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Il Sud laboratorio delle reti del futuro: in campo Fibercop


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Napoli e Palermo diventano nodi di un ecosistema distribuito che unisce Federico II, programmi PNRR, intelligenza artificiale, cloud di prossimità, cybersecurity e tecnologie quantistiche. Sarmi: “Mettiamo insieme ricerca, formazione e industria”

Pubblicato il 10 set 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • FiberCop potenzia il Mezzogiorno avviando a Napoli con l’Università Federico II e il CeSMA ricerca su Digital Twin, intelligenza artificiale e Edge Cloud.
  • Si sviluppa un Digital Twin multi-dominio per integrare fibra, cloud, Edge Cloud, reti 5G/6G, comunicazioni quantistiche e cybersecurity, abilitando orchestrazione predittiva.
  • I programmi Q-SUD e SUNS con il sito Edge Cloud di Palermo creano un cluster sperimentale per trasferire ricerca in standard, servizi industriali e iniziative del PNRR.
Riassunto generato con AI


Il Mezzogiorno si candida a diventare un banco di prova per alcune delle tecnologie destinate a trasformare le infrastrutture digitali italiane. FiberCop sta rafforzando la propria presenza nel Sud attraverso un modello di innovazione distribuito, che punta a mettere in relazione università, centri di ricerca, programmi nazionali e infrastrutture tecnologiche per sperimentare nuove architetture di rete.

L’ultimo tassello prende forma a Napoli, dove la società ha avviato una collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e, in particolare, con il Centro di Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati (CeSMA). L’accordo punta allo sviluppo di attività di ricerca e formazione sulle reti di nuova generazione, con un programma che coinvolge intelligenza artificiale, Digital Twin, edge cloud e tecnologie quantistiche.

L’iniziativa si inserisce in un disegno più ampio che comprende i programmi Q-SUD e SUNS e il prossimo sito Edge Cloud di Palermo. Il risultato atteso è la progressiva costruzione di un polo distribuito nel Mezzogiorno nel quale ricerca universitaria e sperimentazione industriale possano convergere, portando verso applicazioni operative tecnologie oggi al centro dei grandi partenariati strategici finanziati dal PNRR.

A Napoli il Digital Twin diventa multi-dominio

Uno dei fulcri della collaborazione con la Federico II è lo sviluppo di architetture, modelli e piattaforme basate sul concetto di Digital Twin multi-dominio. L’obiettivo è andare oltre la rappresentazione virtuale di un singolo elemento della rete e costruire un modello digitale dinamico in grado di mettere insieme più componenti infrastrutturali.

Il perimetro individuato comprende infatti fibra ottica, cloud ed Edge Cloud, reti mobili 5G e in prospettiva 6G, sistemi di comunicazione quantistica e componenti di cybersecurity. Il gemello digitale dovrà quindi riprodurre il comportamento di un’infrastruttura fisica articolata, consentendo di analizzarne il funzionamento, prevederne l’evoluzione e intervenire sulla gestione con strumenti sempre più automatizzati.

È un passaggio rilevante anche dal punto di vista operativo. Grazie alla combinazione tra intelligenza artificiale, simulazione e orchestrazione automatizzata, il Digital Twin può diventare uno strumento attraverso cui testare modifiche e configurazioni, valutare in anticipo gli effetti di determinate scelte e ottimizzare l’impiego delle risorse.

La prospettiva è quella di una rete progressivamente più predittiva, nella quale l’analisi dei dati provenienti dall’infrastruttura possa supportare l’automazione delle operazioni e accelerare l’introduzione di nuovi servizi digitali. La ricerca dovrà inoltre contribuire allo sviluppo degli standard tecnologici necessari a rendere questi modelli interoperabili e utilizzabili su scala più ampia.

Il tema è stato anche al centro della relazione plenaria presentata da FiberCop all’MNC 2026, il congresso internazionale organizzato a luglio a Napoli da IEEE e Università Federico II e dedicato alle tecnologie e alle metodologie di misura applicate ai sistemi di telecomunicazione.

Sarmi: “Insieme ricerca, formazione e industria”

La collaborazione con l’ateneo campano parte dalla necessità di integrare competenze differenti in una fase nella quale l’evoluzione delle infrastrutture richiede conoscenze che spaziano dalle telecomunicazioni ai sistemi distribuiti, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie quantistiche.

