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Poste-Tim, la Consob approva l’Opas: si accelera sulla più grande società-piattaforma italiana



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Sì del regolatore all’operazione della società guidata da Del Fante sulla totalità delle azioni ordinarie della telco: al via l’integrazione dei due big industriali italiani per creare la più grande “infrastruttura” connessa del Paese attiva nei servizi finanziari, utility, logistica, Tlc, cloud e digitalizzazione per i segmenti consumer e business

Pubblicato il 16 lug 2026



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Inizia la nuova era di Tim come parte di Poste, mentre si consolida il ruolo di Poste Italiane come piattaforma di multiservizi bancari, assicurativi, utility e telecomunicazione. La Consob ha, infatti, approvato il documento di offerta relativo all’Opas promossa da Poste Italiane sulla totalità delle azioni ordinarie di Telecom Italia, come comunicato dal gruppo guidato da Matteo Del Fante.

Il regolatore del mercato azionario ha emesso la sua decisione positiva con delibera n. 24080 del 15 luglio 2026 e ai sensi dell’articolo 102, comma 4, del TUF.

Poste-Tim, dall’Opas al via libera di Consob

L’operazione ha preso il via lo scorso marzo, quando il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Telecom Italia, con l’obiettivo di acquisirne l’intero capitale sociale e procedere alla revoca dalla quotazione su Euronext Milan. Il corrispettivo complessivo dell’operazione è stato indicato in circa 10,8 miliardi di euro. Tim ha preso atto dell’offerta e, il 23 marzo, ha riunito il consiglio di amministrazione per avviare il processo di valutazione.

La proposta messa sul piatto da Poste prevede una componente mista in contanti e azioni: 0,167 euro cash più 0,0218 nuove azioni Poste per ogni titolo Tim.

Del Fante ha in seguito sottolineato in un’intervista al Financial Times che “Il punto non è solo il valore che offriamo subito, ma anche la possibilità di beneficiare delle future sinergie e di una traiettoria di crescita più forte sotto Poste”.

In audizione alla Camera in Commissione Trasporti, l’AD di Poste ha ribadito che l’operazione su Poste–Tim “è stata valutata positivamente dai mercati: Poste è un’azienda retail per eccellenza e storica del nostro Paese, dall’altro lato Tim è un’azienda corporate e storica per il sistema produttivo italiano. Andiamo ad acquisire presenza su clienti importanti. L’ambizione assieme a Tim è accompagnare il sistema Italia in questo momento di transizione importante”.

Come si svolgerà l’offerta

Come comunicato oggi, in base ai regolamenti vigenti, il periodo di adesione all’offerta concordato con Borsa Italiana “avrà inizio alle ore 8:30 CEST del 20 luglio 2026 e terminerà alle ore 17:30 CEST dell’11 settembre 2026, estremi inclusi e salvo proroghe, e sarà pertanto pari a complessivi 40 giorni di borsa aperta”, ha fatto sapere Poste.

Il quinto giorno di borsa aperta successivo alla chiusura del periodo di adesione, ossia – salvo eventuali proroghe da parte di Consob – il 18 settembre 2026, Poste corrisponderà il corrispettivo a ciascun azionista di Tim che abbia validamente aderito all’offerta nel corso del periodo di adesione.

Il corrispettivo per gli azionisti di Tim

Quanto al corrispettivo dell’offerta, per effetto del raggruppamento deliberato dall’Assemblea straordinaria degli azionisti di Tim del 15 aprile 2026 e divenuto efficace in data 15 giugno 2026, “per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta, Poste Italiane riconoscerà un corrispettivo unitario complessivo costituito da: (i) una componente in denaro, pari a Euro 1,67; e (ii) una componente in azioni, rappresentata da n. 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione, aventi godimento regolare e le medesime caratteristiche delle azioni ordinarie Poste Italiane già in circolazione alla data della relativa emissione e destinate alla quotazione su Euronext Milan, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti previsti nel Documento di offerta (il “Corrispettivo”)”.

