I nuovi listini wholesale di FiberCop restano senza approvazione. Agcom riconosce i progressi compiuti dalla società, ma ritiene ancora insufficienti le modifiche presentate. Occorrerà un’ulteriore proposta che superi le criticità riscontrate e soddisfi, secondo la valutazione dell’Autorità, i criteri di equità e ragionevolezza previsti per i prezzi di accesso alla rete.
È l’esito dell’esame condotto dalla Commissione Infrastrutture e Reti nella seduta del 21 ottobre: un nuovo intervento nel confronto sulle tariffe applicate agli operatori che acquistano servizi dalla società della rete, già al centro delle contestazioni di Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Sky Italia e iliad.
FiberCop si dice fiduciosa di chiudere positivamente l’iter in breve tempo e precisa che gli effetti decorreranno dal 16 settembre 2026, come previsto dalla regolamentazione.
Indice degli argomenti
Le modifiche lasciano aperte le criticità
La Commissione ha preso atto di un’informativa della direzione competente sull’aggiornamento dei listini. La valutazione riguarda quindi una nuova proposta avanzata da FiberCop nel corso del procedimento. Agcom riferisce di aver rilevato “i progressi fatti ma anche il permanere di criticità e dunque l’impossibilità di giungere all’approvazione dei nuovi listini”. L’Authority rimette ora a FiberCop l’iniziativa per il prossimo passaggio, senza indicare una scadenza per la presentazione delle ulteriori modifiche.
FiberCop: fiducia nella chiusura dell’iter in breve tempo
Rispondendo alla comunicazione dell’Autorità, FiberCop sottolinea il lavoro svolto e la prosecuzione del confronto: “FiberCop prende atto della comunicazione di AGCOM e prosegue il costruttivo confronto con l’Autorità per lavorare sui pochi punti ancora aperti. Il riconoscimento dei progressi compiuti conferma il percorso svolto finora – affermano dall’azienda – Siamo fiduciosi di poter giungere positivamente alla conclusione dell iter in breve tempo, i cui effetti, come previsto dalla regolamentazione, decorreranno dal 16 settembre 2026”.
La verifica sui prezzi e il ruolo dell’Autorità
Agcom precisa anche il perimetro del proprio intervento: “Secondo la procedura – si legge nella nota – Agcom non può formulare direttamente l’indicazione dei prezzi, ma deve limitarsi alla verifica che i listini proposti contengano indicazioni di prezzo eque e ragionevoli”.
La definizione delle condizioni economiche spetta dunque alla società della rete, mentre all’Autorità compete valutarne la conformità ai criteri.
Il procedimento si inserisce nel quadro dell’analisi dei mercati dell’accesso fisso approvata a marzo con la delibera 58/26/CONS. Come ricostruito da CorCom a luglio, il provvedimento ha riconosciuto FiberCop come operatore wholesale only, attivo esclusivamente all’ingrosso, confermandone il significativo potere di mercato in alcune aree e per determinati servizi. Il modello prevede obblighi di trasparenza, non discriminazione e accesso a condizioni eque e ragionevoli.
Le contestazioni delle telco sui rincari
Le obiezioni degli operatori hanno accompagnato l’esame dei listini pubblicati il 15 aprile. Già nei mesi precedenti l’estate, Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Sky Italia e iliad avevano contestato aumenti sui servizi in fibra e rame, sulla fibra spenta, sulla co-location e sulle cessazioni delle linee, oltre alla clausola di indicizzazione all’inflazione. Secondo le telco, alcune di queste condizioni avrebbero reso più onerosa la migrazione verso la fibra e l’utilizzo di infrastrutture alternative.
A luglio le quattro società avevano chiesto il rigetto integrale dell’impianto tariffario, ritenendo insufficienti correzioni circoscritte. Nel mirino anche il benchmark europeo elaborato da Arthur D. Little a sostegno della proposta: gli operatori ne contestavano la rappresentatività per il mercato italiano e indicavano nel Master Service Agreement tra FiberCop e Tim il riferimento per la valutazione dei prezzi massimi praticabili agli altri clienti wholesale.
La preoccupazione riguardava inoltre le conseguenze sulle offerte al pubblico: secondo i firmatari, il ridotto differenziale fra ricavi retail e costi di accesso avrebbe esposto i consumatori agli’effetti dei rincari. Le telco mettevano infine in discussione il collegamento fra tariffe più elevate e maggiori investimenti.








Partecipa alla community