di dati effettuati.
Il percorso riguarda anche la migrazione verso infrastrutture di cloud qualificato, sostenuta dalle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l’obiettivo di rendere i servizi pubblici più sicuri, integrati, efficienti e resilienti. PagoPA e app IO completano il quadro delle piattaforme nazionali pensate per semplificare l’esperienza dei cittadini e accelerare l’adozione dei pagamenti e dei servizi digitali.
Sanità elettronica sopra la media europea
La sanità digitale è un altro ambito in cui l’Italia si colloca sopra la media dell’Unione europea. L’accesso ai dati sanitari elettronici arriva all’89,93%, contro una media europea dell’86,51%, con una crescita del 6,9%. A sostenere il progresso sono il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e l’Ecosistema dati sanitari.
Il documento evidenzia inoltre che, a febbraio 2026, il 95% dei medici di medicina generale e dei pediatri ha trasmesso documenti digitali firmati o gestito ricette elettroniche attraverso il sistema nazionale. È un passaggio chiave perché indica una progressiva integrazione del digitale nei processi ordinari del servizio sanitario, non più solo in progetti sperimentali o verticali.
Imprese più digitali, cloud e dati trainano la crescita
Anche il tessuto produttivo mostra segnali di rafforzamento. La quota di piccole e medie imprese con almeno un livello base di digitalizzazione raggiunge il 79,5%, in aumento rispetto al 60,7% precedente e sopra la traiettoria nazionale indicata per il 2025. L’adozione del cloud arriva al 68,1%, mentre l’uso dell’analisi dei dati sale al 42,7%.
Il dato più marcato riguarda l’intelligenza artificiale: l’indicatore passa dall’8,2% al 16,4%, con un progresso annuo del 100%. È una crescita rilevante, anche se il punto di partenza resta contenuto e la sfida sarà portare l’adozione dell’intelligenza artificiale oltre le imprese più strutturate, rendendola accessibile anche alle filiere produttive e alle realtà di minore dimensione.
In questo quadro si inserisce anche il riconoscimento della Commissione europea all’ambizione italiana sull’intelligenza artificiale. L’Italia viene indicata come il primo Paese in Europa ad aver adottato un quadro normativo nazionale per disciplinare sviluppo, adozione e governance dei sistemi di intelligenza artificiale in coerenza con la normativa europea. Il percorso è collegato alla Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 e al lavoro già avviato per la nuova strategia 2026-2028.
Competenze, il vero collo di bottiglia
Il punto debole resta il capitale umano. Le competenze digitali di base migliorano, passando dal 45% al 54%, ma restano sotto la media europea. Il progresso è sostenuto da iniziative come la Rete dei servizi di facilitazione digitale, arrivata a 4mila Punti Digitale Facile attivi e a circa 2,5 milioni di persone supportate, e il Servizio civile digitale, che ha coinvolto circa 9.300 volontari e raggiunto circa 290mila cittadini.
Il nodo più critico è però quello degli specialisti informatici. La quota di occupati nel settore si ferma al 3,8%, in calo rispetto al 4% precedente e ancora distante dall’obiettivo del 10%. È il dato che più di altri misura la distanza tra infrastruttura disponibile e capacità del sistema di usarla per generare innovazione, produttività e competitività.
Senza un’accelerazione su formazione, riqualificazione professionale e attrazione di talenti, il rischio è che l’Italia riesca a costruire piattaforme, reti e servizi, ma fatichi a sviluppare l’ecosistema di competenze necessario per mantenerli, evolverli e metterli al servizio della crescita.
La nuova fase: dalla messa a terra alla maturità digitale
Il quadro complessivo mostra un’Italia che ha iniziato a raccogliere i risultati della stagione degli investimenti pubblici, soprattutto dove esistono obiettivi chiari, piattaforme nazionali e governance centralizzata. La sfida dei prossimi anni sarà passare dalla messa a terra dei progetti alla maturità digitale del sistema Paese.
Questo significa consolidare la copertura nelle aree ancora scoperte, aumentare l’uso effettivo dei servizi pubblici digitali, far crescere l’adozione di cloud, dati e intelligenza artificiale nelle imprese, rafforzare la sicurezza delle infrastrutture e affrontare il nodo delle competenze con la stessa intensità con cui sono stati affrontati reti e piattaforme.
Il nuovo scenario è quindi duplice: l’Italia non è più soltanto un Paese in ritardo da recuperare, ma un sistema che in alcuni ambiti corre più della media europea. Proprio per questo, però, la pressione aumenta. Perché il passaggio successivo non sarà misurato solo dalla copertura o dal numero di piattaforme attivate, ma dalla capacità di trasformare il digitale in produttività, inclusione e qualità dei servizi.




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