Il Documento di offerta sarà depositato presso Consob e verrà messo a disposizione del pubblico per la consultazione. Per ogni ulteriore informazione relativa all’offerta, sono disponibili i comunicati di Poste Italiane all’indirizzo www.posteitaliane.it.

Nasce la più grande piattaforma italiana di infrastruttura connessa

Al lancio dell’Opas, il gruppo guidato da Del Fante ha parlato di operazione mirata a dar vita a “un unico Gruppo”, grazie all’integrazione di due tra le principali realtà industriali italiane. Nella visione di Poste, il nuovo soggetto si imporrebbe fin dall’inizio come la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.

Nel documento diffuso al mercato, Poste Italiane ha indicato che il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese, con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, Ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. L’azienda lega questa prospettiva alla convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale, in continuità con il modello di business di “società piattaforma”.

Asset industriali e rete distributiva

Poste ha spiegato che l’integrazione aggiungerebbe alla sua piattaforma una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione rilevante nelle infrastrutture cloud e data center e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana. Un passaggio centrale del razionale industriale riguarda anche la rete distributiva: quasi 13 mila uffici postali, oltre 4 mila punti vendita Tim e una rete di oltre 49 mila partner terzi, insieme a una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi. Nel comunicato viene inoltre richiamata l’App “P” di Poste Italiane, indicata come piattaforma per l’integrazione rapida di nuovi prodotti e servizi.

Come spiegato da Del Fante nella citata intervista al Financial Times, l’operazione punta a valorizzare la complementarità tra i due gruppi. “Poste è stata storicamente un’azienda consumer, Tim è più forte con clienti corporate e pubblica amministrazione”; la combinazione “amplierebbe la nostra base clienti e rafforzerebbe la nostra offerta tecnologica”, delineando un gruppo più integrato e competitivo.

Poste-Tim, le sinergie previste

Il gruppo risultante dalla fusione diventerebbe uno dei principali player italiani anche in termini occupazionali, con oltre 150 mila dipendenti, segnando un cambio di scala rilevante nel panorama delle telecomunicazioni e dei servizi.

Le sinergie ante imposte stimate sono pari a circa 0,7 miliardi di euro annui a regime, di cui 0,5 miliardi riconducibili a sinergie di costo e oltre 0,2 miliardi a sinergie di ricavo. Poste precisa che il percorso di integrazione industriale e commerciale sarebbe già stato avviato negli ultimi mesi, a partire dall’acquisizione della prima partecipazione in Tim nel febbraio 2025, citando tra gli sviluppi il contratto Mvno, la partnership nel comparto dell’energia e delle polizze assicurative di protezione e ulteriori progettualità congiunte in fase di sviluppo.

Ritorno a una telco di Stato?

Poste ha descritto l’assetto che si configurerà al perfezionamento dell’operazione come “stabile e coerente con la natura dei servizi offerti”, grazie al fatto che la maggioranza del capitale è riconducibile a soggetti a controllo pubblico.

Di fronte alle successive critiche in merito a un possibile ritorno di Tim sotto il controllo pubblico, Del Fante ha risposto, in un’intervista al Financial Times: “Abbiamo dimostrato di essere una società di mercato”, rivendicando la natura industriale dell’operazione.

L’aggregazione Poste-Tim rappresenta “un passo verso il mercato” anche alla luce della struttura azionaria prevista: l’operazione porterebbe a una riduzione della quota pubblica nella nuova entità, dal 65% al 50%, accompagnata dall’emissione di nuove azioni destinate agli investitori di Tim. Un passaggio che, nelle intenzioni del management, rafforzerebbe il flottante e renderebbe il gruppo più attrattivo per il mercato.

