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Stazioni radio base volanti: Deutsche Telekom sperimenta la copertura mobile senza interruzioni



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Due droni si alternano in volo e trasferiscono automaticamente il servizio da una cella all’altra. Il collegamento satellitare con il core network apre nuovi scenari per emergenze, aree remote e grandi eventi

Pubblicato il 6 ago 2026



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Le stazioni radio base volanti compiono un nuovo passo verso l’impiego operativo. Deutsche Telekom, insieme a T-Mobile Czech Republic e al produttore aeronautico Primoco Uav, ha sperimentato in Repubblica Ceca l’alternanza automatica di due droni equipaggiati con tecnologia di rete mobile, mantenendo attive le chiamate e le connessioni dati durante il passaggio da un velivolo all’altro.

Il test affronta uno dei principali limiti delle piattaforme aeree utilizzate come antenne temporanee: l’autonomia. Quando il primo aeromobile deve rientrare per il rifornimento, il secondo ne assume la funzione senza interrompere il servizio. Gli smartphone si collegano automaticamente alla cella attiva, mentre il traffico continua a essere instradato verso il core network dell’operatore.

La sperimentazione ha introdotto anche un secondo elemento rilevante. Entrambi i droni disponevano di un backhaul satellitare integrato, utilizzato per collegare direttamente la base station aerea alla rete centrale, senza la necessità di installare una stazione di trasmissione aggiuntiva a terra. La combinazione fra copertura radio dall’alto, alternanza dei velivoli e trasporto satellitare punta a rendere il sistema utilizzabile anche dove le infrastrutture terrestri sono assenti, danneggiate o difficili da raggiungere.

Due droni per superare il limite dell’autonomia

La prova si è svolta durante l’evento di trail running Běhej lesy, nell’area naturale protetta di Brdy. Il percorso, caratterizzato da una copertura mobile limitata, ha consentito di verificare la soluzione in condizioni reali e con utenti effettivamente presenti sulla rete.

Una torre mobile compatta ha fornito connettività nelle zone di partenza e arrivo. Lungo il tracciato, invece, la copertura è stata affidata a due Primoco One 150 con apparati radio integrati. I velivoli, operando a turno, hanno permesso a circa 1.900 partecipanti di rimanere collegati durante la manifestazione.

Le piattaforme hanno volato a un’altitudine compresa fra due e tre chilometri, coprendo complessivamente un’area fino a 20 chilometri quadrati. Secondo Deutsche Telekom, il sistema ha raggiunto velocità fino a 100 Mbit/s utilizzando un canale da 10 MHz e le stesse bande di frequenza impiegate dalla rete terrestre. È inoltre possibile assegnare priorità a determinate categorie di traffico, per esempio alle comunicazioni delle squadre di soccorso.

Il risultato non consiste soltanto nell’aver acceso una cella mobile da un drone. Soluzioni simili sono già state sperimentate in diversi contesti. Il passaggio più importante riguarda la capacità di organizzare un servizio potenzialmente continuativo, nel quale la copertura viene trasferita fra più piattaforme senza richiedere interventi agli utenti e senza far cadere chiamate o sessioni dati.

“Il vantaggio principale dell’impiego di due velivoli Primoco One 150 è la possibilità di fornire un servizio continuativo 24 ore su 24, sette giorni su sette”, ha spiegato Ladislav Semetkovský, Ceo di Primoco Uav. “Quando un aeromobile è a terra per il rifornimento, il secondo rimane operativo, garantendo una connettività senza interruzioni. Questo rende la soluzione particolarmente utile nelle situazioni di crisi, nelle quali comunicazioni affidabili devono essere disponibili in ogni momento”.

Dal collegamento temporaneo a una rete ibrida

L’architettura sperimentata da Deutsche Telekom mostra come il futuro delle telecomunicazioni non terrestri non dipenderà da una singola tecnologia. Droni, satelliti e infrastrutture mobili tradizionali sono destinati a operare come componenti di una rete ibrida, attivata e riconfigurata in funzione delle circostanze.

Nel test ceco il drone non comunica direttamente con terminali satellitari specializzati. Si comporta come una normale stazione radio base e utilizza frequenze compatibili con gli smartphone presenti sul territorio. Il satellite interviene invece nel segmento di trasporto, sostituendo il collegamento in fibra o ponte radio che normalmente unisce un sito mobile al core network.

