La domanda di banda per l’interconnessione tra data center potrebbe aumentare di almeno sei volte nei prossimi cinque anni. La crescita dell’intelligenza artificiale sta modificando le esigenze di connettività delle infrastrutture digitali e attribuisce alle reti in fibra ottica un ruolo sempre più importante nella pianificazione dei nuovi impianti. Capacità trasmissiva, bassa latenza e ridondanza dei collegamenti diventano fattori determinanti per la scelta delle aree in cui concentrare gli investimenti, insieme alla disponibilità di energia e alle caratteristiche delle reti elettriche.
È uno degli elementi che emergono dal rapporto Data Centre Sustainability and Resilience: A Decision Playbook for AI Infrastructure, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Oliver Wyman. Lo studio analizza le condizioni necessarie per sostenere l’espansione delle infrastrutture destinate all’AI, in un mercato in cui gli investimenti globali cumulati potrebbero raggiungere 7.000 miliardi di dollari entro il 2030.
La dimensione della connettività assume particolare rilievo perché la distribuzione delle capacità di calcolo dipende dalla possibilità di collegare strutture geograficamente distanti, garantendo prestazioni elevate e continuità dei servizi. Una rete adeguata può inoltre consentire di localizzare gli impianti in territori con una maggiore disponibilità di energia o con un mix elettrico a minore intensità carbonica.
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La crescita dell’AI aumenta il fabbisogno di interconnessione
L’espansione dell’intelligenza artificiale sta accelerando la domanda di infrastrutture digitali e cambiando le caratteristiche dei flussi di traffico tra i centri di elaborazione. L’addestramento dei modelli avanzati, la distribuzione delle applicazioni e la gestione dei carichi di lavoro richiedono una capacità crescente di trasferire dati tra sistemi e sedi differenti.
Secondo le proiezioni riportate nel rapporto, la domanda di banda per l’interconnessione tra data center potrebbe crescere di almeno sei volte nell’arco di cinque anni. Si tratta di una previsione riferita specificamente ai collegamenti tra infrastrutture di elaborazione, che evidenzia l’importanza delle reti di trasporto e delle connessioni ad alta capacità.
La disponibilità di fibra entra così nelle valutazioni relative alla realizzazione dei nuovi impianti. Le infrastrutture devono poter contare su collegamenti affidabili, possibilmente ridondati e in grado di sostenere successivi ampliamenti della capacità trasmissiva.
La resilienza della connettività assume un valore economico diretto. Interruzioni o limitazioni nei collegamenti possono compromettere la continuità dei servizi e ridurre la possibilità di distribuire le attività di calcolo tra più strutture.
Per questo lo studio richiama l’importanza di prevedere già nella fase progettuale percorsi in fibra aggiuntivi, capacità di interconnessione espandibile e infrastrutture predisposte per futuri aggiornamenti della rete.
La connettività influenza la scelta dei siti
La localizzazione dei data center dipende tradizionalmente dalla disponibilità di energia elettrica, dalle condizioni economiche e dalla vicinanza ai principali mercati digitali. L’aumento delle esigenze computazionali rende necessario considerare con maggiore attenzione anche le caratteristiche delle reti di telecomunicazioni.
Collegamenti ad alta capacità e bassa latenza possono consentire di distribuire i carichi di lavoro tra impianti diversi, rendendo possibile la scelta di siti caratterizzati da una maggiore disponibilità di risorse energetiche o da condizioni ambientali favorevoli.
La questione riguarda anche l’organizzazione delle attività di intelligenza artificiale. Le imprese devono valutare se concentrare le elaborazioni in grandi strutture centralizzate oppure distribuirle tra più sedi, eventualmente collocando alcuni carichi di inferenza vicino agli utilizzatori finali.
In questo contesto assumono rilievo la capacità delle reti di sostenere il trasferimento dei dati, l’affidabilità dei collegamenti e i requisiti normativi relativi alla localizzazione delle informazioni.
Gli operatori di telecomunicazioni e i fornitori di infrastrutture di rete hanno quindi un ruolo diretto nelle condizioni che rendono possibile lo sviluppo dei poli di calcolo. La pianificazione dei collegamenti in fibra, insieme a quella delle connessioni elettriche, può incidere sui tempi di realizzazione degli impianti e sulla loro capacità di espansione.
Il rapporto sottolinea inoltre la necessità di considerare l’impatto ambientale delle infrastrutture di connessione, comprese le opere necessarie per realizzare nuovi tracciati e collegamenti.
