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Aerospazio, il cluster lombardo guarda alle imprese di altri settori


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Dall’automotive al tessile tecnico e al medicale, competenze già impiegate in velivoli e satelliti mostrano le possibilità di collaborazione. Per le Pmi interessate alla catena di fornitura, il passaggio decisivo è ottenere le qualificazioni richieste da standard e certificazioni rigorosi

Pubblicato il 25 set 2026



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Punti chiave

  • Competenze cross-settoriali applicate all’aerospazio: materiali, sensori e monitoraggio; esempi di trasferimento tecnologico: Gavazzi Tessuti Tecnici, Dallara, Sabelt, Università degli Studi di Pavia.
  • L’ingresso nella supply chain aerospaziale richiede standard e certificazioni; per le Pmi è un’opportunità di diversificazione, qualificazione e crescita, secondo Paolo Cerabolini.
  • Il Lombardia Aerospace Cluster a BEX a Rimini con 16 imprese e università, sostenuto dalla Camera di Commercio di Varese; obiettivo: nuovi progetti, fornitori qualificati e collaborazioni.
Riassunto generato con AI


Un tessuto tecnico sviluppato per i materiali compositi, l’esperienza dell’automotive nella leggerezza, le tecnologie usate per monitorare la salute: competenze nate in ambiti diversi possono trovare applicazione anche nell’aerospazio. Il Lombardia Aerospace Cluster ha portato questo tema a BEX – Beyond Exploration Expo, organizzando a Rimini una tavola rotonda sulle connessioni tra le filiere industriali.

L’obiettivo è coinvolgere anche le aziende che oggi operano fuori dal settore, a partire dalle Pmi. “La sfida è far dialogare sempre di più questi mondi, aiutando le imprese, a partire dalle Pmi, a individuare nuove applicazioni per le proprie tecnologie, entrare in nuovi mercati e costruire nuove collaborazioni”, sottolinea Paolo Cerabolini, presidente del cluster.

Le applicazioni dall’automotive al medicale

Un velivolo, un elicottero o un satellite richiedono materiali, elettronica, sensori, software e lavorazioni meccaniche. Attorno a questi prodotti possono quindi incontrarsi aziende con storie industriali differenti. La tavola rotonda promossa dal cluster ha dato spazio ad alcune esperienze che mostrano come avvenga questo incontro.

Gavazzi Tessuti Tecnici produce tessuti e rinforzi per compositi utilizzati anche nell’aerospazio. Dallara sviluppa componenti in materiali compositi per applicazioni aerospaziali, mentre Sabelt ha portato la propria esperienza nella leggerezza e nella sicurezza anche ai sedili aeronautici. In ciascun caso, una competenza maturata per un mercato ha trovato un’ulteriore applicazione.

Il confronto ha riguardato anche la salute. Il Molecular Medicine Department – Center for Health Technology dell’Università degli Studi di Pavia e Cavok hanno illustrato le possibili connessioni con la sensoristica, il monitoraggio e la medicina aeronautica. ITA Defence ha invece raccontato la propria esperienza nello sviluppo di componenti e sottosistemi ad alta affidabilità per applicazioni avioniche e spaziali.

La strada per entrare nella catena di fornitura

Per un’azienda interessata all’aerospazio, individuare una possibile applicazione della propria tecnologia è soltanto il primo passo. Deve poi confrontarsi con le condizioni richieste ai fornitori del settore. È un percorso che, secondo Cerabolini, può avere effetti anche sulle attività da cui l’impresa proviene.

“Non si tratta semplicemente di trasferire una tecnologia già esistente da un comparto all’altro. L’ingresso nella supply chain aerospaziale richiede il rispetto di standard, certificazioni e requisiti particolarmente stringenti – afferma il presidente del cluster – Allo stesso tempo, proprio questo percorso può rappresentare per le imprese una leva di diversificazione, qualificazione e crescita, permettendo loro di acquisire metodi e competenze applicabili anche ai mercati di provenienza. La cross-settorialità diventa così uno scambio in entrambe le direzioni”.

Il possibile beneficio, dunque, riguarda sia l’accesso a nuovi clienti sia l’acquisizione di metodi e competenze da riportare negli altri mercati in cui l’azienda lavora. La qualificazione dei fornitori è il passaggio che può trasformare un contatto tra imprese in una collaborazione industriale.

Sedici realtà con il cluster a Rimini

Alla prima edizione di BEX, il Lombardia Aerospace Cluster ha partecipato con uno stand istituzionale insieme a 16 tra imprese e università. La presenza alla manifestazione ha beneficiato del contributo e del sostegno della Camera di Commercio di Varese. Per il cluster, la fiera è stata anche l’occasione per mettere in contatto chi opera già nell’aerospazio con realtà provenienti da altri comparti.

Cerabolini indica nei progetti e nei rapporti di fornitura il risultato con cui misurare la riuscita di questo confronto: “Se da BEX nasceranno nuovi progetti, nuovi fornitori qualificati e collaborazioni tra imprese che prima appartenevano a mondi separati – conclude – avremo trasformato il confronto in valore industriale concreto».

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