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Tlc europee, il mercato unico resta incompiuto. Connect Europe: “Serve una svolta industriale”


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L’associazione chiede alla Ue di superare la frammentazione normativa e favorire le economie di scala. Nel mirino i nuovi obblighi di accesso alle reti e il roaming permanente previsti dal Digital Networks Act. L’allarme: “A rischio gli investimenti nel 5G e nel 6G e la competitività degli operatori”

Pubblicato il 29 ott 2026

Federica Meta

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Alessandro Gropelli


Punti chiave

  • Connect Europe avverte che il mercato unico resta incompleto e chiede al Digital Networks Act più integrazione operativa e prevedibilità.
  • Disparità normative e procedure nazionali (es. NIS2, DORA, GDPR, ePrivacy) e requisiti di localizzazione ostacolano le reti condivise.
  • Critica agli obblighi wholesale e al roaming permanente: rischio per gli investimenti e vantaggi alle Big Tech; serve economie di scala.
Riassunto generato con AI


l mercato unico europeo delle telecomunicazioni rischia di rimanere incompiuto se Bruxelles continuerà a concentrarsi sull’armonizzazione dei servizi senza affrontare le barriere strutturali che impediscono agli operatori di integrare infrastrutture e attività su scala continentale. È l’avvertimento lanciato da Connect Europe, l’associazione che rappresenta i principali operatori di telecomunicazioni europei, nel position paper A Single Market for Telecoms.

Il documento interviene nel dibattito sul Digital Networks Act (Dna), la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026 per modernizzare il quadro normativo delle comunicazioni elettroniche e favorire la nascita di un autentico mercato unico della connettività.

L’associazione condivide l’obiettivo politico della Commissione, ma contesta alcuni strumenti individuati per realizzarlo. In particolare, esprime preoccupazione per l’introduzione di ulteriori obblighi regolamentari, soprattutto nei mercati mobili e nell’accesso all’ingrosso alle reti, che potrebbero indebolire la capacità di investimento delle imprese.

La richiesta è di spostare il baricentro della riforma sull’integrazione operativa delle reti, sulla prevedibilità delle regole e sulla possibilità per gli operatori di raggiungere una dimensione industriale adeguata. Una posizione che chiama direttamente in causa le scelte europee sulla concorrenza, sulla sovranità tecnologica e sul finanziamento delle infrastrutture digitali. Connect Europe+1

Mercato unico delle Tlc, le tre priorità di Connect Europe

Nel documento l’associazione individua tre condizioni per superare la frammentazione del settore: armonizzazione delle regole e riduzione degli oneri amministrativi, eliminazione degli ostacoli alle attività infrastrutturali transfrontaliere e maggiore capacità di investimento attraverso economie di scala.

Il punto di partenza è la persistenza di mercati nazionali caratterizzati da normative, procedure e interpretazioni regolamentari differenti. Una situazione che aumenta i costi per gli operatori presenti in più Paesi e rende complessa l’introduzione di servizi omogenei su scala europea.

Connect Europe richiama l’impegno assunto nell’aprile 2026 dai vertici delle istituzioni comunitarie con la roadmap One Europe, One Market, sottolineando la necessità di tradurre gli obiettivi di integrazione in interventi capaci di incidere sull’organizzazione industriale del settore.

Secondo l’associazione, il Digital Networks Act dovrebbe ridurre le divergenze nazionali nell’applicazione delle disposizioni europee, comprese quelle relative alla tutela dei consumatori, all’Internet aperta e alla gestione dello spettro radio.

Proprio sulle regole dell’Open Internet, Connect Europe segnala interpretazioni differenti da parte delle autorità nazionali e un quadro giuridico che, a suo giudizio, fatica ad adattarsi alle caratteristiche delle reti 5G virtualizzate.

Anche le condizioni di assegnazione delle frequenze continuano a variare sensibilmente da uno Stato all’altro, influenzando la programmazione degli investimenti e la capacità di offrire prodotti e servizi comparabili nei diversi mercati.

Reti e piattaforme condivise oltre i confini nazionali

Uno dei passaggi più significativi del position paper riguarda la distinzione tra infrastrutture di accesso e funzioni operative delle reti.

