Largo al 5G, soprattutto in Europa. Il processo di switch-off del 2G e del 3G è ormai saldamente in corso in tutto il mondo, ma sono le telco del nostro continente a guidare la trasformazione. Secondo i dati dello studio “2G and 3G Switch-Off – August 2026” della Global mobile suppliers association (Gsa), ci sono 313 operatori che hanno completato, pianificato o stanno procedendo con la disattivazione delle reti 2G e 3G in 89 paesi e territori. Gli investimenti in questa strategia consentono la riallocazione dello spettro per aumentare la capacità per 4G e 5G e ridurre il consumo energetico di reti con un traffico relativamente basso.
Tuttavia, la sostituzione non procede in modo uniforme, a causa della difficoltà di sostituire vecchi dispositivi in funzione, soprattuto nelle comunicazioni machine-to-machine.
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Switch-off verso il 5G, guida l’Europa. Ma c’è l’ostacolo M2M
La dismissione delle reti legacy si confronta, infatti, con la presenza di dispositivi e sistemi che continuano a utilizzare 2G e 3G, soprattutto nell’ambito delle comunicazioni tra macchine e dell’Internet of Things. I lunghi cicli di sostituzione degli apparati fanno sì che una parte dei dispositivi installati non sia ancora compatibile con il 4G o il 5G. È uno degli elementi che rendono lo switch-off meno lineare di quanto potrebbe apparire osservando soltanto l’evoluzione delle reti mobili.
Il rapporto Gsa rivela che l’Europa è la regione più avanzata nelle attività di disattivazione delle reti: rappresenta il 43% di tutti i casi, seguita da Asia (26%) e America Latina e Caraibi (9%).
Alcuni spegnimenti delle reti 2G e 3G sono guidati dagli obiettivi delle telco stesse, ma alcune non hanno raggiunto gli obiettivi fissati – un indice delle difficoltà che questo processo comporta.
In altri casi lo switch-off è imposto da governi e autorità di regolamentazione per incentivare il passaggio a reti ad alte prestazioni e più efficienti dal punto di vista energetico, nonché per consentire la riassegnazione dello spettro.
Le roadmap di telco e governi
“Quando furono introdotte per la prima volta sul mercato, le tecnologie 2G e 3G rappresentavano innovazioni di grande importanza, ma con l’avvento di ulteriori progressi tecnologici, la loro importanza è diminuita e l’utilizzo di entrambe le tecnologie è ora in calo a livello globale”, ha affermato Joe Barrett, Presidente della Gsa. “Di conseguenza, molti operatori, autorità di regolamentazione e governi stanno decidendo di disattivare le vecchie tecnologie 2G e 3G a favore delle reti Lte e 5G, più veloci, efficienti e sicure”.
Prosegue Barrett: “I dati della Gsa confermano che lo switch-off delle reti 2G e 3G sta avvenendo nella maggior parte delle regioni e che governi, autorità di regolamentazione e operatori stanno cercando sempre più di stabilire date precise per la disattivazione, il che favorirà lo spegnimento delle reti 2G e 3G a partire dal 2026“.
La persistenza del 2G
Il report delle Gsa sullo switch-off delle vecchie reti mobili a favore del 4G e 5G indica ancora che sono 139 gli operatori in 70 mercati che hanno completato o pianificato lo spegnimento delle reti 2G, di cui 56 già finalizzati, mentre 174 operatori in 67 mercati hanno avviato lo spegnimento delle reti 3G, di cui 102 hanno completato la transizione.
Quasi la metà (58%) degli operatori che stanno dismettendo le reti più vecchie sta effettuando l’aggiornamento sia al 4G che al 5G. Un totale di 27 operatori ha dismesso entrambe le reti, 2G e 3G.
Il confronto tra le due tecnologie mobili più vecchie mostra quindi una dinamica differente. Il 3G è più avanti nel percorso di dismissione, con un numero maggiore di operatori che hanno già completato lo spegnimento. Il 2G, invece, presenta una maggiore persistenza, anche per la particolare presenza della tecnologia in applicazioni IoT e machine-to-machine.
