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Frequenze, Urso apre sul rinnovo: “Forse si è preteso troppo”


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Il ministro del Made in Italy conferma il confronto con gli altri dicasteri sui diritti d’uso in scadenza nel 2029 e richiama la necessità di sostenere gli investimenti. Sul fronte satellitare chiede un equilibrio che tuteli gli operatori esistenti. A novembre tavolo con Calderone anche sulla crisi dei call center

Pubblicato il 22 ott 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Rinnovo delle frequenze 2029: conciliare sostenibilità economica degli operatori con finanziamento agli investimenti e orientamenti di politica industriale condivisi.
  • Gestione dell’ingresso dei nuovi operatori satellitari mediante confronto tra stakeholder per tutelare diritti degli operatori esistenti, preservare concorrenza e integrare tecnologie.
  • Priorità su investimenti, sicurezza e resilienza delle reti; a novembre tavolo con la ministra Calderone su call center e impatti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.
Riassunto generato con AI


Il governo valuta il futuro delle frequenze mobili in scadenza nel 2029 con un approccio che tenga conto della sostenibilità economica degli operatori e della necessità di finanziare lo sviluppo delle reti. A confermarlo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto al Forum nazionale delle telecomunicazioni organizzato da Asstel all’Università Luiss di Roma. Il titolare del Mimit ha riconosciuto il peso economico delle precedenti assegnazioni e annunciato un confronto con gli altri ministeri competenti per individuare una soluzione in un’ottica di politica industriale.

Nel suo intervento Urso ha affrontato anche l’ingresso dei nuovi operatori satellitari, la sicurezza delle infrastrutture digitali e la trasformazione occupazionale della filiera, annunciando per novembre un tavolo con la ministra del Lavoro Marina Calderone, nel quale saranno esaminate anche le criticità del comparto dei call center.

Frequenze 2029, il governo valuta una nuova impostazione

Il rinnovo dei diritti d’uso dello spettro radio rappresenta uno dei dossier più delicati per il settore, chiamato a sostenere nuovi investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture mobili.

Urso ha richiamato le scelte compiute in occasione delle precedenti assegnazioni, facendo riferimento all’asta che aveva comportato per gli operatori un esborso complessivo di circa 6,5 miliardi di euro.

Secondo il ministro, sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze in scadenza nel 2029, “forse si è preteso troppo per motivi di bilancio quando fu realizzato, senza tenere conto di quali che fossero invece le sostenibilità industriali e soprattutto la necessità di investire in maniera significativa”.

Per questo, ha spiegato, “su questo stiamo facendo ragionamenti soprattutto in un’ottica di politica industriale che, ovviamente, condividiamo con gli altri dicasteri competenti”.

Il confronto interministeriale riguarda dunque le modalità con cui gestire la prossima scadenza, cercando di conciliare gli interessi pubblici con la capacità delle imprese di programmare gli investimenti.

Urso ha sottolineato che le frequenze “costituiscono una risorsa strategica nazionale sulla quale si fonda la capacità di innovazione del nostro sistema industriale”.

L’obiettivo indicato dal governo è assicurare una politica dello spettro trasparente e stabile, capace di offrire agli operatori la certezza necessaria per pianificare gli interventi di lungo periodo.

Le dichiarazioni arrivano nel pieno del confronto sul futuro delle assegnazioni, rispetto al quale Asstel ha già espresso una posizione precisa. L’associazione, presieduta dall’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola, sostiene la necessità di un rinnovo non oneroso, accompagnato da obblighi di investimento nelle reti.

La posizione dell’associazione è stata formalizzata anche il 9 ottobre, con una nota nella quale si sottolinea che l’assegnazione senza oneri consentirebbe di destinare maggiori risorse allo sviluppo delle infrastrutture mobili, a partire dal 5G standalone.

Satelliti, tutelare i diritti degli operatori esistenti

Un secondo capitolo riguarda l’ingresso dei nuovi operatori satellitari nel mercato delle telecomunicazioni, destinato ad ampliare le possibilità di connettività e a modificare il quadro competitivo nel quale operano le imprese tradizionali.

Urso ha richiamato la necessità di gestire questa evoluzione attraverso un confronto tra tutti i soggetti interessati.

“Una questione rilevante riguarda l’ingresso di nuovi operatori satellitari nel mercato delle telecomunicazioni. Su questo fronte è necessario un intenso lavoro congiunto per tutelare i diritti degli operatori attuali, cercando al contempo un compromesso equilibrato con i nuovi soggetti che salvaguardi la concorrenza e crei reali condizioni di crescita”.

