PRIVACY

Facebook “blinda” anche Messenger, via alle chat crittografate

In fase di test l’implementazione dello strumento in modalità predefinita. E sulla app di messaggistica pronti a sbarcare anche la sincronizzazione dei messaggi eliminati e l’annullamento dell’invio  

12 Ago 2022

L. O.

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Non solo Whatsapp. La crittografia end-to-end sta per estendersi anche a Messenger. Lo annuncia Facebook, la piattaforma controllata da Meta, che sta effettuando una serie di test avanzati per implementare la crittografia end-to-end come modalità predefinita sulla app di messaggistica.

Non solo crittografia: ecco le altre novità

Non basta: l’azienda fa sapere di star testando anche “l’archiviazione sicura per eseguire il backup di quei messaggi nel caso in cui perdessi il telefono o desideri ripristinare la cronologia dei messaggi su un nuovo dispositivo supportato. Come per le chat crittografate end-to-end, l’archiviazione sicura significa che non avremo accesso ai tuoi messaggi, a meno che tu non scelga di segnalarceli”.

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Altre nuove funzionalità in fase di test su Messenger includono la sincronizzazione dei messaggi eliminati su tutti i dispositivi, la possibilità di annullare l’invio di messaggi e anche l’aggiunta della crittografia ai messaggi in vivavoce inviati su Messenger, utilizzando gli occhiali intelligenti dell’azienda.

Tra privacy e sicurezza

Ma è anche una soluzione che potrebbe far discutere. La crittografia end-to-end infatti è strutturata in modo che Facebook non possa visualizzare il contenuto dei messaggi dei suoi utenti, solo i partecipanti possono farlo. Questo rende più difficile (ma non impossibile) per terze parti come hacker o forze dell’ordine curiosare nelle conversazioni digitali. Quindi la crittografia end-to-end rende più difficoltose le indagini, può essere di ostacolo alla capacità degli investigatori di combattere la criminalità. Ma offre anche più garanzie in fatto di privacy.

Recentemente è emerso da documenti giudiziari depositati a giugno che Facebook ha rispettato un mandato di perquisizione della polizia e ha consegnato la cronologia della chat di Messenger di un’adolescente del Nebraska e di sua madre, accusate di aver violato la normativa statale sull’aborto. Il caso ripropone con più forza la preoccupazione su come i dati degli utenti archiviati dalle società tecnologiche potrebbero essere utilizzati contro le persone che cercano di abortire.

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