Lo stato dello switch-off in Europa
Il primato europeo nello spegnimento delle vecchie reti assume particolare rilievo perché l’Europa è spesso descritta come più lenta rispetto ad altre aree geografiche nell’adozione di alcune evoluzioni delle reti mobili. Sul fronte dello switch-off delle tecnologie legacy, invece, il continente sta procedendo più rapidamente rispetto alle altre regioni.
Un esempio significativo è il Regno Unito, dove tutti e quattro gli operatori mobili hanno già completato lo spegnimento delle reti 3G. Il processo non è però privo di difficoltà, come dimostra il caso della Francia. Qui Orange ha dovuto rinviare la dismissione delle reti 2G e 3G a seguito delle preoccupazioni dell’industria sull’utilizzo delle tecnologie legacy in ascensori e altri sistemi IoT. L’operatore punta ora a spegnere il 2G nel 2028 e il 3G nel 2030.
La Francia ha avviato lo smantellamento delle reti e dei servizi 2G ad aprile. Secondo un rapporto del regolatore d’Oltralpe Arcep, più di 2,4 milioni di sim erano attive in dispositivi 2G alla fine del 2025, rappresentando circa l’1,8% di tutte le tessere attive utilizzate per i servizi vocali, di testo e dati in Francia e circa il 3,9% dei dispositivi machine-to-machine attualmente in uso.
La situazione in Italia
In Italia lo spegnimento della rete 3G è ormai quasi completato, ma la rete 2G resta attiva, proprio per tutelare dispositivi e servizi M2M.
Come riportato da Segugio.it, le reti di seconda generazione restano ampiamente utilizzate anche per garantire la stabilità delle chiamate vocali e per alcuni servizi di emergenza. Al contrario del 3G, il cui processo di dismissione è stato sostanzialmente completato tra il 2021 e il 2025, il 2G resta fondamentale per la sua capacità di raggiungere aree montane e rurali dove non è ancora disponibile la copertura in 4G e 5G.
In Italia la quota di traffico sulle reti 2G e 3G è di circa il 5,2% del tempo di connessione totale, un valore in linea con la media europea.
Refarming dello spettro e sicurezza
L’esempio francese evidenzia un aspetto centrale della transizione: spegnere una rete mobile non significa semplicemente disattivare una tecnologia e accendere quella successiva: significa intervenire su un ecosistema di dispositivi e servizi nel quale alcuni apparati possono avere cicli di vita molto più lunghi rispetto a quelli degli smartphone.
Alla base della scelta degli operatori c’è innanzitutto una ragione infrastrutturale. La chiusura delle reti 2G e 3G consente infatti di procedere al refarming dello spettro, destinando frequenze e capacità a Lte e 5G. La progressiva concentrazione del traffico sulle tecnologie più recenti rende economicamente e tecnicamente meno conveniente mantenere in funzione piattaforme legacy.
A questo si aggiungono i temi del risparmio energetico e della sicurezza: le tecnologie più recenti offrono infatti capacità migliori di protezione rispetto alle reti legacy e possono contribuire a rafforzare la resilienza contro gli attacchi informatici.
Il ritmo rallenta, ma il 5G standalone fa da traino
La dinamica del 2026 mostra qualche elemento di rallentamento del processo globale di switch-off delle reti legacy. Il report della Gsa indica circa 37 reti in fase di spegnimento e altre 25 dismissioni pianificate per la seconda metà del 2026.
Nonostante questa temporanea frenata, la traiettoria di medio periodo resta orientata verso una maggiore velocità e il ritmo degli switch-off dovrebbe aumentare negli anni successivi, anche in relazione alla crescita delle reti 5G Standalone.
Il passaggio a infrastrutture sempre più orientate al 5G rafforza la convenienza dello smantellamento delle tecnologie precedenti. Più le reti di nuova generazione diventano mature e diffuse, maggiore diventa l’incentivo a concentrare su di esse spettro, investimenti e capacità operativa.