L’evoluzione delle infrastrutture digitali richiede una stretta collaborazione tra imprese, ricerca e formazione. Con l’Università Federico II mettiamo a fattor comune competenze scientifiche e industriali per esplorare tecnologie destinate a svolgere un ruolo centrale nelle reti del futuro”, spiega Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop.

“Intelligenza artificiale, Digital Twin, edge cloud e tecnologie quantistiche saranno determinanti per realizzare infrastrutture sempre più efficienti e sicure. La collaborazione con il sistema universitario italiano rafforza il contributo di FiberCop allo sviluppo tecnologico del Paese e alla formazione delle professionalità necessarie per guidare la trasformazione digitale”, aggiunge Sarmi.

Le attività coinvolgeranno docenti, ricercatori e specialisti della Federico II e del CeSMA, con competenze che comprendono telecomunicazioni, AI, ingegneria dei sistemi distribuiti, elettromagnetismo applicato e tecnologie quantistiche.

Per Domenico Accardo, direttore del CeSMA, l’accordo consente di lavorare su “attività particolarmente significative e avanzate quali l’operatività multi-dominio e le tecnologie quantistiche”. Secondo Accardo, queste attività permetteranno di sviluppare “soluzioni innovative di connettività evoluta e nuovi servizi wholesale utili ad ampliare il campo di applicazione e il livello di sicurezza delle comunicazioni in fibra”.

Dai Digital Twin agli standard per le nuove infrastrutture

La standardizzazione rappresenta uno dei passaggi che possono determinare la capacità dei Digital Twin di uscire dai singoli progetti sperimentali e diventare strumenti applicabili alla progettazione e alla gestione ordinaria delle telecomunicazioni.

Tra i risultati attesi dalla ricerca congiunta figura infatti la definizione di proposte per standard tecnici nazionali e internazionali. L’esigenza cresce con l’aumentare della complessità dei sistemi coinvolti: integrare in uno stesso modello una rete in fibra, risorse cloud, nodi edge, connettività mobile e componenti quantistiche richiede modalità condivise per descrivere l’infrastruttura, scambiare informazioni e orchestrare le diverse risorse.

Lo sviluppo di standard può inoltre favorire l’interoperabilità fra piattaforme provenienti da soggetti differenti e facilitare l’integrazione delle soluzioni all’interno di ecosistemi tecnologici più ampi. Per l’utente finale, il risultato atteso è una maggiore capacità degli operatori di prevedere anomalie, utilizzare in maniera più efficiente le risorse e aumentare sicurezza, prestazioni e resilienza delle infrastrutture.

L’accordo napoletano assume così una dimensione che supera il singolo progetto di ricerca. FiberCop punta a utilizzare le attività sviluppate con il mondo accademico anche per accompagnare l’evoluzione delle proprie piattaforme e creare un collegamento più stretto fra sperimentazione, industrializzazione e definizione delle regole tecniche.

Q-SUD, dal quantum computing alle comunicazioni

Un secondo tassello della strategia è rappresentato da Q-SUD, programma che integra competenze e infrastrutture sviluppate nell’ambito dei partenariati nazionali NQSTI, ICSC e RESTART.

L’obiettivo è costruire nel Mezzogiorno un ecosistema dedicato alla computazione e alle comunicazioni quantistiche, avvicinando i risultati della ricerca alle possibili applicazioni industriali.

Per FiberCop una delle aree di maggiore interesse riguarda l’orchestrazione congiunta delle reti tradizionali e quantistiche. Il modello prevede di combinare Digital Twin, intelligenza artificiale e automazione per arrivare a forme di controllo predittivo di infrastrutture distribuite tra reti terrestri, sistemi cloud e ambienti di calcolo quantistico.

È un ambito destinato a diventare progressivamente più rilevante con lo sviluppo di infrastrutture ibride nelle quali risorse di comunicazione e computazione basate su tecnologie differenti dovranno essere gestite come parti di un unico sistema. Il Digital Twin assume qui una funzione ulteriore: fornire una rappresentazione comune attraverso la quale osservare e orchestrare componenti eterogenee, verificandone il comportamento prima di intervenire sull’infrastruttura reale.

