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Spazio, la sovranità rafforza la filiera Ue: 98% della spesa ai fornitori continentali


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Analysys Mason fotografa una domanda pubblica sempre più orientata verso operatori del Vecchio Continente. Ma requisiti di localizzazione, joint venture, trasferimento tecnologico e supply chain nazionali possono aumentare i costi, comprimere i margini e rendere più difficile l’accesso ai player extra-Ue

Pubblicato il 23 set 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • Crescita della spesa spaziale europea: tensioni geopolitiche hanno spinto ~20 miliardi nei procurement NATO e dal 2025 il 98% della spesa difesa-spazio è riservato a fornitori europei.
  • Tre modelli di acquisto: modello nazionale (priorità domestica), modello misto e modello regionale; molti appalti richiedono supply chain locali, stabilimenti e personale nazionale.
  • Per accedere, vendor esteri ricorrono a joint venture e trasferimento tecnologico (es. ICEYE-Rheinmetall); l’espansione industriale europea ridurrà lo spazio per operatori internazionali.
Riassunto generato con AI


La corsa europea all’autonomia strategica sta cambiando anche le regole del gioco nell’industria spaziale. L’aumento della spesa pubblica e militare apre nuove opportunità per satelliti, servizi e infrastrutture, ma rende allo stesso tempo più difficile l’accesso ai contratti, soprattutto per le aziende che non dispongono di una presenza industriale locale.

È il quadro delineato da Analysys Mason, secondo cui nell’ultimo anno il valore dei contratti di procurement della Nato per hardware e servizi satellitari è aumentato di circa 20 miliardi di dollari. A sostenere questa dinamica sono le tensioni geopolitiche, la guerra in Ucraina e la volontà dei Paesi europei di ridurre la dipendenza dalle capacità statunitensi. Dal 2025 il 98% della spesa governativa europea legata alla difesa nello spazio è stato assegnato a fornitori europei.

Difesa spaziale, investimenti in forte crescita

L’Europa rappresenta, dunque, il principale terreno su cui misurare gli effetti della spinta verso una maggiore autonomia. La spesa destinata alle capacità spaziali, soprattutto nel comparto della difesa, è destinata a crescere nei prossimi anni, accompagnata da programmi nazionali di dimensioni rilevanti.

La Germania ha annunciato 40 miliardi di dollari di investimenti nei progetti di difesa spaziale tra il 2026 e il 2030. La Francia ha aggiunto 5 miliardi a un budget già pari a 7 miliardi per il periodo 2024-2030, mentre a settembre 2026 il Regno Unito ha annunciato una spesa di 10 miliardi di dollari entro il 2030.

Una parte consistente di queste risorse, però, resterà all’interno del continente. Il punto evidenziato dall’analisi è che la crescita dei budget, però, non equivale automaticamente a un mercato più accessibile: le condizioni imposte dai governi possono richiedere stabilimenti locali, supply chain nazionali e nuovi investimenti, con un conseguente aumento dei costi e una riduzione della redditività potenziale delle commesse.

Iris2 simbolo della strategia europea

La volontà di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti trova una delle sue espressioni più evidenti in Iris2, il programma europeo per una costellazione satellitare sicura. Analysys Mason lo indica come un esempio diretto della strategia continentale, anche perché il progetto coinvolge esclusivamente aziende europee e si propone come alternativa alle capacità offerte da Starlink di SpaceX.

La stessa tendenza emerge negli acquisti nazionali. Negli ultimi due anni diversi Paesi europei hanno effettuato per la prima volta procurement di satelliti per la difesa. La finlandese ICEYE, ad esempio, ha ottenuto otto contratti nel solo 2025. In media, secondo l’analisi, i governi europei assegnano il 40% delle opportunità ad aziende del proprio Paese, anche se le strategie adottate differiscono sensibilmente da Stato a Stato.

Tre modelli per gli acquisti pubblici

Analysys Mason individua tre modelli di procurement che stanno prendendo forma in Europa: nazionale, misto e regionale.

Nel modello nazionale la priorità è attribuita alle aziende domestiche con l’obiettivo di rafforzare sicurezza e capacità industriali. Tra il 2025 e il 2026 la Francia ha assegnato alle imprese francesi il 78% della propria spesa, mentre in Germania la quota destinata agli operatori tedeschi ha raggiunto l’83%. Per i player stranieri lo spazio disponibile tende quindi a restringersi alle attività di subfornitura o alla costituzione di joint venture.

Il modello misto combina invece operatori nazionali e regionali in funzione delle capacità disponibili. Il Regno Unito, nello stesso periodo, ha diviso gli acquisti in misura sostanzialmente paritaria tra le due modalità, con un progressivo spostamento dalle partnership guidate dagli Stati Uniti verso collaborazioni europee. Il modello regionale caratterizza invece Paesi come Paesi Bassi e Portogallo, che fanno maggiore affidamento su aziende esterne pur puntando contemporaneamente a costruire una propria base industriale.

Joint venture e trasferimento tecnologico per entrare nei nuovi programmi

Le strategie di localizzazione diventano quindi centrali. Nei Paesi che privilegiano l’industria nazionale, i fornitori provenienti da altri mercati devono spesso ricorrere a joint venture e partnership industriali per accedere alle opportunità.

Il report cita il caso di ICEYE, che per entrare nel mercato tedesco ha costituito con Rheinmetall la Rheinmetall ICEYE Space Solutions. Nei sistemi misti, invece, le aziende regionali riescono più facilmente ad affermarsi quando dispongono già delle competenze richieste dal governo acquirente.

Le opportunità più ampie, almeno nella fase attuale, potrebbero emergere nelle economie europee di dimensioni più contenute, che non dispongono ancora di un’industria spaziale capace di soddisfare autonomamente le proprie esigenze. Qui i fornitori esteri possono contribuire alla costruzione di capacità nazionali attraverso trasferimenti tecnologici e costituzione di società locali. Secondo Analysys Mason, tuttavia, lo sviluppo di queste stesse competenze potrebbe nel tempo ridurre lo spazio disponibile per gli operatori regionali e internazionali.

Più barriere per i player extraeuropei

Per le aziende non europee il nuovo orientamento comporta una crescita delle barriere all’ingresso. I governi stanno introducendo requisiti che includono l’utilizzo di supply chain locali, l’apertura di stabilimenti e una quota minima di lavoratori nazionali.

Per le aziende statunitensi le restrizioni possono arrivare a limitare fortemente la possibilità di operare come prime contractor, lasciando maggiore spazio ai ruoli di subfornitura. Anche in questi casi, però, i requisiti industriali possono incidere sui margini e rendere meno redditizie commesse che, considerate soltanto in termini di valore nominale, appaiono particolarmente attraenti.

La crescita della base industriale continentale è inoltre destinata ad aumentare la concorrenza. La capacità di scegliere i mercati su cui investire e costruire partnership coerenti con gli obiettivi industriali locali diventerà quindi un elemento sempre più importante, conclude Analysys Mason. Per i vendor, l’aumento dei budget pubblici rappresenta dunque un’opportunità rilevante, ma la possibilità di trasformare gli investimenti in contratti dipenderà sempre più dal livello di integrazione nelle filiere nazionali ed europee.

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