BANDA LARGA

Pressing su BT, in vista lo scorporo di Openreach

Il regolatore britannico Ofcom pronto a equiparare la banda larga a utility per favorire investimenti in fibra e concorrenza. A giorni l’authority presenterà l’esito della revisione del mercato telecom

Pubblicato il 24 Feb 2016

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La Gran Bretagna sarebbe pronta a seguire la strada segnata dagli Stati Uniti: fare della banda larga un servizio pubblico, una utility al pari della luce e dell’acqua, e regolarla come tale. Il broadband non è un lusso per computer geek o grandi aziende ma una necessità quotidiana per tutti, un pezzo fondamentale dell’infrastruttura del paese. Lo ha riconosciuto il premier David Cameron e lo pensa anche il regolatore Ofcom che sta procedendo a una revisione del mercato delle comunicazioni digitali di cui dovrebbe dare l’esito alla fine di questa settimana.

Nel corso della revisione, intensa è stata l’azione di lobby dell’ex monopolista British Telecom, ma anche di concorrenti come Sky, TalkTalk e Vodafone. Dietro la più vasta revisione del sistema che regola le comunicazioni elettroniche, infatti, c’è la questione che divide da alcuni anni l’incumbent e i rivali: BT dovrebbe scorporare del tutto il suo business della rete che ha già separato nella divisione Openreach? Secondo il Financial Times, il sistema attuale che regola il mercato telecom non equivale a trattare le telecomunicazioni come una utility perché, a differenza di quel che accade sul mercato di elettricità e gas, la rete core è di proprietà ancora di BT, che fornisce anche dei servizi basati su tale rete. Nel caso delle utility una struttura del genere è stata respinta come anti-concorrenziale – infatti, British Gas negli Anni ’90 ha dovuto separare la proprietà della rete dalla fornitura del servizio.

Nel settore telecom, la rete è stata solo in parte scorporata con una separazione funzionale che lascia Openreach comunque nelle mani di BT, benché come filiale autonoma. La concorrenza è aumentata e così la diffusione della banda larga ma, continua il Financial Times, non tutti i problemi sono risolti: per esempio il livello del servizio è insoddisfacente, nonostante gli impegni di BT a investire nella rete. Le società rivali sostengono che il sistema attuale non fornisce all’ex incumbent sufficienti incentivi a spendere sul miglioramenteo dell’infrastruttura e del resto gli investitori di BT sono interessati a spremere ogni centesimo di valore dall’asset storico della rete in rame: questo porterebbe a scelte tecnologiche che potrebbero ritardare gli investimenti in fibra, anche a spese delle prestazioni. Siccome BT controlla l’accesso al sistema, le sue scelte tecniche si riversano necessariamente su tutti gli altri operatori, come non mancano di sottolineare i concorrenti.

In più ai rivali non sembra che la concorrenza di mercato sia così efficace. Il predominio di BT non è intaccato – anzi, con la recente acquisizione dell’operatore mobile EE ora BT controlla più della metà dei flussi di cassa nel settore Tlc del Regno Unito. E il fatto che l’incumbent continui a essere proprietario di Openreach permette di decidere i prezzi in modo vantaggioso.

Secondo il Financial Times, tutte queste problematiche andranno peggiorando col tempo; si possono risolvere anche senza la separazione di Openreach, per esempio aprendo in modo più appropriato la rete di BT alle aziende rivali, ma, prosegue il quotidiano, sarebbe più semplice e efficiente ripetere quanto fatto per British Gas e procedere allo scorporo.

Costruire la fibra in tutta la Gran Bretagna resta un processo costoso ma per il FT la separazione tra BT e Openreach creerebbe un ambiente più favorevole agli investimenti. Ofcom dovrebbe riconoscere che l’intero sistema delle telecomunicazioni è un servizio pubblico di base, conclude il quotidiano economico, su cui l’intera cittadinanza fa affidamento: dovrebbe trattarlo come tale, e farlo il prima possibile.

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