Le parole del ministro pongono l’accento sulla tutela dei diritti degli operatori già presenti sul mercato, insieme all’esigenza di preservare condizioni concorrenziali nell’accesso ai servizi di comunicazione.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sul rapporto tra reti terrestri e connettività satellitare, anche alla luce delle prospettive di integrazione tra le diverse tecnologie.

Investimenti e competitività, la posizione del Mimit

Nel delineare le priorità della politica industriale per le telecomunicazioni, Urso ha ribadito la centralità delle infrastrutture digitali per la crescita economica del Paese.

“Oggi le telecomunicazioni non rappresentano soltanto un servizio commerciale, ma costituiscono la vera spina dorsale della competitività del Paese e vanno considerate anche alla luce della sicurezza nazionale e continentale. La connettività è l’infrastruttura primaria abilitante per la trasformazione digitale del nostro sistema produttivo e per la nascita di nuovi servizi ad alto valore aggiunto. Per questa ragione il Ministero delle Imprese ha attuato una serie di azioni mirate con l’intento di definire una politica industriale solida, coerente, strutturata e duratura nel tempo. L’obiettivo comune deve essere quello di garantire la sostenibilità economica degli investimenti, creando un ambiente favorevole alla crescita e assicurando che i benefici dell’innovazione raggiungano ogni cittadino e ogni impresa”.

L’intervento del ministro richiama così una delle principali richieste avanzate dalla filiera: creare condizioni economiche e regolatorie che consentano alle imprese di continuare a investire nell’estensione e nell’aggiornamento delle reti.

Cybersecurity e resilienza, la protezione delle reti tra le priorità

La sicurezza delle infrastrutture costituisce un altro ambito di intervento per il governo, alla luce dell’importanza assunta dalle comunicazioni elettroniche per i servizi essenziali e per il sistema produttivo.

“Garantire reti estese e performanti significa farsi carico anche della loro sicurezza e resilienza. In un contesto geopolitico sempre più incerto, le infrastrutture di comunicazione sono diventate il cuore dell’autonomia strategica e della sovranità digitale nazionale ed europea. Proteggere le nostre reti da minacce cibernetiche è indispensabile per la continuità dei servizi essenziali. Il nostro Ministero collabora con le altre autorità promuovendo standard elevati di protezione, riducendo le dipendenze critiche da mercati terzi e valorizzando le competenze industriali europee”, ha dichiarato Urso.

Il ministro ha quindi collegato lo sviluppo delle infrastrutture agli interventi necessari per garantirne resilienza, protezione informatica e continuità operativa.

La collaborazione tra il Mimit e le altre autorità competenti, secondo quanto indicato, punta a rafforzare gli standard di sicurezza e a valorizzare le capacità tecnologiche e industriali disponibili in Europa.

Call center e intelligenza artificiale, a novembre il tavolo con Calderone

Accanto ai dossier infrastrutturali, il governo intende affrontare le conseguenze occupazionali della trasformazione digitale, con particolare attenzione alle attività dei call center.

Urso ha annunciato che le problematiche del comparto saranno esaminate nel tavolo sulle telecomunicazioni convocato per novembre insieme alla ministra del Lavoro Marina Calderone.

L’obiettivo, ha spiegato, è intervenire “in maniera strutturale, organica e io mi auguro duratura”, attraverso una “condivisione sugli obiettivi e sulle modalità” tra imprese, organizzazioni sindacali e istituzioni.

Il coinvolgimento del ministero del Lavoro è legato alla natura delle questioni da affrontare, molte delle quali, soprattutto quelle relative ai call center, sono “di competenza del ministero del Lavoro”.

Il comparto è particolarmente esposto agli effetti dell’intelligenza artificiale e dell’automazione dei servizi di assistenza, che stanno modificando l’organizzazione delle attività e il fabbisogno di personale.

Il segretario generale della Slc-Cgil, Riccardo Saccone, ha evidenziato che digitalizzazione e IA “stanno quotidianamente erodendo volumi e, soprattutto, valore del lavoro”.

Una possibile risposta arriva da Labriola, secondo il quale “possiamo riconvertire parte degli operatori dei call center” nella digitalizzazione del cartaceo della pubblica amministrazione.

Il presidente di Asstel ha inoltre richiamato la necessità di “accompagnare la riqualificazione dei lavoratori verso nuove attività”.

La proposta punta a utilizzare le competenze già presenti nel settore per sostenere nuovi servizi legati alla trasformazione digitale della pubblica amministrazione, offrendo possibili percorsi professionali ai lavoratori coinvolti nella progressiva automazione delle attività tradizionali.

Il confronto di novembre dovrà quindi affrontare sia le condizioni industriali delle imprese sia le prospettive occupazionali di una filiera interessata da profondi cambiamenti tecnologici.

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