Il mercato italiano dei data center è entrato in una fase di forte espansione, trainato dalla crescita del cloud e dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di energia, la complessità degli iter autorizzativi e la necessità di ridurre i tempi di realizzazione rappresentano però ostacoli importanti per lo sviluppo di nuove infrastrutture. In questo scenario, CTS Europe Italy propone un modello industrializzato che integra progettazione digitale, prefabbricazione e costruzione, trasferendo parte delle attività dal cantiere alla fabbrica. Ne abbiamo parlato con il ceo Davide Suppia.
Il mercato italiano dei data center sta accelerando, sostenuto dalla crescita del cloud e dell’intelligenza artificiale. Quali sono oggi i principali ostacoli allo sviluppo di nuove infrastrutture e quali vantaggi può offrire all’Italia il fatto di essere un mercato ancora relativamente giovane?
Come CTS Europe Italy, vediamo una sfida centrale per il mercato italiano: trasformare la domanda di capacità di calcolo in infrastrutture operative. Disponibilità di potenza elettrica, tempi di connessione alla rete, percorsi autorizzativi e competenze specialistiche sono fattori che devono essere affrontati insieme, fin dalla scelta del sito. Accelerare la costruzione serve se anche queste condizioni sono coerenti con il progetto.
L’Italia ha un mercato relativamente giovane rispetto al Nord Europa e agli Stati Uniti: può adottare fin dall’inizio tecnologie avanzate e infrastrutture pensate per cloud e AI. Dopo quarant’anni nel settore tecnologico, di cui venti nei data center, credo che il cambiamento decisivo riguardi il modo di progettare e costruire. È ciò che mi ha spinto ad accettare la sfida di CTS Europe Italy, valorizzando l’esperienza internazionale del Gruppo e sviluppando competenze locali.
CTS Europe Italy punta sull’industrializzazione della costruzione dei data center, trasferendo una parte significativa delle attività dal cantiere alla fabbrica. In che modo questo modello cambia tempi, costi e qualità della realizzazione? E quali risultati concreti siete in grado di misurare rispetto ai metodi tradizionali?
CTS Group opera in quattro continenti e conta oltre 3.600 persone di 39 nazionalità, tra cui più di 500 professionisti dell’ingegneria, integra progettazione, produzione e costruzione. Il nostro principio è “Faster, Better, Cheaper”: non significa sacrificare la qualità per risparmiare, ma ottenere infrastrutture più performanti attraverso standardizzazione, economie di scala e una migliore organizzazione delle attività. Trasferiamo in fabbrica attività di assemblaggio e collaudo solitamente svolte in cantiere. Un esempio sono i moduli elettrici prefabbricati ePOD (electrical pods), che integrano UPS, batterie, quadri elettrici e trasformatori e arrivano sul sito pronti per l’installazione. La produzione in ambiente controllato migliora la ripetibilità dei processi e la qualità dei collaudi; standardizzazione e coordinamento della filiera riducono rilavorazioni e incertezze nelle consegne.
Il nostro scenario di pianificazione evidenzia una significativa riduzione dei tempi complessivi rispetto al modello tradizionale: un vantaggio strategico che consente di anticipare l’entrata in esercizio del data center. I benefici sono maggiori nei siti costruiti da zero, dove possiamo impostare l’intera infrastruttura secondo il modello integrato di CTS Group. Anche i risparmi dipendono dal progetto: standardizzazione ed economie di scala contribuiscono a contenere i costi, senza sacrificare la qualità.
Uno degli elementi centrali del vostro approccio è la progettazione integrata, che consente di simulare e modificare il data center prima di avviarne la produzione. Quanto incide questa metodologia sulla capacità di prevenire errori, contenere i costi e rispettare i tempi di consegna?
Partiamo dalle caratteristiche del sito e dalle esigenze del cliente per sviluppare un modello digitale dettagliato: strutture, impianti, potenza installabile e prestazioni previste. Il cliente può visualizzare la configurazione e modificarla prima dell’avvio della produzione. Questa verifica preliminare, il cosiddetto test fit, aiuta a valutare fattibilità e organizzazione del data center e a individuare le incompatibilità fra le diverse parti del progetto.