Investimenti fino a 7.000 miliardi, ma la crescita incontra nuovi vincoli
La forte domanda di capacità computazionale sta sostenendo uno dei maggiori cicli di sviluppo infrastrutturale degli ultimi anni. Gli investimenti globali cumulati nei data center potrebbero raggiungere 7.000 miliardi di dollari entro il 2030, ma la realizzazione dei progetti dipenderà dalla disponibilità delle risorse necessarie a far funzionare gli impianti.
Secondo lo studio, l’adozione di misure per migliorare la sostenibilità e la resilienza potrebbe contribuire a sbloccare tra 700 miliardi e mille miliardi di dollari di investimenti programmati entro la fine del decennio.
La stima riguarda capitali che potrebbero essere esposti a ritardi o cancellazioni a causa di problemi autorizzativi, opposizioni locali, vincoli infrastrutturali e difficoltà di adattamento alle nuove esigenze tecnologiche.
Le criticità coinvolgono l’approvvigionamento energetico, la disponibilità di acqua per il raffreddamento, l’accesso ai terreni dotati delle infrastrutture necessarie e la complessità delle normative.
Anche la rapidità dell’evoluzione tecnologica costituisce un elemento di incertezza. Gli impianti progettati oggi dovranno ospitare apparecchiature e sistemi di elaborazione con caratteristiche probabilmente molto diverse da quelle attuali.
Consumi elettrici in aumento, il problema della capacità di rete
L’energia rappresenta uno dei principali fattori che condizionano l’espansione del mercato. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia richiamate nel documento, il consumo elettrico globale dei data center potrebbe più che raddoppiare tra il 2025 e il 2030, arrivando a rappresentare circa il 3% della domanda mondiale.
L’aumento dei consumi è collegato anche alla maggiore densità energetica delle infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale.
Le configurazioni da 30-100 kW per rack stanno lasciando spazio a sistemi che raggiungono circa 250 kW per rack, con soluzioni di nuova generazione che potrebbero superare i 600 kW.
L’incremento della potenza richiesta impone di intervenire sui sistemi di distribuzione elettrica e sulle tecnologie di raffreddamento. La concentrazione geografica degli investimenti può inoltre determinare congestioni nelle reti di trasmissione e distribuzione.
Per gli operatori diventa quindi essenziale verificare la disponibilità effettiva di capacità elettrica, i tempi necessari per ottenere nuove connessioni e le prospettive di sviluppo della rete.
La possibilità di utilizzare sistemi di accumulo, generazione locale e strumenti di gestione flessibile dei carichi può contribuire a migliorare l’affidabilità degli impianti e la loro integrazione nel sistema energetico.
Acqua e raffreddamento, consumi sempre più rilevanti
L’aumento della capacità di calcolo determina anche una maggiore attenzione alle risorse idriche.
Secondo le proiezioni citate nel rapporto, l’impronta idrica associata al consumo elettrico dei data center potrebbe raggiungere 9.300 miliardi di litri all’anno entro il 2030. Si tratta di un volume equivalente al fabbisogno idrico domestico minimo annuale della popolazione dell’Africa subsahariana.
Circa il 45% dei data center mondiali si trova già in aree caratterizzate da elevato stress idrico, una condizione che potrebbe aggravarsi per effetto dei cambiamenti climatici.
Il consumo di acqua va considerato anche lungo la filiera produttiva. Entro il 2030, secondo le stime riportate, il 72% dell’impronta idrica complessiva potrebbe derivare da attività esterne agli impianti, comprese la produzione di elettricità, la fabbricazione dei semiconduttori e l’estrazione delle materie prime.
Le tecnologie di raffreddamento presentano caratteristiche differenti. I sistemi evaporativi possono ridurre il fabbisogno energetico, ma richiedono quantità significative di acqua. Quelli ad aria limitano invece il consumo idrico diretto, a fronte di maggiori esigenze elettriche.
Un’indagine dell’Uptime Institute citata nello studio evidenzia che solo il 22% degli intervistati utilizza tecnologie di raffreddamento diretto a liquido. L’87% attribuisce priorità all’efficienza energetica, a fronte del 35% che considera prioritario l’utilizzo ridotto o nullo di acqua.
Disponibilità dei terreni e opposizioni locali rallentano i progetti
Oltre alla connettività e alle risorse energetiche, la realizzazione dei nuovi impianti richiede superfici adeguate, dotate di accesso alle reti elettriche e alle altre infrastrutture necessarie.