Con SUNS un cluster sperimentale di Network Edge Cloud

A questa linea di sviluppo si affianca SUNS – Secure Ubiquitous Networks and Services, iniziativa coordinata dalle Fondazioni SERICS e RESTART. Il programma punta a maturare e sperimentare tecnologie sviluppate nei partenariati PNRR dedicati alla cybersecurity e alle telecomunicazioni avanzate.

Le aree coinvolte comprendono 5G e 6G, infrastrutture Edge Cloud, Internet of Things industriale, resilienza digitale e protezione delle infrastrutture critiche.

All’interno di SUNS, FiberCop promuove la realizzazione nel Sud di un cluster sperimentale di Network Edge Cloud, destinato a ospitare attività di ricerca, validazione e prova sul campo. Il cluster dovrà fornire una piattaforma per lavorare, tra gli altri ambiti, su cybersecurity, Network Digital Twin, orchestrazione intelligente e applicazioni AI-native.

La scelta dell’edge è strettamente legata alla trasformazione delle architetture di telecomunicazione. Portare capacità di elaborazione in prossimità della rete permette di ridurre la distanza tra generazione del dato, connettività e calcolo, creando le condizioni per servizi caratterizzati da requisiti più stringenti in termini di tempi di risposta, sicurezza e continuità.

Rete e capacità computazionale tendono così a essere gestite come componenti della stessa infrastruttura digitale, una convergenza che rende centrale l’orchestrazione automatizzata e aumenta il ruolo delle piattaforme in grado di offrire una visione unificata delle diverse risorse.

Palermo completa l’asse dell’innovazione nel Sud

La strategia non si concentra su una sola città. Accanto alle attività sviluppate a Napoli è prevista infatti la prossima attivazione del sito Edge Cloud di Palermo, destinato a svolgere il ruolo di polo dimostrativo e di sperimentazione per le architetture digitali di nuova generazione.

Napoli e Palermo diventano quindi due nodi di uno stesso percorso. Nel primo caso il peso maggiore è attribuito all’integrazione fra ricerca accademica, Digital Twin, AI e tecnologie quantistiche. Nel secondo, l’infrastruttura edge offre uno spazio nel quale verificare sul campo soluzioni che richiedono capacità di calcolo distribuita e integrazione con la connettività.

Il modello scelto punta a costruire una rete di competenze e infrastrutture interconnesse anziché concentrare tutte le attività in un unico hub. Università, enti di ricerca e industria possono così operare su progetti comuni, facendo leva sulle specializzazioni presenti nei diversi territori.

Per il Mezzogiorno significa provare a collocarsi anche nelle fasi di ricerca, sviluppo e sperimentazione delle infrastrutture digitali, facendo convergere sul territorio investimenti, competenze e programmi finanziati a livello nazionale.

Verso una piattaforma che integra tlc, cloud, AI e quantum

Il filo che collega i diversi progetti è la progressiva integrazione di tecnologie che fino a pochi anni fa venivano gestite attraverso domini separati. Telecomunicazioni, cloud distribuito, intelligenza artificiale, cybersecurity e quantum computing sono destinati sempre più spesso a convivere all’interno della stessa architettura.

FiberCop punta a trasformare questa convergenza in una piattaforma di sperimentazione e sviluppo industriale, coinvolgendo l’ecosistema di università e organismi di ricerca presenti nel Mezzogiorno.

Il passaggio decisivo sarà la capacità di trasferire i risultati ottenuti nei programmi di ricerca verso applicazioni concretamente utilizzabili nelle reti. Digital Twin multi-dominio, orchestrazione automatizzata, Edge Cloud e comunicazioni quantistiche diventano così componenti di uno stesso percorso: progettare infrastrutture in grado di adattarsi alla crescita della complessità, gestire in maniera coordinata risorse differenti e aumentare sicurezza e resilienza.

L’accordo con la Federico II rappresenta uno dei punti di partenza. Il disegno più ampio riguarda la costruzione nel Sud di un ecosistema nel quale ricerca e industria possano accompagnare insieme l’evoluzione delle infrastrutture italiane, dalla fase di sperimentazione fino alla definizione degli standard e dei servizi della prossima generazione.

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