La protezione dei consumatori
Uno degli aspetti della dismissione delle reti 2G-3G è la tutela dei consumatori durante la transizione. Lo ha sottolineato il rapporto di Omdia intitolato “2G and 3G Switch-off Regulations and Policies”.
Lo studio evidenzia la necessità di mantenere il 2G per le applicazioni M2M e IoT in diversi mercati europei. Paesi come Germania, Belgio e Paesi Bassi hanno già eliminato gradualmente il 3G, mantenendo una copertura 2G limitata per casi d’uso legacy, mentre in altri Paesi lo switch-off è in corso.
In questo scenario, lo studio evidenzia che le autorità di regolamentazione dovrebbero consentire il rilascio di licenze tecnologicamente neutre su tutto lo spettro esistente, piuttosto che attendere la scadenza delle licenze per introdurre la neutralità tecnologica. In altre parole, uno spegnimento di rete riuscito dovrebbe prevedere la collaborazione tra le autorità di regolamentazione e gli operatori di rete mobile.
Scenario in divenire: l’Asia-Pacifico
Secondo GlobalData, che ha analizzato le operazioni di switch-off nel corso del primo trimestre del 2026, la transizione verso 4G e 5G rappresenta più di un semplice aggiornamento tecnologico: il passaggio all’ultrabroadband mobile sta infatti ridefinendo i rapporti competitivi, abilitando reti basate sull’intelligenza artificiale, l’innovazione aziendale e le infrastrutture digitali che sosterranno la prossima ondata di crescita economica della regione.
GlobalData rileva che la regione Asia-Pacifico presentava già una bassa penetrazione dei servizi 2G e 3G, rispettivamente di circa il 6% e il 2% nel 2025, ma questa dovrebbe diminuire ulteriormente al 3% e allo 0,3% entro il 2030. D’altro canto, la penetrazione dei servizi 4G e 5G ha raggiunto rispettivamente circa il 56% e il 63% nel 2025.
Mentre le reti 2G sono già state dismesse in diversi Paesi della regione, le telco stanno avanzando ora anche nella dismissione delle reti 3G. Tra gli operatori all’avanguardia GlobalData segnala in India Bharti Airtel e Vodafone Idea, che dopo aver dismesso le reti 3G, stanno reinvestendo spettro e capitali negli aggiornamenti 4G/5G. In Australia Telstra, Optus e Tpg hanno completato la dismissione del 3G nel giugno 2024 per accelerare la copertura 5G. A Singapore il 3G è stato invece spento da Singtel, M1 e StarHub, mentre in Giappone Ntt Docomo dismetterà i servizi di terza generazione entro la fine del 2026.
5G, la Cina fa la parte del leone
Ma è la Cina a continuare a fare la parte del leone quando si parla di sviluppo del 5G: il rapporto “Mobile Economy China 2026”, pubblicato da Gsma alla vigilia del Mwc Shanghai 2026 prevede che il 5G rappresenterà il 61% delle connessioni nel Paese entro la fine di quest’anno e l’88% entro il 2030. In pratica, il Paese detiene già oltre il 40% delle connessioni 5G globali, superando il miliardo già nel 2024. Il 5G-Advanced è d’altra parte commercializzato in oltre 330 città della Cina continentale, superando i 10 milioni di utenti.
“China Mobile, China Telecom e China Unicom hanno tutte condotto le prime sperimentazioni e implementazioni della tecnologia, concentrandosi sullo sblocco di nuove applicazioni in settori quali veicoli autonomi, droni e realtà estesa”, osserva il rapporto, che evidenzia come “l’influenza delle politiche nazionali” contribuisca a sostenere lo slancio della tecnologia: “Il governo cinese ha reso il 5G una priorità nazionale nell’ambito di obiettivi più ampi volti alla trasformazione digitale e a rendere l’economia competitiva a livello internazionale”.



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