Attualmente circa 81 chilometri quadrati di aree attrezzate dal punto di vista energetico ospitano data center nel mondo. Per sostenere l’espansione prevista entro il 2030 potrebbero essere necessari ulteriori 160 chilometri quadrati.
L’occupazione di suolo complessiva associata alle infrastrutture elettriche di supporto potrebbe invece superare i 14.500 chilometri quadrati.
La disponibilità fisica delle aree rappresenta soltanto una parte del problema. I procedimenti autorizzativi, i vincoli ambientali e le preoccupazioni delle comunità locali possono incidere significativamente sui tempi di realizzazione.
Negli Stati Uniti, nel primo trimestre del 2026, almeno 75 progetti, per un valore complessivo di circa 130 miliardi di dollari, sono stati bloccati o ritardati. In Corea del Sud, 17 dei 33 progetti già autorizzati hanno subito rallentamenti legati all’opposizione delle comunità.
Le contestazioni riguardano soprattutto consumi elettrici, approvvigionamento idrico, utilizzo dei terreni e conseguenze ambientali.
Per gli sviluppatori diventa quindi importante considerare le ricadute territoriali già nella fase di selezione dei siti, coinvolgendo amministrazioni, gestori delle infrastrutture e comunità interessate.
Impianti flessibili per evitare investimenti destinati a perdere valore
La rapidità dell’evoluzione tecnologica introduce ulteriori elementi di rischio nelle decisioni industriali.
I data center vengono progettati sempre più spesso per una vita utile di almeno trent’anni, un orizzonte temporale molto più lungo rispetto ai cicli di aggiornamento delle apparecchiature informatiche.
Lo studio raccomanda quindi di privilegiare soluzioni modulari, sistemi aggiornabili e infrastrutture predisposte per futuri aumenti della capacità computazionale.
Per quanto riguarda il raffreddamento, una progettazione flessibile può consentire il successivo passaggio da sistemi ad aria a tecnologie a liquido. Analogamente, la disponibilità di spazi e connessioni aggiuntive facilita l’installazione di nuove apparecchiature elettriche o sistemi di accumulo.
La stessa logica riguarda le reti di telecomunicazioni. Predisporre canalizzazioni, percorsi in fibra e capacità di interconnessione aggiuntive permette di sostenere la crescita della domanda senza ricorrere a interventi strutturali particolarmente onerosi.
La capacità di adeguamento influenza anche le valutazioni degli investitori, sempre più attenti al rischio che infrastrutture realizzate con grandi impieghi di capitale diventino tecnologicamente inadeguate prima della conclusione del loro ciclo economico.
Misurare la sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita
L’analisi evidenzia infine la necessità di ampliare i criteri utilizzati per valutare le prestazioni ambientali degli impianti.
Indicatori come il Power Usage Effectiveness (PUE), relativo all’efficienza energetica, e il Water Usage Effectiveness (WUE), che misura l’utilizzo di acqua, forniscono informazioni importanti sulle attività operative.
Tuttavia, strutture con indicatori simili possono produrre effetti differenti sui territori, in funzione della disponibilità locale di risorse, delle caratteristiche della rete elettrica e dei rischi climatici.
Il rapporto propone quindi di integrare queste misurazioni con indicatori relativi all’intero ciclo di vita delle infrastrutture, alle emissioni incorporate nei materiali, all’impronta idrica complessiva, alla biodiversità e alle conseguenze sulle comunità locali.
Circa tre quarti degli indicatori proposti non risultano ancora ampiamente adottati nelle pratiche di rendicontazione, pubbliche o private.
L’Unione europea dispone di uno dei quadri normativi più articolati in materia di obblighi di comunicazione delle prestazioni ambientali, grazie anche alla direttiva sull’efficienza energetica. Restano però differenze tra i mercati e lacune nella valutazione degli impatti indiretti.
Per gli operatori e gli investitori, disporre di informazioni più complete può migliorare la valutazione dei rischi e consentire un confronto più accurato tra progetti localizzati in territori diversi.
L’espansione delle infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale richiederà quindi una pianificazione coordinata delle reti digitali ed energetiche, della disponibilità di risorse e delle esigenze dei territori. In questo quadro, la capacità di interconnessione in fibra diventa uno degli elementi che determinano dove e con quali prospettive di sviluppo potranno essere realizzati i nuovi data center.








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