Le prime rimangono strettamente legate ai territori, alla distribuzione della popolazione e alle caratteristiche dei singoli mercati. Le seconde possono invece essere organizzate su scala sovranazionale, grazie all’evoluzione delle architetture tecnologiche.

Virtualizzazione e cloudificazione consentono agli operatori di centralizzare alcune componenti delle reti, condividendo risorse e competenze tra le diverse società di un gruppo europeo.

Tra le attività potenzialmente integrabili, le core network, le piattaforme software, i data center, i centri di gestione delle reti e della sicurezza informatica e le funzioni specialistiche di supporto.

L’integrazione permetterebbe di ridurre duplicazioni tecnologiche, semplificare la gestione dei fornitori e distribuire su una base più ampia i costi legati allo sviluppo software, alla cybersecurity e alla conformità normativa.

Il problema, secondo l’associazione, è che numerose disposizioni nazionali continuano a ostacolare la gestione transfrontaliera di queste attività, limitando i benefici economici che gli operatori potrebbero ottenere.

Cybersecurity, dati e autorizzazioni: gli ostacoli all’integrazione

Il position paper dedica particolare attenzione alle barriere regolamentari che incidono sull’organizzazione delle infrastrutture.

Le disposizioni in materia di sicurezza informatica, protezione dei dati, conservazione delle informazioni e intercettazioni legali vengono applicate attraverso procedure nazionali che possono differire anche quando derivano da uno stesso quadro europeo.

Connect Europe richiama esplicitamente Nis2, Dora, Gdpr ed ePrivacy, evidenziando come la sovrapposizione degli obblighi e la diversità delle modalità applicative possano complicare la gestione unitaria delle attività.

A queste difficoltà si aggiungono i requisiti di localizzazione nazionale di alcune funzioni critiche, come i centri operativi di rete e sicurezza, e dei dati.

Si tratta di vincoli possono impedire a un operatore attivo in più Paesi di concentrare alcune attività in strutture condivise, anche quando le soluzioni tecnologiche lo consentirebbero.

Un ulteriore elemento di frammentazione riguarda le autorizzazioni per la realizzazione delle infrastrutture, con differenze nelle procedure amministrative, nei lavori civili e nelle condizioni di installazione che possono rallentare la diffusione delle reti.

La questione assume particolare rilievo per gli investimenti nel 5G standalone, nella fibra e nelle future infrastrutture 6G, che richiedono programmazione pluriennale e maggiore certezza sui tempi di realizzazione.

L’armonizzazione richiesta da Connect Europe dovrà comunque misurarsi con le competenze degli Stati membri in materia di sicurezza nazionale e protezione delle infrastrutture critiche. Il documento riconosce infatti la necessità di preservare responsabilità e controllo nazionali anche nelle architetture operative condivise. Connect Europe

Digital Networks Act, lo scontro sulle nuove regole wholesale

Il focus si concentra anche sugli strumenti regolamentari previsti dalla proposta della Commissione europea.

Il Digital Networks Act contempla la possibilità di introdurre prodotti di accesso wholesale armonizzati a livello europeo, con l’obiettivo di facilitare l’attività degli operatori nei diversi mercati.

La proposta include meccanismi che potrebbero riguardare l’accesso disaggregato alla fibra, l’accesso locale virtuale e alcuni servizi di connettività destinati alle imprese. Il testo prevede condizioni e valutazioni da parte delle autorità competenti, nell’ambito di un quadro regolamentare comune.

Connect Europe teme che questi strumenti possano introdurre nuovi vincoli economici per i soggetti che realizzano e gestiscono le infrastrutture.

Secondo l’associazione, l’imposizione di ulteriori obblighi di accesso rischia di ridurre gli incentivi a investire nelle reti, senza intervenire sulle cause strutturali della frammentazione.

La critica riguarda soprattutto l’idea che la disponibilità di offerte commerciali utilizzabili in più Paesi possa essere considerata un indicatore sufficiente dell’effettiva integrazione del mercato.