La distinzione rispetto ai servizi satellitari direct-to-device è sostanziale. In questi ultimi il telefono comunica direttamente con un satellite, a condizione che terminale, spettro e rete supportino il servizio. Nella soluzione di Deutsche Telekom il dispositivo continua invece a vedere una cella terrestre, anche se l’antenna si trova a bordo di un velivolo. Ciò può facilitare l’utilizzo di smartphone standard e consentire all’operatore di applicare le consuete funzioni di autenticazione, gestione del traffico e qualità del servizio.

I due modelli non sono necessariamente alternativi. Le connessioni direct-to-device possono offrire una copertura di base su territori molto estesi, inizialmente soprattutto per messaggi e servizi a capacità limitata. Una base station aerea può concentrare maggiore capacità in un’area circoscritta, supportando chiamate, trasmissione dati e applicazioni operative. La rete terrestre rimane comunque la soluzione più efficiente dove esistono siti permanenti, alimentazione e collegamenti ad alta capacità.

La corsa europea alle reti non terrestri

La sperimentazione si inserisce nel più ampio percorso di convergenza fra reti mobili e infrastrutture satellitari. Il 3Gpp ha introdotto con la Release 17 le prime specifiche per le reti non terrestri, estendendo progressivamente il modello 5G a piattaforme collocate nello spazio o nell’atmosfera. La Release 18 ha proseguito il lavoro sulle funzioni radio e sull’integrazione con l’architettura mobile.

Anche la politica europea dello spettro sta assumendo un ruolo più rilevante. Nel maggio 2026 la Commissione europea ha proposto una nuova procedura comunitaria per selezionare gli operatori dei servizi mobili satellitari autorizzati a utilizzare, dopo il 2027, la banda armonizzata dei 2 GHz. Bruxelles considera queste frequenze strategiche sia per i servizi direct-to-device sia per la disponibilità di comunicazioni critiche nelle zone prive di copertura terrestre.

Il quadro europeo punta dunque a superare la separazione rigida fra infrastrutture terrestri e satellitari. L’obiettivo è costruire reti nelle quali il traffico possa essere trasferito tra tecnologie differenti, mantenendo continuità del servizio, sicurezza e controllo delle risorse. Per gli operatori mobili ciò significa estendere la copertura senza replicare ovunque il modello tradizionale basato su torri, alimentazione elettrica e backhaul fisso.

La Commissione rileva inoltre una crescente importanza dei sistemi satellitari in orbita bassa per la connettività delle aree remote, nonostante il segnale 5G sia ormai vicino a una copertura geografica generalizzata in Europa. Una percentuale elevata della popolazione raggiunta non elimina infatti le discontinuità presenti nei territori montani, nelle aree protette, lungo le rotte marittime o in zone scarsamente abitate.

Emergenze e protezione civile in primo piano

Il caso d’uso più immediato per le stazioni radio base volanti è il ripristino delle comunicazioni dopo un evento estremo. Incendi, alluvioni, terremoti e tempeste possono rendere indisponibili contemporaneamente antenne, linee elettriche e collegamenti in fibra. Anche quando gli apparati radio restano intatti, l’interruzione del backhaul può isolare intere porzioni della rete.

Un drone con cella mobile e collegamento satellitare potrebbe essere inviato sopra l’area colpita e fornire una prima infrastruttura a squadre di emergenza, amministrazioni e cittadini. La possibilità di dare priorità alle comunicazioni professionali risponde alle esigenze delle organizzazioni di protezione civile, che devono condividere posizione, immagini, mappe e informazioni operative in condizioni di congestione.

Rispetto alle cosiddette cells on wheels, le stazioni mobili installate su camion o rimorchi, una piattaforma aerea può raggiungere più facilmente aree isolate da frane o inondazioni. Può inoltre coprire un territorio ampio senza dover individuare immediatamente un sito accessibile e adatto all’installazione di un’antenna.

