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Materie prime critiche, operativo il Fondo Nazionale del Made in Italy: 900 milioni per le filiere strategiche



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Il governo vara uno strumento di politica industriale destinato a mobilitare capitali pubblici e privati. L’iniziativa si inserisce in uno scenario globale sempre più complesso: per l’International Energy Agency concentrazione dell’offerta, restrizioni all’export e calo degli investimenti aumentano i rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti

Pubblicato il 22 lug 2026



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Le materie prime critiche entrano al centro della strategia industriale italiana con l’avvio della fase operativa del Fondo Nazionale del Made in Italy (Fnmi). Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha affidato a Invimit la gestione del Fondo Real Asset e al Fondo Italiano d’Investimento quella del Fondo Imprese, rendendo pienamente operativo uno strumento da 900 milioni di euro destinato a sostenere le filiere strategiche del Paese. La misura punta a rafforzare la resilienza industriale italiana in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche sulle risorse essenziali per la transizione energetica e digitale. Una direzione che trova conferma anche nelle più recenti analisi dell’International Energy Agency, secondo cui la crescente concentrazione delle catene di fornitura, l’aumento delle restrizioni alle esportazioni e il rallentamento degli investimenti stanno aumentando i rischi per la sicurezza globale delle materie prime critiche.

Uno strumento permanente di politica industriale

Il Fondo è stato istituito dalla legge sul Made in Italy (legge n. 206 del 27 dicembre 2023), promossa dal Mimit in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’obiettivo è dotare il Paese di un meccanismo stabile capace di accompagnare lo sviluppo delle imprese e di rafforzare la competitività delle filiere considerate strategiche per l’economia nazionale.

“Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia“.

L’impostazione riflette una tendenza ormai condivisa a livello europeo e internazionale. Le politiche industriali non si limitano più al sostegno della produzione, ma puntano a garantire continuità nelle forniture di materiali indispensabili per tecnologie avanzate, mobilità elettrica, energie rinnovabili, semiconduttori e difesa.

Due fondi per sostenere investimenti e crescita delle imprese

L’architettura del Fnmi si articola su due strumenti complementari. Il Fondo Real Asset, con una dotazione di 300 milioni di euro, finanzierà investimenti nella componente immobiliare delle filiere strategiche, sostenendo la realizzazione e l’ammodernamento delle infrastrutture necessarie allo sviluppo industriale.

Il Fondo Imprese, che dispone invece di 600 milioni di euro, opererà attraverso investimenti diretti e indiretti nel capitale delle aziende attive nei comparti strategici, intervenendo secondo logiche di mercato. L’obiettivo non è soltanto fornire nuove risorse finanziarie, ma anche favorire l’attrazione di capitali privati, ampliando la capacità di investimento delle imprese italiane.

La particolare attenzione riservata alle materie prime critiche riguarda l’intera catena del valore. Il Fondo potrà infatti sostenere attività di estrazione, lavorazione, trasformazione, approvvigionamento, distribuzione, riciclo e riuso. Una visione che supera il tradizionale sostegno alle attività minerarie e considera strategiche anche le fasi industriali a maggiore valore aggiunto, dove si concentra oggi gran parte della competizione internazionale.

La sicurezza degli approvvigionamenti diventa un fattore competitivo

La disponibilità di materie prime critiche rappresenta ormai una delle principali variabili della competitività industriale. Terre rare, litio, rame, grafite, nichel e cobalto sono componenti essenziali per batterie, motori elettrici, data center, infrastrutture digitali e sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo l’International Energy Agency, negli ultimi anni la concentrazione geografica della raffinazione è ulteriormente aumentata. Parallelamente, le restrizioni alle esportazioni introdotte da diversi Paesi stanno trasformando quello che fino a poco tempo fa appariva un rischio teorico in una concreta vulnerabilità economica. A complicare il quadro contribuisce anche il calo degli investimenti nel settore, diminuiti del 9% nel 2025 dopo diversi anni di crescita.

In questo scenario, costruire filiere nazionali ed europee più solide significa ridurre l’esposizione alle tensioni geopolitiche e garantire continuità produttiva alle imprese. Non si tratta soltanto di accedere alle risorse, ma di sviluppare capacità industriali lungo tutta la catena di trasformazione, dalla raffinazione fino al recupero dei materiali attraverso il riciclo.

L’effetto leva dei capitali privati

Uno degli elementi più rilevanti del Fondo riguarda la capacità di generare un effetto moltiplicatore sugli investimenti. Le risorse pubbliche sono infatti concepite come leva per attrarre capitali privati e accelerare progetti industriali che difficilmente potrebbero essere finanziati esclusivamente dal mercato.

L’approccio risponde a una logica ormai diffusa nelle politiche europee dedicate alle tecnologie strategiche: utilizzare il capitale pubblico per ridurre il rischio iniziale degli investimenti e favorire la nascita di ecosistemi industriali competitivi. In questo modo, il sostegno statale punta a creare condizioni favorevoli allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali senza sostituirsi agli investitori privati.

Il Fondo potrà inoltre estendere il proprio raggio d’azione ad altre filiere strategiche individuate dal Comitato tecnico strategico istituito presso il Mimit, mantenendo così una flessibilità coerente con l’evoluzione delle priorità industriali del Paese.

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