IL CONSIGLIO

Switch-off del rame, i ministri Ue si spaccano su flessibilità e rinvii


Indirizzo copiato

Molti governi chiedono di poter derogare dalla scadenza del 2039, soprattutto per le aree difficili da coprire con la fibra o per questioni di sicurezza e resilienza. Ma i Paesi dove la transizione è in corso sono contrari. Per tutti valgono i timori sul Dna per l’accentramento a Bruxelles delle decisioni sulla concorrenza

Pubblicato il 14 ott 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
AI e infrastrutture di rete




L’obiettivo europeo sullo switch-off delle reti in rame deve basarsi su scadenze realistiche, lasciando agli Stati membri sufficiente flessibilità e la possibilità di deroghe quando necessario. Non soddisfa, dunque, l’obiettivo Ue al 2039, come emerso dalla riunione informale del Consiglio Ue dei ministri delle Telecomunicazioni che si è tenuta a Limerick, in Irlanda.

Le deroghe sono richieste, in particolare, per le aree dove la diffusione della fibra ottica non è economicamente sostenibile o dove considerazioni di resilienza e sicurezza richiedano soluzioni alternative.

Alcuni Stati membri, durante la riunione, hanno inoltre sottolineato la necessità di riconoscere altre tecnologie con capacità gigabit, hanno chiarito che le reti satellitari sono un complemento, e no una sostituzione, di quelle terrestri, e hanno espresso timori su alcuni aspetti del Digital Networks Act.

Switch-off del rame, ministri Ue chiedono flessibilità

Nel corso della riunione informale, le delegazioni hanno chiesto di considerare il caso specifico dei cablaggi interni agli edifici o delle reti di proprietà dei proprietari immobiliari.

Gli Stati membri si sono espressi con favore sulla transizione dal rame alla fibra guidata dal mercato e sostenuta da un quadro normativo stabile e prevedibile, ma hanno chiesto di restare nella posizione di determinare il calendario e le misure appropriate sulla base di criteri oggettivi e delle condizioni del mercato nazionale.

L’opposizione dei Paesi che hanno avviato lo spegnimento

Tuttavia, l’idea di presentare nuovi piani per la dismissione del rame non convince gli Stati membri dove una strategia dove la transizione è in corso.

Numerose delegazioni hanno inoltre sottolineato l’importanza di tutelare i consumatori, garantire la continuità della connettività e preservare la concorrenza, secondo quanto riportato dalle agenzie di comunicazione.

Concorrenza, perplessità sul diritto di veto della Commissione

L’approccio generale emerso dal Consiglio è contro l’estensione del diritto di veto della Commissione sulle decisioni in materia di concorrenza delle autorità nazionali di regolamentazione: secondo i ministri gli attuali meccanismi di governance garantiscono già un equilibrio adeguato. Sono state inoltre espresse preoccupazioni riguardo a una possibile incertezza giuridica legata all’estensione del diritto di veto

I governi al momento chiedono anche di riconoscere la migliore posizione delle autorità nazionali nel comprendere le condizioni del mercato locale, le dinamiche della concorrenza e le specificità delle infrastrutture.

Digital networks act, preoccupazioni sui costi

Una preoccupazione espressa da più ministri europei delle Tlc riguarda la possibilità che il Digital Networks Act (Dna), la nuova proposta normativa sulle reti digitali presentata dalla Commissione europea, introduca oneri amministrativi sproporzionati, minando potenzialmente l’obiettivo della semplificazione.

La Commissione ha già rivisto la roadmap per lo switch off delle reti in rame a favore della fibra ottica che arriva a casa (Ftth): rispetto all’obiettivo iniziale dello spegnimento nel 2030, l’esecutivo Ue ha allungato i tempi prima al 2035, prevedendo una gradualità che dovrebbe permettere non solo la sostenibilità degli investimenti dell’industria delle Tlc, ma anche la reale adozione.

In seguito, il Berec (l’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche) ha bocciato la scadenza fissa del 2035 per lo spegnimento obbligatorio delle reti in rame prevista dal Dna, chiedendo di estendere i margini oltre il 2039 con ampie eccezioni nazionali.

La posizione dei ministri Ue sulle reti satellitari

I ministri delle Telecomunicazioni al Consiglio Ue informale di Limerick, in Irlanda si sono espressi anche sul ruolo delle reti satellitari: vengono considerate un’integrazione, e non una sostituzione, delle infrastrutture terrestri.

Nel corso della sessione di lavoro dedicata al tema i ministri dell’Ue hanno riconosciuto la capacità dei servizi satellitari di integrare le reti terrestri per colmare le lacune di copertura, in particolare nelle aree remote e scarsamente popolate.

I 27 hanno definito i servizi “direct-to-device” (D2d) come una risorsa con un potenziale significativo per migliorare l’accesso ai servizi digitali, rafforzare la connettività in settori quali i trasporti e l’agricoltura e potenziare la resilienza delle comunicazioni durante le emergenze e le crisi. Ma diversi di loro hanno sottolineato l’importanza di garantire una copertura geografica completa, comunicazioni di emergenza affidabili e capacità dedicate per servizi sicuri.

L’autonomia strategica non vada a scapito dell’apertura del mercato

Un appello è stato rivolto alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea e le capacità tecnologiche nel settore satellitare, mantenendo al contempo un mercato aperto e competitivo.

Durante la discussione è emersa anche un’attenzione su un’autonomia strategica che non comporti una chiusura del mercato, sottolineando l’importanza della concorrenza, delle start-up, delle piccole e medie imprese e della cooperazione con partner internazionali di fiducia.

Le comunicazioni satellitari, secondo i 27, devono basarsi su un quadro normativo più armonizzato, prevedibile e proporzionato.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x