L’Italia entra nel radar di K2 Strategic per lo sviluppo di nuove infrastrutture digitali hyperscale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato a Palazzo Piacentini una delegazione della società, divisione dedicata alle infrastrutture digitali della multinazionale asiatica Kuok Group, guidata dal Ceo Meng Wei Kuok.
Al centro del confronto c’è il piano di investimenti in Italia, che prevede la realizzazione di un campus data center hyperscale nell’area a sud di Milano. Si tratta di un progetto di dimensioni rilevanti per il mercato nazionale, sia per la capacità prevista sia per l’impatto industriale e occupazionale collegato alla fase di costruzione e alla gestione dell’infrastruttura.
Secondo quanto comunicato dal Mimit, l’investimento complessivo potrebbe arrivare fino a 5,3 miliardi di euro per lo sviluppo e la gestione a lungo termine del campus, con una capacità complessiva stimata in circa 300 MW. Durante la fase di realizzazione potranno essere attivati fino a 8.000 occupati a tempo pieno, mentre, una volta entrato a regime, il campus impiegherà circa 200 addetti diretti.
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Un tassello nella strategia globale da 10 miliardi
Il progetto italiano si inserisce in una traiettoria internazionale già molto ambiziosa. K2 Strategic si presenta come uno degli operatori emergenti nel mercato globale dei data center, con una strategia focalizzata su infrastrutture hyperscale, cloud e capacità di calcolo a supporto della crescita della domanda digitale.
La società indica un investment commitment da 10 miliardi di dollari e l’obiettivo di raggiungere 1.200 MW di capacità data center entro il 2030. È un target che fotografa la scala della competizione in atto: l’espansione dell’intelligenza artificiale, dei servizi cloud, delle piattaforme digitali e dei carichi di lavoro ad alta intensità computazionale sta spingendo gli operatori globali a presidiare nuovi mercati e a costruire campus sempre più grandi, connessi e integrati con l’energia.
Il gruppo rivendica inoltre una presenza globale e una strategia che guarda oltre il singolo edificio data center, includendo connettività, continuità operativa, disponibilità energetica e sostenibilità. In questa cornice, l’Italia può diventare una piattaforma rilevante per servire la domanda europea.
Il ruolo della Lombardia
Il Mimit proseguirà il raccordo con la Regione Lombardia, nel rispetto della recente normativa regionale in materia, per accompagnare lo sviluppo degli investimenti nel settore dei data center e favorire il coordinamento delle procedure previste.
Il tema è già stato oggetto di un confronto istituzionale specifico. Lo scorso 3 giugno si è svolto al ministero un incontro tra Urso e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dedicato all’approfondimento delle opportunità offerte dalla normativa regionale. Da quel confronto è nato un Gruppo di contatto tra Governo e Regione con l’obiettivo di coordinare le procedure autorizzative e quelle relative alla dichiarazione di interesse strategico nazionale.
La scelta della Lombardia non è casuale. L’area milanese concentra una parte significativa della domanda digitale italiana, grazie alla presenza di imprese, operatori cloud, reti di telecomunicazioni, sistemi finanziari, industria manifatturiera e servizi avanzati. Per i campus hyperscale, tuttavia, la localizzazione richiede un equilibrio complesso tra disponibilità di suolo, accesso alla rete elettrica, capacità di connessione, tempi autorizzativi e sostenibilità ambientale.
La sfida energia-connettività
La crescita dei data center è sempre più legata alla capacità dei territori di offrire infrastrutture energetiche adeguate. Un campus da circa 300 MW rappresenta un investimento industriale di grande scala, ma anche una domanda stabile di potenza, resilienza e connessioni ad altissima capacità.
K2 Strategic lega la propria strategia globale anche allo sviluppo di infrastrutture sostenibili e all’integrazione con soluzioni da fonti rinnovabili. È un punto centrale per il mercato europeo, dove la corsa ai data center si intreccia con gli obiettivi di efficienza energetica, decarbonizzazione e sicurezza degli approvvigionamenti.
Per l’Italia, la partita riguarda la possibilità di attrarre investimenti internazionali senza trasformare la crescita dei data center in un fattore di pressione disordinata sui territori. La regia istituzionale annunciata dal Mimit punta proprio a evitare frammentazioni procedurali e a favorire uno sviluppo più coordinato, in particolare nei casi in cui le infrastrutture possano assumere rilievo strategico nazionale.
Data center e industria digitale italiana
L’investimento proposto da K2 Strategic arriva in una fase in cui i data center sono diventati una componente essenziale della politica industriale digitale. Cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, pubblica amministrazione digitale, servizi finanziari e manifattura avanzata dipendono sempre più da infrastrutture fisiche capaci di garantire potenza computazionale, continuità operativa e bassa latenza.
Il campus a sud di Milano, se realizzato nelle dimensioni indicate, potrebbe rafforzare il posizionamento dell’Italia nella mappa europea delle infrastrutture digitali. La capacità prevista lo collocherebbe tra i progetti di maggiore scala nel Paese e contribuirebbe ad aumentare l’attrattività del mercato nazionale per hyperscaler, operatori cloud, imprese tecnologiche e filiere industriali con fabbisogni crescenti di calcolo.
Il passaggio decisivo sarà ora quello autorizzativo e industriale. La dimensione dell’investimento, fino a 5,3 miliardi di euro, rende necessario un coordinamento stretto tra Governo, Regione, enti locali, operatori energetici e soggetti infrastrutturali. La competitività dell’Italia nei data center si giocherà infatti sulla capacità di coniugare velocità, sicurezza, sostenibilità e integrazione con le reti.




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