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Retelit, Álvarez: “Sicurezza, capacità e resilienza pilastri della strategia 2027”


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All’evento Retelit Hub, il ceo ha delineato la roadmap per la crescita del gruppo, che punta a superare la logica dell’operatore Tlc e orchestrare le infrastrutture di mare, terra e cielo come un ecosistema complesso senza soluzione di continuità. Neri, Asterion: “Pronta una dotazione finanziaria da 400 milioni per realizzare data center da 60 MW”

Pubblicato il 29 ott 2026



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Retelit, Álvarez: “Sicurezza, capacità e resilienza pilastri della strategia 2027”


Punti chiave

  • L’infrastruttura per AI non è solo algoritmi e Gpu: servono fibra ottica, cloud, data center distribuiti e soluzioni sostenibili (recupero calore, circuiti idrici chiusi).
  • Investimenti: ~€100M/anno per data center e ~€70M/anno per soluzioni IT; priorità alla sicurezza della rete con partner (Cisco, Nokia) per renderla quantum safe e garantire resilienza.
  • Il fondo Asterion sostiene Retelit con circa €400M per 60 MW di data center; focus su porti digitali, approdi sottomarini e sul programma Iride con il suo Marketplace geospaziale.
Riassunto generato con AI


“L’infrastruttura richiesta dall’AI non si limita ad algoritmi e Gpu. La tecnologia deve poter contare anche su reti in fibra ottica affidabili, piattaforme cloud capillari e misure di sicurezza adeguate: per entrare pienamente in partita, l’Italia, che ricopre già un ruolo centrale in questi ambiti, deve poter contare pure su una rete solida di data center. Il paradigma sta cambiando, non servono solo grandi campus, anzi: occorre realizzare una rete distribuita che supporti l’inferenza del’AI, garantendo una presenza capillare sul territorio. Inoltre, è essenziale che queste soluzioni siano sostenibili, prevedendo l’implementazione di circuiti idrici chiusi e sistemi di recupero del calore. È esattamente ciò su cui sta investendo Retelit”. A parlare è il ceo del gruppo, Jorge Álvarez, che in occasione dell’evento Retelit Hub, di scena ieri sera a Milano e a cui ha partecipato CorCom, ha incontrato clienti e partner per delineare la roadmap per il 2027.

“Sono già in atto investimenti significativi su tutti questi fronti: ci sono 100 milioni di euro all’anno destinati ai data center, ma pensiamo sia altrettanto importante puntare sui sistemi che li gestiscono. È essenziale che queste infrastrutture siano non solo efficienti, ma anche intelligenti, nell’ottica di attirare investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale e posizionarci come leader in questo campo. Ecco perché allochiamo circa 70 milioni di euro all’anno in soluzioni IT. Parlando della rete in fibra, invece, la priorità è garantirne la sicurezza. E stiamo lavorando con aziende come Cisco e Nokia per elevare il nostro network a livello “quantum safe“. Il secondo aspetto, non meno importante, è quello della capacità, visto che oggi transitano sui backbone moli di dati inimmaginabili solo due anni fa”. Il terzo pilastro della strategia? “La resilienza: queste infrastrutture non devono solo resistere a eventi avversi, ma anche reagire in tempo reale in caso di problemi”.

Neri, Asterion: “Pronta una dotazione da 400 milioni per 60 MW di data center”

Una strategia, quella di Retelit, sorretta da una solida dotazione finanziaria, garantita dal fondo Asterion Industrial Partners, che ha acquisito il 100% del capitale del gruppo nel 2021. Roberta Neri, presidente Retelit e operating partner di Asterion, ha confermato l’intenzione di continuare a supportare il gruppo coerentemente con il framework di riferimento in cui si muove il fondo. “Siamo un investitore industriale, che contestualizza i propri interventi nei Paesi e nei bisogni dei territori in cui si sviluppano i settori di interesse. L’ambito tecnologico è solo uno dei verticali in cui siamo presenti, che comprendono l’energia, le utilities e la mobilità. Ma Retelit resta uno dei primi e più importanti investimenti fatti in Italia, e in questa ottica rappresenta un esempio virtuoso di crescita organica e consolidamento, non solo finanziario. Per questo il programma di investimenti rimane significativo, e vede lo stanziamento di risorse vicine ai 400 milioni di euro per sviluppare capacità di data center intorno ai 60 MW”.