Per Connect Europe, la possibilità di offrire servizi transfrontalieri dipende anzitutto dalla capacità degli operatori di coordinare piattaforme, sistemi, sicurezza e investimenti.

L’associazione chiede quindi che la riforma privilegi gli interventi sulle condizioni operative e industriali, evitando di aggiungere nuovi livelli di regolazione ai mercati già caratterizzati da una concorrenza elevata.

Roaming permanente e operatori virtuali, i rischi per gli investimenti nel 5G e nel 6G

Un altro terreno di confronto riguarda il roaming permanente e l’accesso wholesale alle reti mobili.

Connect Europe esprime contrarietà all’eventuale introduzione di obblighi aggiuntivi che consentano a fornitori di servizi di utilizzare stabilmente reti di altri operatori a condizioni regolamentate.

Secondo l’associazione, misure di questo tipo potrebbero compromettere la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture mobili, in particolare nella diffusione del 5G standalone e nello sviluppo del 6G.

A sostegno della propria posizione, il documento richiama i dati contenuti nel rapporto Draghi sulla competitività europea.

La presenza di un numero così elevato di operatori virtuali viene interpretata dall’associazione come una dimostrazione del livello di concorrenza già esistente nei mercati europei.

Nella maggior parte degli Stati membri, osserva il documento, operano inoltre tre o quattro gestori mobili dotati di infrastrutture proprie, impegnati in investimenti continui per ampliare la copertura e migliorare la qualità dei servizi.

Per Connect Europe, questo scenario rende ingiustificata l’introduzione di ulteriori obblighi regolamentari generalizzati.

Il dato sulla numerosità degli operatori virtuali, tuttavia, fotografa la presenza di soggetti concorrenti e non misura da solo le condizioni effettive della concorrenza in ogni mercato. La valutazione degli obblighi di accesso rimane quindi strettamente connessa alle caratteristiche economiche e industriali dei singoli Paesi.

Sovranità digitale, l’allarme sull’accesso delle Big Tech alle reti europee

Nella posizione di Connect Europe emerge anche una preoccupazione legata alla sovranità tecnologica dell’Unione europea.

L’associazione sostiene che l’ampliamento degli obblighi di accesso regolamentato potrebbe favorire l’ingresso di grandi aziende tecnologiche extraeuropee nei mercati della connettività, consentendo loro di utilizzare infrastrutture finanziate dagli operatori del continente.

Il rischio indicato è quello di trasferire una quota crescente del valore economico generato dalle reti verso le piattaforme tecnologiche globali, riducendo le risorse disponibili per i soggetti che sostengono i costi di costruzione, manutenzione e aggiornamento delle infrastrutture.

La questione si inserisce nel più ampio confronto europeo sulla distribuzione del valore nella filiera digitale e sulla necessità di rafforzare la capacità industriale del continente.

In questo senso preservare gli incentivi agli investimenti è essenziale anche per costruire infrastrutture resilienti e sostenere lo sviluppo di servizi avanzati legati all’intelligenza artificiale, al cloud e alla sicurezza informatica.

L’argomentazione riflette la posizione degli operatori infrastrutturati. L’impatto effettivo di eventuali nuovi obblighi wholesale sulla concorrenza, sui prezzi e sugli investimenti dipenderà invece dalle condizioni previste dalla normativa e dalla loro applicazione.

Consolidamento e dimensione industriale, il nodo della competitività

Accanto all’integrazione delle attività operative, Connect Europe rilancia il tema della dimensione economica degli operatori.

Il settore delle telecomunicazioni è caratterizzato da elevati costi fissi, soprattutto nelle reti di accesso. La sostenibilità degli investimenti dipende quindi anche dalla densità della clientela e dalla possibilità di distribuire i costi su una base adeguata di utenti.

L’associazione sottolinea che le sinergie transfrontaliere, pur offrendo opportunità di efficientamento, possono risultare insufficienti quando le strutture dei mercati nazionali non permettono agli operatori di raggiungere una scala sostenibile.

Si tratta di un passaggio importante perché collega direttamente il progetto di mercato unico al dibattito sul consolidamento del settore europeo delle Tlc.

