Una costellazione di 192 satelliti in orbita bassa per costruire una nuova infrastruttura europea di connettività sicura e resiliente. È il progetto ConnectedCosmos di Open Cosmos, che mette al centro un tema sempre più rilevante per Bruxelles: dotare l’Europa di capacità spaziali proprie, in grado di sostenere comunicazioni, servizi pubblici e infrastrutture critiche riducendo la dipendenza da piattaforme non europee.
Il piano prevede oltre 96 satelliti in orbita entro la fine del 2028, come primo nucleo di una rete destinata a raggiungere la copertura globale entro il 2030. Open Cosmos punta inoltre a effettuare un nuovo lancio già entro la fine del 2026.
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Una rete orbitale governata a livello nazionale
L’architettura di ConnectedCosmos è pensata per governi, istituzioni e imprese che hanno bisogno di mantenere il controllo sulla capacità di rete e sui dati utilizzati per applicazioni critiche. L’obiettivo dichiarato da Open Cosmos è offrire un’alternativa europea per le comunicazioni satellitari, con capacità e copertura che possano essere governate su base nazionale.
Uno degli elementi centrali è l’impiego di collegamenti ottici inter-satellite, gli Optical Inter-Satellite Links (Isl). I dati possono essere trasferiti direttamente fra i satelliti della costellazione, creando quella che l’azienda definisce una “sovereign space mesh”: una rete orbitale punto-punto che limita il ricorso alle stazioni terrestri e può evitare tratte sottomarine o infrastrutture a terra compromesse o non disponibili.
Il modello punta quindi sulla resilienza della rete anche in contesti nei quali le infrastrutture terrestri siano esposte a interruzioni, attacchi cyber, jamming o altre forme di interferenza. ConnectedCosmos dovrebbe inoltre operare in scenari nei quali i segnali dei sistemi globali di navigazione satellitare, Gnss, risultino disturbati.
Dalle telecomunicazioni all’osservazione della Terra
Open Cosmos vuole integrare nella stessa infrastruttura connettività satellitare, osservazione della Terra e analisi dei dati, evitando che le diverse capacità rimangano sistemi separati. ConnectedCosmos dovrebbe funzionare come livello di trasporto anche per i satelliti di osservazione gestiti attraverso OpenConstellation, consentendo di trasferire immagini, video e grandi quantità di dati direttamente attraverso la rete orbitale.
“After much anticipation, we can finally reveal that 192 satellites will form the core connectivity backbone of our ConnectedCosmos constellation, giving our customers and partner nations a picture of the global, resilient network we’re constructing.”
Così Rafel Jordà Siquier, fondatore e ceo di Open Cosmos, sintetizza l’impostazione della futura costellazione. I 192 satelliti rappresentano il nucleo iniziale della rete, che potrà successivamente crescere con l’aumento della domanda e attraverso l’integrazione con altri sistemi.
Una capacità produttiva europea da un satellite al giorno
La partita della sovranità riguarda anche la capacità industriale. Open Cosmos afferma di poter oggi produrre un satellite al giorno attraverso quattro stabilimenti europei e sta valutando un modello federato che permetta a sistemi satellitari indipendenti, con proprietà e governance differenti, di interoperare nella stessa rete.
A sostenere l’espansione è il round di finanziamento da 300 milioni di euro annunciato a settembre, guidato da investitori europei. Le risorse saranno utilizzate per aumentare la produzione satellitare e accelerare lo sviluppo di ConnectedCosmos, OpenConstellation e della piattaforma DataCosmos. La società opera nel Regno Unito, in Spagna, Portogallo e Grecia e conta circa 400 dipendenti.
Open Cosmos è inoltre in trattative avanzate con diversi operatori di lancio per ulteriori missioni previste fra la fine del 2026 e la metà del 2027.
Von der Leyen: ridurre la dipendenza dai sistemi extraeuropei
Il progetto arriva poche settimane dopo il richiamo di Ursula von der Leyen alla necessità di rafforzare l’autonomia europea nello Spazio. Al summit internazionale di Parigi del 10 settembre, la presidente della Commissione europea ha indicato fra le priorità il consolidamento di Iris², la costruzione di un mercato spaziale europeo più competitivo, un ecosistema industriale resiliente e una governance più forte.
Per Bruxelles la capacità di disporre di comunicazioni satellitari autonome è diventata parte della sicurezza europea. La Commissione indica esplicitamente tra gli obiettivi di Iris² quello di rafforzare la sovranità digitale e ridurre la dipendenza dell’Europa dai sistemi satellitari non europei, assicurando collegamenti resilienti a governi, servizi di emergenza e infrastrutture critiche, comprese le aree remote e le situazioni di crisi.
È lo stesso terreno sul quale si muove ConnectedCosmos, seppure come iniziativa industriale distinta dal programma comunitario. La sovranità spaziale europea passa sempre più dalla disponibilità contemporanea di infrastrutture pubbliche e capacità private continentali, dalla produzione dei satelliti alla gestione delle reti e dei dati.
Spazio, connettività e sicurezza convergono
Il rafforzamento dell’industria europea risponde anche alla crescente sovrapposizione fra telecomunicazioni, osservazione della Terra e sicurezza. Le reti satellitari stanno assumendo un ruolo diretto nella continuità delle comunicazioni e nell’accesso alle informazioni in tempo reale, soprattutto quando le infrastrutture terrestri diventano indisponibili o vulnerabili.
Per Open Cosmos, ConnectedCosmos può diventare uno dei tasselli di questo ecosistema, combinando produzione industriale europea, capacità di rete governabile dai singoli Paesi e interoperabilità con altre infrastrutture. La questione sarà ora trasformare la scala annunciata — 192 satelliti e copertura globale entro il 2030 — in una capacità operativa capace di affiancare i programmi istituzionali europei e ampliare le alternative disponibili per governi e imprese.







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