Al tempo stesso, nella call con gli analisti di fine marzo Del Fante ha anche affermato che la combinazione con Tim è “un passaggio fondamentale nella creazione di un fornitore di servizi di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese, promuovendo la sovranità del cloud e la riservatezza dei dati, valorizzando al contempo il potenziale dell’evoluzione digitale dell’economia italiana”.

Il consolidamento delle Tlc

Insieme a Poste, “Vediamo iniziative di crescita e sinergie che si possono sviluppare”, è stato il commento dell’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, intervenuto al Salone del risparmio di Milano lo scorso maggio.

“Anche a livello europeo, si è compreso che l’asimmetria verso altri mercati, cioè Usa, Brasile, India o Cina, non ha alcun senso logico e quindi ci si muove verso il consolidamento, che vuol dire fare efficienze industriali”, ha detto l’Ad di Tim .

“I nostri Paesi europei hanno bisogno di 4 reti di telefonia mobile? Hanno bisogno di due reti in fibra? No. In tutta Europa si parla di consolidamento, in Italia ci sono i prezzi più bassi al mondo. È abbastanza difficile per il mercato italiano sostenere quattro operatori”, ha concluso l’amministratore delegato di Tim.

Il secondo tema è quello della rilevanza e delle opportunità per le telco nell’era contemporanea e nel prossimo futuro: “Se guardo avanti, cloud e intelligenza artificiale richiederanno sempre più servizi di Tlc a qualità garantita“, ha evidenziato Labriola.

I commenti di analisti e sindacati

Positivi i commenti dei sindacati all’operazione Poste-Tim, giudicata di portata storica in virtù dell’integrazione di due fondamentali realtà industriali del Paese che daranno vita alla più grande infrastruttura connessa d’Italia”. Al tempo stesso, le parti sociali ribadiscono che la creazione di valore deve procedere di pari passo con la tutela del lavoro.

Uilcom e Uilposte hanno anche sottolineato che, a livello di governance e stabilità, la conferma dello Stato italiano come azionista di maggioranza (oltre il 50%) è una precondizione essenziale per garantire che il mandato strategico resti orientato all’interesse generale e alla tenuta sociale.

Positiva anche l’accoglienza del mercato. Per gli analisti di Intermonte, il modello di business di “società piattaforma” consente a Poste, con l’integrazione di Tim, di sfruttare la convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale aprendo nuove
opportunità per i clienti attuali e prospettici del Gruppo guidato da Del Fante.

Secondo gli esperti, inoltre, le sinergie sia di costo che di ricavo appaiono fattibili e “Tim con Poste aumenterà sensibilmente le proprie dimensioni e liquidità con una creazione di valore interessante una volta ottenute le sinergie, mentre nel contempo aumenterà anche la leva finanziaria considerando il cash-out fino a €2.8bn ed il consolidamento del debito di Tim”.

Per Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’operazione avviata da Poste a marzo “non è un raid finanziario. È la naturale evoluzione di una strategia avviata nel febbraio 2025”, con l’azienda “che ha sempre definito” l’operatore Tlc “un investimento industriale di lungo periodo, funzionale alla creazione di sinergie tra telecomunicazioni, servizi Ict, contenuti, pagamenti, assicurazioni ed energia. Oggi quella visione prende forma”.

“Il gruppo parla apertamente della creazione di un’infrastruttura integrata, pilastro per l’economia nazionale, capace di unire rete, cloud, edge computing, dati, logistica e distribuzione. Il passaggio è netto – ha indicato Debach – da rete distributiva a piattaforma abilitatrice della trasformazione digitale del Paese. Il timing dell’operazione poi non è casuale. Poste si muove adesso perché Tim , per la prima volta dopo anni, ha smesso di essere soltanto una storia di risanamento. Basta guardare la traiettoria degli utili per capire la profondità del cambio di fase. Il ritorno all’utile non è un dettaglio contabile, è il segnale che il lavoro più doloroso di pulizia di bilancio è alle spalle”.

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