Il quadro emerge anche dallo State of Digital Communications 2026 di Connect Europe, secondo cui nel secondo trimestre del 2025 si contavano 44 gruppi mobili europei con oltre 500mila connessioni, contro otto negli Stati Uniti.

La differenza evidenzia la frammentazione del settore, pur considerando le diverse caratteristiche geografiche, demografiche e regolamentari dei mercati messi a confronto.

Anche il rapporto sul mercato unico di Enrico Letta, che aveva messo in guardia dai limiti di un’impostazione regolamentare concentrata prevalentemente sull’ingresso di nuovi concorrenti, a fronte della necessità di finanziare il passaggio verso reti più avanzate.

Per gli operatori, la capacità di raggiungere economie di scala costituisce una condizione per sostenere gli investimenti e rafforzare la competitività rispetto ai grandi gruppi internazionali.

Dalle economie di scala alle reti resilienti: cosa cambierebbe per gli operatori

Il documento individua diversi ambiti nei quali un mercato maggiormente integrato potrebbe produrre risparmi e vantaggi operativi.

La condivisione di funzioni delle core network e di piattaforme comuni permetterebbe di limitare la duplicazione delle infrastrutture software e dei sistemi di gestione. L’adozione di procedure di conformità comuni a livello europeo ridurrebbe invece i costi amministrativi e faciliterebbe la governance delle attività svolte in più Paesi.

Ulteriori benefici potrebbero derivare da acquisti centralizzati, sviluppo software condiviso e pianificazione coordinata delle reti e delle frequenze.

Anche la maggiore standardizzazione dei contratti e dei prodotti commerciali potrebbe rendere più rapida l’introduzione di servizi in mercati differenti, con potenziali vantaggi soprattutto per le imprese che operano su scala internazionale e per i servizi IoT.

L’integrazione potrebbe inoltre migliorare la resilienza delle infrastrutture attraverso la distribuzione geografica delle risorse, la disponibilità di competenze specialistiche condivise e accordi di supporto operativo tra Paesi confinanti.

Secondo Connect Europe, queste soluzioni dovrebbero essere accompagnate da meccanismi di governance in grado di garantire responsabilità e controllo a livello nazionale.

L’obiettivo industriale è consentire agli operatori di utilizzare una parte crescente delle risorse tecnologiche su scala europea, mantenendo le infrastrutture di accesso necessarie a garantire copertura e qualità dei servizi nei territori.

Il confronto con Bruxelles sul futuro delle telecomunicazioni europee

Il position paper di settembre interviene in una fase decisiva per la definizione del nuovo quadro regolamentare europeo.

La proposta di Digital Networks Act, presentata dalla Commissione il 21 gennaio 2026, mira a sostituire il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e a costruire un sistema di regole più armonizzato, capace di favorire investimenti, innovazione e attività transfrontaliere. Il provvedimento è ancora oggetto dell’iter legislativo europeo. Shaping Europe’s digital future+1

Le osservazioni di Connect Europe mettono in evidenza una divergenza sulle modalità con cui raggiungere questi obiettivi.

La Commissione punta anche sull’armonizzazione degli strumenti di accesso e delle condizioni regolamentari. L’associazione chiede di privilegiare l’integrazione industriale e di limitare gli interventi che potrebbero comprimere i margini degli operatori infrastrutturati.

Il confronto riguarda direttamente l’equilibrio tra tutela della concorrenza, condizioni di accesso alle reti e capacità di finanziare infrastrutture che richiederanno investimenti crescenti nei prossimi anni.

Per Connect Europe, la priorità è creare condizioni che permettano agli operatori di organizzare le attività su scala continentale e di rafforzare la propria capacità finanziaria.

Resta aperta la questione di come conciliare questa esigenza con la presenza di operatori alternativi e virtuali, con gli interessi degli utenti e con la necessità di mantenere mercati competitivi.

Sarà questo uno dei principali nodi del negoziato sul Digital Networks Act, dal quale dipenderanno le future condizioni di investimento nelle reti europee e la capacità del settore di sostenere gli obiettivi di connettività e autonomia tecnologica dell’Unione.

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