Il vantaggio non cancella il ruolo delle infrastrutture trasportabili a terra. Queste ultime offrono generalmente maggiore capacità, possono restare operative più a lungo e sono meno esposte alle condizioni meteorologiche. Il drone assume quindi valore come strumento complementare, soprattutto nelle prime ore dell’emergenza o nei luoghi in cui l’accesso fisico è impossibile.

Eventi, aree protette e capacità su richiesta

Un secondo mercato riguarda gli eventi temporanei. Festival, gare sportive e manifestazioni possono richiedere per pochi giorni una capacità molto superiore a quella normalmente necessaria nel territorio. Costruire un sito permanente non sarebbe economicamente giustificato, mentre portare una torre mobile può risultare complesso in montagna, nei boschi o all’interno di aree sottoposte a vincoli ambientali.

Deutsche Telekom aveva già utilizzato nel febbraio 2025 un drone con base station Lte durante la gara di sci di fondo Jizerská 50. In quell’occasione il velivolo, operando a circa 2,3 chilometri di quota, aveva fornito per quattro ore la copertura di un tratto di sei chilometri altrimenti non servito. Il nuovo test evolve quel modello: da una singola piattaforma impiegata per una finestra limitata a un sistema nel quale due velivoli possono alternarsi.

Il concetto di capacità su richiesta può interessare anche imprese energetiche, gestori ferroviari, cantieri, porti, miniere e operatori di infrastrutture critiche. In questi casi la rete aerea potrebbe supportare attività di manutenzione, videosorveglianza, sensori e comunicazioni fra operatori per il tempo necessario all’intervento.

Per gli operatori di telecomunicazioni si apre la possibilità di trasformare la copertura temporanea in un servizio gestito. Il modello economico, tuttavia, dipenderà dal numero di missioni, dai costi dei velivoli, dalla disponibilità di spettro e dalla possibilità di utilizzare la piattaforma senza procedure autorizzative troppo lunghe.

I limiti da superare prima della commercializzazione

Il successo tecnico della prova non equivale ancora alla disponibilità di una soluzione su larga scala. Le operazioni con droni a quote di due o tre chilometri e oltre la linea di vista del pilota richiedono regole aeronautiche, certificazioni e coordinamento con le autorità dello spazio aereo. Gli aeromobili impiegati nel test dispongono già di certificazioni europee, ma ogni missione deve essere valutata anche in relazione all’area sorvolata, al traffico aereo e alle condizioni di sicurezza.

Restano poi le variabili meteorologiche. Vento, ghiaccio, pioggia intensa e temporali possono limitare il decollo o ridurre l’autonomia. Proprio negli scenari di emergenza, quando la connettività è più necessaria, il contesto operativo può essere particolarmente difficile.

Anche la capacità radio deve essere letta con cautela. I 100 Mbit/s misurati nel test rappresentano un valore significativo per comunicazioni di emergenza e copertura temporanea, ma vengono condivisi fra gli utenti collegati alla cella. Un evento con decine di migliaia di partecipanti richiederebbe più risorse radio, più piattaforme o un’integrazione più articolata con la rete terrestre.

Sul piano industriale sarà necessario dimostrare che i benefici giustificano i costi di velivoli, manutenzione, personale, collegamento satellitare e gestione delle missioni. Il confronto non avverrà soltanto con le torri mobili, ma anche con satelliti direct-to-device, reti private, palloni stratosferici e sistemi trasportabili di nuova generazione.

“Il nostro obiettivo rimane una connettività mobile resiliente per scenari operativi speciali”, ha affermato Jaroslav Holiš, Senior Manager Research & Trials di Deutsche Telekom. La formulazione chiarisce la direzione del progetto: non sostituire la rete mobile ordinaria, ma aggiungere uno strumento da attivare quando il modello terrestre raggiunge i propri limiti.

La prospettiva più rilevante è quindi la nascita di una rete realmente tridimensionale. Torri, droni e satelliti non saranno livelli separati, ma risorse coordinate dallo stesso operatore. La prova ceca dimostra che il passaggio automatico fra stazioni volanti è tecnicamente possibile. La sfida successiva sarà trasformare quella continuità radio in un servizio economicamente sostenibile, regolato e rapidamente attivabile. È su questo terreno, più che sulla singola prestazione raggiunta in volo, che si misurerà il valore delle stazioni radio base volanti per il mercato europeo.

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