Neri ha sottolineato l’importanza di intervenire per trasformare l’Italia, che naturalmente riveste una posizione geografica privilegiata rispetto alle grandi dorsali intercontinentali dei dati, in un hub strategico. “In questo senso non è sufficiente intercettare il traffico: facendo un paragone con il settore del trasporto aereo, bisogna creare valore attraverso l’implementazione di strutture di ricettività e servizi evoluti per chi vi transita. Ecco perché oltre allo sviluppo delle reti, Retelit si concentra anche sui progetti che riguardano l’approdo dei cavi sottomarini. Se Genova è già a tutti gli effetti un vero e proprio porto digitale, Bari sta diventando un punto nevralgico rispetto non solo al transito, ma anche alla gestione e all’elaborazione dei dati che passano. La Sicilia, lo sappiamo tutti, è un piattaforma attraverso cui transita una enorme quantità di cavi, e anche Taranto è destinata a diventare protagonista grazie al collegamento diretto con la Grecia, a sua volta determinante per raggiungere l’Asia”.

Un player sempre più convergente a cavallo di mare, terra e cielo

Ma Retelit punta anche in alto, letteralmente. Il chief commercial officer Mimmo Zappi, ha detto in modo chiaro che la il fenomeno di convergenza che sta interessando il mondo della connettività non si muove solo gli assi del piano economico, industriale e geopolitico. “Anche mare, terra e cielo sono tre dimensioni che prima erano separate e che ora risultano collegate in modo intrinseco. Si tratta di un ecosistema, complesso da orchestrare e armonizzare. E anche in questo senso l’Italia può ricoprire un ruolo centrale, se player come Retelit affrontano il processo evolutivo superando la logica del mero operatore Tlc: reti, cloud, AI e servizi digitali, ma anche cybersecurity, da sviluppare in modo trasversale su tutti questi ambiti, sono ormai essenziali per aiutare le imprese a crescere, le istituzioni ad assistere i cittadini e il sistema Paese a innovare. Dobbiamo, in altre parole, diventare orchestratori di ecosistemi digitali complessi”.

Il ruolo di Retelit nel programma Iride

Complessità è la parola che descrive bene il progetto Iride, a cui Retelit ha collaborato per l’implementazione di una struttura cloud per la raccolta, l’elaborazione e la vendita dei dati generati dalle sei costellazioni a cui fanno capo in tutto 68 satelliti. “Si tratta di un’iniziativa che copre otto aree applicative, rispetto alle quali sono già stati sviluppati 340 prodotti geospaziali in 24 tipologie di servizi, coinvolgendo una settantina di aziende”, ha spiegato Giovanni Rum, senior advisor dell’Agenzia spaziale italiana.

La fase operativa di Iride è del resto stata avviata lo scorso 1° luglio. Il programma da 1,1 miliardi per l’Osservazione della Terra, coordinato dall’Agenzia spaziale europea (Esa) con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e finanziato attraverso il Pnrr, sta ampliando l’accesso ai primi dati e ai servizi geospaziali del sistema. Il tutto avviene tramite il Marketplace di Iride, la piattaforma che mette a disposizione degli utenti non solo il catalogo dei dati disponibili, ma anche strumenti per richiedere nuove acquisizioni satellitari e accedere ai prodotti e ai servizi geospaziali operativi che entreranno in esercizio con l’evoluzione del sistema.

Gabriele De Canio, chief technological innovation officer di e-Geos, la società che gestisce, insieme a Planetek Italia, il marketplace, ha sottolineato l’importanza del programma anche sotto il profilo strategico: “Grazie a Iride, il nostro Paese può posizionarsi come attore di riferimento per quanto riguarda le applicazioni che si possono sviluppare a partire dall’osservazione della Terra. Il valore non è solo nelle immagini ricavate attraverso tecnologie ottiche, radar e multispettrali, ma soprattutto nella loro elaborazione. Dalle analisi del movimento del suolo al monitoraggio dei flussi migratori sui confini nazionali, fino alla gestione delle emergenze, la piattaforma può supportare, tramite l’analisi dei dati, i soggetti che devono studiare e prevedere l’impatto di questi eventi sulle infrastrutture critiche, fornendo strumenti utili anche a gestire altri domini strategici, come quello dell’agricoltura, dell’acqua e della qualità dell’aria. In quest’ottica”, ha chiosato De Canio, “l’adozione del cloud si sta rivelando un elemento essenziale per la raccolta e la condivisione delle informazioni, e la partnership con Retelit ci ha permesso di sviluppare la capacità di adattare la piattaforma alla nuova logica fin dalle prime battute”.

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