Progettisti, produzione e costruzione lavorano sullo stesso sistema. Correggere una scelta prima di produrre i componenti evita che il problema emerga durante l’installazione, con smontaggi, nuovi ordini e attese. Il controllo diretto della filiera consente inoltre di coordinare approvvigionamenti e lavorazioni. Il risultato è una maggiore prevedibilità di tempi e costi: una parte importante della complessità viene affrontata prima dell’apertura del cantiere.
L’intelligenza artificiale sta facendo crescere la densità di potenza dei data center e pone nuove esigenze sul fronte del raffreddamento. Quali soluzioni tecnologiche stanno diventando decisive per migliorare l’efficienza energetica? E quale contributo può arrivare dalla collaborazione con Daikin?
L’AI aumenta la densità di potenza dei rack e il calore generato dalle GPU. Per le applicazioni più intensive il raffreddamento a liquido diventa essenziale, mentre alcuni sistemi continuano a richiedere aria: servono quindi infrastrutture capaci di combinare tecnologie differenti. Conta anche la risposta alle rapide variazioni del carico termico, mantenendo stabile la temperatura dell’acqua destinata ai sistemi IT.
Il sistema brevettato sviluppato con Daikin Applied Europe affronta questa esigenza. CTS Group progetta e prefabbrica moduli che integrano i refrigeratori Daikin e le unità di distribuzione del liquido refrigerante. La risposta dinamica del sistema è stata validata con prove in fabbrica su scala reale. I modelli prevedono un PUE (Power Usage Effectiveness) inferiore a 1,20 nelle condizioni del Medio Oriente e fino a 1,09 nei climi nordici. Il PUE misura il rapporto fra consumo energetico complessivo del data center e consumo delle apparecchiature IT: più si avvicina a uno, minore è l’energia assorbita dai servizi di supporto.
La crescita dei data center in Italia deve confrontarsi con la disponibilità di energia, il consumo di risorse e gli obiettivi di sostenibilità. Quali scelte progettuali e costruttive possono ridurre concretamente l’impatto ambientale delle nuove infrastrutture? E come vede evolvere il mercato italiano nei prossimi cinque anni?
La sostenibilità riguarda l’intero ciclo di vita: materiali, produzione dei componenti, trasporti, funzionamento e futura dismissione. Un esempio concreto è il calcestruzzo utilizzato per le strutture: già in fase di progettazione si possono valutare formulazioni a minore impronta carbonica, compatibili con i requisiti tecnici dell’edificio. La prefabbricazione permette inoltre di pianificare con maggiore precisione le quantità di materiali e ridurre sprechi e rilavorazioni.
Sul fronte operativo contano impianti efficienti e una crescita modulare, che consenta di aggiungere capacità seguendo la domanda. Dove le condizioni lo permettono, il calore prodotto dai server può essere recuperato e destinato, per esempio, a una rete di teleriscaldamento per gli edifici vicini. I fabbisogni dipendono dalla tecnologia adottata, dal clima e dalle condizioni operative: sono queste differenze che dobbiamo spiegare a istituzioni e cittadini.
Nei prossimi cinque anni, disponibilità di energia, flessibilità per i carichi AI e qualità della realizzazione orienteranno gli investimenti in Italia. Con l’apertura della sede di Milano, CTS Europe Italy ha avviato il proprio sviluppo sul mercato nazionale. L’obiettivo è costruire un team di circa 20-25 persone, in prevalenza ingegneri e specialisti tecnici, valorizzando le competenze internazionali del Gruppo. Ci rivolgiamo a hyperscaler, operatori di colocation e nuovi provider di capacità computazionale per l’AI. La competitività dipenderà da quanti data center sapremo costruire e da quanto rapidamente e bene riusciremo a farlo, utilizzando energia, materiali e risorse in modo più efficiente. È questa l’industrializzazione che vogliamo portare in Italia.








Partecipa alla community