La scadenza del 31 dicembre 2029 per una parte rilevante delle frequenze mobili italiane arriva in una fase delicata per il settore delle telecomunicazioni. Gli operatori devono sostenere nuovi investimenti per completare la transizione al 5G Standalone, aumentare la capacità delle reti e rispondere alla crescita del traffico dati. Allo stesso tempo, la pressione sui ricavi rende più complessa la pianificazione finanziaria e riapre il confronto sul costo dello spettro, sulla durata dei diritti d’uso e sugli obblighi da associare alle assegnazioni.
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Frequenze 2029, rinnovi e investimenti: la partita che vale il futuro del 5G
L’Italia è prima in Europa per copertura sulla banda 3,4-3,8 GHz, ma destina al core network appena il 9,9% della spesa, metà della media Ue. Il nodo è accelerare sullo Standalone, orientando le prossime assegnazioni dello spettro verso obiettivi verificabili di qualità, capacità e sviluppo infrastrutturale. Il punto nel nuovo studio di I-Com
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