Il caso

Fair share, si riaccende lil dibattito: sotto esame tre articoli del Digital Networks Act


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Un documento pubblicato da Ccia Europe svela le clausole “nascoste” per l’introduzione di tariffe di rete nel framework di riferimento per le Tlc. L’associazione chiede la soppressione del meccanismo di conciliazione previsto negli articoli 191-193 e l’esclusione di servizi cloud, reti private e Cdn dalla negoziazione sul tema nell’articolo 9.2

Pubblicato il 1 ott 2026



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Digital Networks Act e Cybersecurity Act: per 17 CEO europei serve una "correzione di rotta"
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Punti chiave

  • La Ccia Europe avverte che il Digital Networks Act può autorizzare tariffe di rete attraverso articolo 9.2 e 191-193.
  • Chiede di escludere servizi cloud, reti private e Cdn dall’articolo 9.2 e di sopprimere 191-193 per bloccare la conciliazione come via alle tariffe.
  • Operatori silenziosi mentre il Parlamento europeo esamina emendamenti; la Ccia Europe avverte che il dibattito sul fair share può riaccendersi.
Riassunto generato con AI


Il dibattito pubblico sul fair share, che negli ultimi mesi sembrava essersi inabissato, potrebbe riemergere sospinto da alcune clausole contenute nel Digital Networks Act. A riaccendere la miccia è la Computer & Communications Industry Association (Ccia Europe), secondo cui in particolare l’articolo 9.2 e i 191-193 creano due percorsi giuridici per l’introduzione di “tariffe di rete” obbligatorie destinate a chi utilizza in modo massiccio le infrastrutture.

Secondo Ccia il fair share è già oggetto di negoziazione tra i co-legislatori

In particolare, la Ccia ha pubblicato un documento informativo, intitolato “Beyond Speculation: How the Dna Codifies Pathways Towards Network Fees”, che rivela come la proposta della Commissione europea per il Digital Networks Act prevede una serie di meccanismi, che potrebbero per l’appunto introdurre tali tariffe, già oggetto di negoziazione tra i co-legislatori dell’Ue.

Dopo anni in cui è stato chiesto pubblicamente ai fornitori dei popolari servizi online di operare con una logica di fair share, il tema delle tariffe di rete è scomparso dall’agenda del framework di riferimento per il settore delle telecomunicazioni. La Ccia rimarca come il mondo delle Tlc abbia mantenuto un profilo basso negli ultimi mesi, proprio mentre il Parlamento europeo valutava emendamenti al Dna volti a trasformare il meccanismo “volontario” proposto dalla Commissione in una procedura obbligatoria di risoluzione delle controversie, a scapito della connettività in Europa.

In questo senso, il silenzio tattico dei grandi operatori Tlc non sarebbe casuale. Riaprire il dibattito politicamente controverso sul fair share – o dichiarare vittoria troppo presto – avrebbe potuto compromettere gli emendamenti attualmente al vaglio del Parlamento, che rispecchiano fedelmente le richieste avanzate da tempo dai player del settore.

La richiesta di Ccia: escludere i servizi cloud, le reti private e le Cdn

Al di fuori di Bruxelles, tuttavia, il settore continua a esprimersi in modo più esplicito. La scorsa settimana, intervenendo in Corea del Sud, il direttore generale di Connect Europe ha definito insufficiente l’approccio volontario previsto dal Dna, affermando che “le disposizioni volontarie non risolvono gli squilibri nel potere contrattuale” e invocando “obblighi di negoziazione vincolanti”: una misura che, secondo Ccia Europe, segnerebbe la fine della neutralità della rete.

Per tutelare un internet aperto, i legislatori dell’Ue dovrebbero bloccare ogni possibile via che porti a pagamenti obbligatori basati sul traffico. “Ciò implica escludere i servizi cloud, le reti private e le Cdn dall’articolo 9.2 del Dna, evitare sovrapposizioni con le norme Ue esistenti e sopprimere gli articoli da 191 a 193, impedendo così che il meccanismo di conciliazione diventi una porta d’accesso surrettizia all’introduzione di tariffe di rete”, spiegano dall’associazione.

Maria Teresa Stecher, senior policy manager di Ccia Europe, non usa mezzi termini: “I rischi legati alle tariffe di rete non sono più ipotetici. Sono iscritti direttamente nel testo normativo attualmente in fase di negoziazione a Bruxelles.Mentre il Parlamento esamina gli emendamenti, i legislatori devono passare al setaccio le ‘porte di servizio’ giuridiche già insite nel provvedimento e respingere qualsiasi tentativo di rafforzarle ulteriormente. In caso contrario, le tariffe di rete rischiano di radicarsi nel quadro normativo europeo sulle telecomunicazioni a scapito della neutralità della rete.”

Daniel Friedlaender, senior vice president e responsabile di Ccia Europe, aggiunge: “I grandi operatori di telecomunicazioni possono anche mantenere un silenzio strategico sulle tariffe di rete durante l’evento di spicco di oggi, ma a porte chiuse i loro vertici continuano a chiedere un regime di pagamento obbligatorio, incuranti delle conseguenze per un internet aperto”.

Il dibattito, parrebbe proprio, è di nuovo pronto ad accendersi.

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