LA RICERCA

Banche insidiate da neobanks e Gafa: in Italia rischio perdite per 12 miliardi

I dati dello studio Banking 2030 di Exton Consulting: per i prossimi dieci anni prevista una concorrenza sempre più serrata, da parte anche dei giganti dell’online

Pubblicato il 05 Mar 2020

Web Banking

Nel 2018 i clienti di banche online e neobanks ha oltrepassato in italia la soglia dei 4,2 milioni di utenti, con i numeri dei “canali digitali” che continuano a crescere progressivamente e con nuovi servizi che si affacciano in modo sempre più “aggressivo” sul mercato. E’ uno dei dei che emergono dallo studio “Banking 2030”, realizzato da Exton consulting, che ipotizza i sei scenari di trasformazione a cui sarà sottoposto il settore nei prossimi 10 anni. 

“Occorre anche considerare le offensive del Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple) – spiega Salvo Vitale, managing director di Exton – come il lancio del conto corrente Google, atteso nei prossimi mesi”. Una new entry che va ad aggiungersi ai prestiti per professionisti messi in campo da Amazon, ai pagamenti mobile con ApplePay e alla crypto moneta Libra di Facebook: tutte soluzioni e servizi che vanno in qualche modo a insidiare le attività delle banche tradizionali. 

“Lo scenario – sottolinea Gabor David Friedenthal, partner di Exton – potrebbe rimanere resiliente e quindi non troppo dannoso per le banche tradizionali ancora per quattro o cinque anni, grazie alla minore dinamicità della clientela più anziana (over 64 anni) che genera la maggior parte del Margine di intermediazione e tende a essere fedele alla banca con cui ha la relazione più duratura. Però, nei successivi cinque anni, le spinte all’uscita potrebbero diventare impossibili da contrastare. A seconda degli scenari, prevediamo nel prossimo decennio – dice Friedenthal – una migrazione di clientela che può coinvolgere fino a 8 milioni di persone. Con una perdita del margine di intermediazione per le banche tradizionali che può arrivare fino a 12 miliardi di euro, rendendo la pressione sulla redditività insostenibile”. 

Per contenere questo trend sarà necessario per le banche tradizionali trasformarsi velocemente: “C’è una finestra di opportunità – aggiunge Friedenthal – che durerà solo per i prossimi 3-4 anni. Occorre mettere in atto trasformazioni aziendali verso modelli neobanks-like, prevedendo partnership con società Fintech e modelli ibridi di collaborazione”. 

Più in generale lo studio prevede tra il 2023 e il 2025, un’accelerazione del crollo del numero di clienti che utilizzeranno una banca tradizionale come principale, per una perdita per le entrate bancarie nette di 3,6 miliardi di euro. quanto alla clientela, la ricerca prevede una migrazione di quella più giovane, che scenderà dal 20% attuale a circa il 15%, e una crescita di quella con più di 64 anni (dal 34% al 45%). 

“Abbiamo analizzato la situazione e le prospettive – conclude Friedenthal –  delle maggiori banche retail italiane (Unicredit, Intesa, Banco Bpm, Mps, Ubi, Bel, Bper, Ca, Bancoposta) e delle loro concorrenti neobanks. Per quanto riguarda le banche tradizionali salta all’occhio che negli ultimi cinque anni il Margine di intermediazione è sceso di oltre il 6% e che, nonostante azioni robuste di riduzione dei costi (-9%), il rapporto cost-income medio delle maggiori banche del sistema è stabilmente intorno al 65%. Per cui, attualmente la redditività dipende essenzialmente da un significativo calo delle sofferenze e del costo del rischio registrato rispetto agli anni della crisi 2007- 2013”.

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